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gio, 19 gennaio 2012 14:58
Battono i tamburi di guerra: provocare l’Iran perché "spari il primo colpo"?
Battono i tamburi di guerra: provocare l’Iran perché "spari il primo colpo"? di Michel Chossudovsky Global Research 14/01/2012 Introduzione Mentre la possibilità di una guerra con l’Iran è riconosciuta nei servizi giornalistici degli Stati Uniti, le sue implicazioni regionali e globali sono solo superficialmente analizzate. Pochissime persone in America sono consapevoli od informate su quanto concerne la devastazione e la perdita di vite umane che si potrebbero verificare nel caso di un attacco contro l’Iran promosso dagli Stati Uniti e da Israele. I media sono coinvolti in un processo intenzionale di mimetizzazione e di distorsione. I preparativi di guerra secondo il paradigma "Global Strike", tutto accentrato e coordinato dal Comando Strategico degli Stati Uniti (STRATCOM), non sono presenti sulle prime pagine dei giornali, dove possiamo leggere invece notizie su questioni di interesse pubblico decisamente insignificanti, come quelle su scenari criminali a livello locale o le relazioni gossip dei tabloid sulle celebrità di Hollywood . La "Globalizzazione della Guerra", che prevede il dispiegamento egemonico di una formidabile forza militare USA-NATO in tutte le principali regioni del mondo, è irrilevante agli occhi dei media occidentali. In un più ampio panorama, le implicazioni di questa guerra sono banalizzate o sottaciute. Le persone sono portate a credere che la guerra faccia parte di un "mandato umanitario", e che l’Iran, così come gli alleati dell’Iran, in particolare Cina e Russia, costituiscano una implacabile minaccia per la sicurezza globale e per la "democrazia dell’Occidente". Mentre vengono usati i sistemi d’arma più tecnologicamente avanzati, le guerre degli Stati Uniti non sono mai presentate come "operazioni di killeraggio", che determinano pesanti perdite civili. Mentre l’incidenza dei "danni collaterali" viene riconosciuta, le guerre condotte dagli Stati Uniti sono annunciate come uno strumento indiscutibile di "consolidamento della pace" e di "democratizzazione". Questa idea contorta che fare la guerra è per "una giusta causa", si va radicando nell’intima coscienza di milioni di persone. Un quadro del "bene contro il male" mette in ombra la comprensione delle cause e delle conseguenze devastanti della guerra. All’interno di questa mentalità, la realtà e i principi sono capovolti. La guerra diventa pace. La bugia diventa verità. Il mandato umanitario del Pentagono e della NATO non può essere contestato. Nelle parole del presidente Obama, "nessuna opzione può essere presa in considerazione che sia esterna alla nostra agenda, che prevede solo il perseguimento dei cattivi soggetti." Predomina una dottrina inquisitoria simile a quella dell’Inquisizione spagnola. Alle persone non viene più concesso di pensare. L’Iran è un paese di quasi 80 milioni di persone. Esso costituisce un importante e significativo potere militare ed economico regionale. Possiede il dieci per cento delle riserve mondiali di petrolio e di gas, oltre cinque volte quelle degli Stati Uniti d’America. La conquista delle ricche risorse petrolifere iraniane è la forza trainante che investe l’agenda militare usamericana. Il petrolio e il gas dell’Iran sono il trofeo non dichiarato di una guerra a guida usamericana, che negli ultimi nove anni si trova sul tavolo di progettazione operativa del Pentagono. Mentre gli Stati Uniti sono sul piede di guerra, l’Iran è stato - per più di dieci anni - attivo nello sviluppare le sue capacità militari, nell’eventualità di un’aggressione promossa dagli Stati Uniti. Se dovessero scoppiare le ostilità tra l’Iran e l’Alleanza militare occidentale, questo potrebbe innescare una guerra regionale, che andrebbe ad estendersi dal Mediterraneo ai confini con la Cina, che potenzialmente potrebbe condurre l’umanità nel dominio di uno scenario da Terza Guerra Mondiale. Il governo russo, in una recente dichiarazione, ha avvertito gli Stati Uniti e la NATO che "se l’Iran dovesse essere trascinato in qualsiasi situazione avversa dal punto di vista politico o militare, questo costituirà una diretta minaccia alla nostra sicurezza nazionale." In buona sostanza, questo significa che la Russia si considera un alleato militare dell’Iran, e che la Russia agirà militarmente se l’Iran venisse attaccato. Dispiegamento militare L’Iran è l’obiettivo dei piani di guerra USA-Israele-NATO. Sono stati messi in campo avanzati sistemi d’arma. Forze speciali usamericane e alleate ed agenti dei servizi segreti sono già sul terreno all’interno dell’Iran. Droni militari degli Stati Uniti sono impiegati in attività di spionaggio e di ricognizione. Armi nucleari tattiche B61 "bunker buster" (distruggi bunker) sono candidate ad essere utilizzate contro l’Iran come rappresaglia per il suo presunto programma di armi nucleari. Ironia della sorte, nelle parole del ministro della Difesa usamericano Leon Panetta, l’Iran non possiede un programma di armamenti nucleari. "Stanno cercando di sviluppare un’arma nucleare? No!" Il rischio di un conflitto armato tra una coalizione a guida Stati Uniti-Israele e l’Iran è, secondo gli analisti militari israeliani, "pericolosamente vicino". È avvenuto un massiccio dispiegamento di truppe che sono state inviate in Medio Oriente, per non parlare del riposizionamento delle truppe usamericane e alleate in precedenza di stanza in Afghanistan ed Iraq. Novemila soldati statunitensi sono stati inviati in Israele per partecipare a quella che viene descritta dalla stampa israeliana come la più grande esercitazione bellica congiunta di difesa aerea della storia israeliana. Le manovre, indicate con "Austere Challenge 12", sono previste avvenire entro le prossime settimane. Il loro scopo dichiarato "è quello di testare i molteplici sistemi di difesa aerea israeliani e statunitensi, in particolare il sistema ‘Arrow (Freccia)’, che Israele nello specifico ha sviluppato con il concorso degli Stati Uniti per intercettare i missili iraniani." Rapporti suggeriscono anche un sostanziale aumento del numero di riservisti che vengono impegnati in Medio Oriente. Viene confermato che personale riservista dell’Air Force degli Stati Uniti è stato inviato presso le basi militari in Asia sud-occidentale (Golfo Persico). Dal Minnesota oltre 120 avieri tra piloti, navigatori, meccanici, ecc. sono partiti per il Medio Oriente, l’8 gennaio. Dalle basi in North Carolina e Georgia, personale riservista "è in attesa di essere dislocato con le proprie unità nei prossimi mesi". (Vedi fayobserver.com,18 dicembre 2011) In Medio Oriente, sono state inviate anche unità della riserva della Guardia Costiera degli Stati Uniti (Riservisti della Guardia Costiera diretti in Medio Oriente military.com, 5 gennaio 2012). Da questi rapporti locali, tuttavia, è impossibile stabilire il complessivo aumento di riservisti statunitensi dalle diverse divisioni delle forze armate degli Stati Uniti, che sono stati assegnati all’"operazione guerra all’Iran". In Medio Oriente sono stati inviati anche riservisti dell’esercito della Gran Bretagna. Truppe degli Stati Uniti verso Israele e il Golfo Persico In buona sostanza, Israele è diventato l’avamposto militare degli Stati Uniti. Le strutture di comando degli Stati Uniti e di Israele vengono integrati, con una stretta concertazione tra il Pentagono e il Ministero della Difesa di Israele. Un gran numero di truppe degli Stati Uniti sarà di stanza in Israele, una volta che i piani di guerra sono stati completati. L’assunzione di questo dispiegamento militare è l’allestimento scenico di un attacco aereo congiunto USA-Israele contro l’Iran. L’escalation militare verso una guerra regionale fa parte dello scenario militare: "Questa settimana, migliaia di soldati degli Stati Uniti hanno iniziato ad arrivare in Israele. ... molti sarebbero rimasti fino alla fine dell’anno come parte dell’integrazione in approntamento fra esercito degli Stati Uniti ed esercito di Israele (US-IDF) in vista di un impegno militare contro l’Iran e la sua possibile escalation in un conflitto regionale. Essi saranno affiancati da una portaerei statunitense. Gli aerei da combattimento dai suoi ponti condurranno missioni in coordinazione con aerei dell’aviazione di Israele. I 9.000 militari statunitensi che confluiranno in Israele nelle prossime settimane sono per lo più aviatori, squadre di intercettazione missilistica, marines, marinai, tecnici e funzionari dei servizi segreti. Anche Teheran sta camminando sul filo del rasoio. Vengono messe in scena manovre militari ogni pochi giorni per assicurare il popolo iraniano che i suoi dirigenti sono pienamente preparati a difendere il paese contro un attacco usamericano o israeliano contro il suo programma nucleare nazionale. Con questo stratagemma, le forze di terra, di mare e dell’aria dell’Iran sono mantenute costantemente all’erta bellica, pronte a contrastare qualsiasi attacco di sorpresa. Secondo il comunicato ufficiale, le manovre congiunte USA-Israele metteranno alla prova i sistemi multipli di difesa aerea israeliani e statunitensi contro razzi e missili in arrivo." (DEBKAfile, 6 gennaio 2012) Nel frattempo, il Pentagono ha inviato circa 15.000 soldati usamericani in Kuwait. Questi fanno parte di due brigate di fanteria dell’esercito e di un reggimento di elicotteri. Inoltre, di stanza nel mare Arabico, la Marina degli Stati Uniti sta utilizzando due portaerei con i loro rispettivi gruppi di attacco, la Carl Vinson e la John Stennis. (Debka, 13 gennaio 2012). I media occidentali hanno a malapena menzionato questi dispiegamenti di truppe: "L’ultimo dispiegamento [delle truppe statunitensi in Kuwait], che è stato annunciato senza eccessiva enfasi al pubblico, aggiunge un numero straordinario di truppe in linea con l’arsenale usamericano che ora sta circondando l’Iran letteralmente su tutti i fronti." (Russia Today, gli Stati Uniti appostano 15.000 uomini di truppa in Kuwait, 13 gennaio 2012) Questo massiccio dispiegamento di truppe statunitensi in Israele e negli Stati del Golfo ha qualche attinenza col ritiro e il riposizionamento delle truppe usamericane in precedenza di stanza in Iraq? Le truppe appostate in Kuwait opereranno sotto l’egida del Comando Centrale USA. Giochi di guerra Stanno per essere condotte in contemporaneo manovre navali e di difesa missilistica USA-Israele. Nel frattempo, l’Iran ha annunciato che nel mese di febbraio condurrà i suoi giochi di guerra proprio nel Golfo Persico. Si sta mettendo in atto un imponente spiegamento di truppe e di strutture militari avanzate. La Marina Reale della Gran Bretagna ha inviato il suo vascello da guerra di concezione più avanzata, il Type 45 destroyer HMS Daring, "progettato in modo da non potere essere individuato dai radar". Nel frattempo, anche la Repubblica islamica dell’Iran è sul piede di guerra. Le Forze Armate dell’Iran sono in una fase avanzata di preparazione per difendere i confini del paese e per lanciare una rappresaglia in caso di un attacco condotto da Israele e gli Stati Uniti. L’Iran ha completato un’esercitazione navale nei pressi dello Stretto di Hormuz della durata di 10 giorni nel mese di dicembre. Ora ha annunciato che sta progettando nuove manovre navali, nome in codice "Il Grande Profeta", il cui svolgimento è in programma a febbraio. I giochi di guerra di dicembre dell’Iran prevedevano i test di lancio di due sistemi di missili a lungo raggio, tra cui il Qadar (un potente missile mare-terra) e il Nour, un missile superficie-superficie. "Secondo fonti di stato iraniane, il Nour è un missile guidato e controllato, avanzato per eludere i radar e cercare il bersaglio’." (Vedere The Pentagon to Send US Troops to Israel. Iran is the Unspoken Target, Global Research, 4 gennaio 2012) "Inoltre, l’esercito iraniano ha riferito di numerosi altri test di lancio di missili a breve, a medio e lungo raggio .... le autorità iraniane hanno comunicato di test di lancio del missile Mehrab a medio raggio, terra-aria, in grado di eludere i radar." (Ibid) La domanda cruciale: il Pentagono, cercando di innescare deliberatamente uno scontro militare nel Golfo Persico, è alla ricerca di ottenere un pretesto e una giustificazione per scatenare una guerra totale contro la Repubblica islamica dell’Iran? Gli strateghi militari statunitensi ammettono che la Marina degli Stati Uniti si troverebbe in una posizione di svantaggio rispetto alle forze iraniane nel corridoio stretto dello Stretto di Hormuz: "Nonostante la sua potenza e la forza di impatto, la geografia opera letteralmente contro il potere navale statunitense nello Stretto di Hormuz e nel Golfo Persico. La relativa ristrettezza del Golfo Persico lo rende simile ad un canale, almeno in un contesto strategico e militare. Metaforicamente parlando, le portaerei e le navi da guerra degli Stati Uniti sono confinate in acque anguste o sono chiuse all’interno di acque costiere del Golfo Persico. ... Anche le simulazioni di guerra del Pentagono hanno dimostrato che una guerra nel Golfo Persico contro l’Iran si dimostrerebbe un disastro per gli Stati Uniti e per il suo esercito." (Mahdi Darius Nazemroaya, The Geo-Politics of the Strait of Hormuz: Could the U.S. Navy be defeated by Iran in the Persian Gulf?, Global Research, 8 gennaio 2012) Scatenare un incidente, pretesto per la guerra: provocare l’Iran a "tirare il primo pugno" L’amministrazione Obama è disposta a sacrificare una o più navi della Quinta Flotta, con conseguenti perdite massicce tra i soldati e i marinai, al fine di raccogliere l’appoggio dell’opinione pubblica per una guerra contro l’Iran per motivi di legittima difesa? Come documentato da Richard Sanders, la strategia di provocare un incidente pretesto per la guerra è stata usata in tutta la storia militare degli Stati Uniti. "Nel corso della storia, gli strateghi militari hanno usato varie forme di raggiro per ingannare i loro nemici. Poiché il sostegno dell’opinione pubblica è così cruciale per il processo di avviamento e conduzione della guerra, anche la popolazione a casa è soggetta a stratagemmi menzogneri. La creazione di falsi pretesti per giustificare l’entrata in guerra è un primo passo importante nella costruzione dell’appoggio pubblico per tali nefaste avventure. Forse la scusa più comune per la guerra è un attacco nemico apparentemente immotivato. Tali aggressioni, tuttavia, sono spesso fabbricate ad arte, istigate o deliberatamente si permette che avvengano. Esse vengono poi sfruttate per suscitare nella pubblica opinione solidarietà e vicinanza per le vittime, sono indispensabili per demonizzare gli aggressori e costruire un sostegno di massa alla "rappresaglia" militare. Come i bulli della scolaresca quando urlano aggressivi 'È lui che mi ha colpito per primo!', gli strateghi militari sanno che è irrilevante se l’avversario davvero 'ha tirato il primo pugno.' Fino a quando può sembrare che l’attacco sia stato provocato, il bravaccio riceve licenza di 'rispondere' con la forza. Bulli e pianificatori di guerra sono esperti nell’insultare, prendere in giro e minacciare i loro avversari. Se il nemico non può essere indotto a 'sparare il primo colpo', è abbastanza facile mentire su quello che è veramente successo. A volte, questo è sufficiente per giustificare un pestaggio all’interno del cortile della scuola o una guerra genocida. Tale stratagemma fraudolento è stato probabilmente impiegato da ogni potenza militare nel corso della storia. Durante l’Impero romano, "la causa per la guerra - casus belli - è stato spesso inventata per nascondere le vere ragioni per la guerra. Nel corso dei millenni, anche se le armi e le strategie di battaglia sono decisamente cambiate, lo stratagemma ingannevole di usare incidenti pretesto per fomentare la guerra è rimasto straordinariamente coerente." (Vedere How to Start a War: The American Use of War Pretext Incidents. Global research, 9 gennaio 2012) Pearl Harbor si distingue come il casus belli, il pretesto e la giustificazione per l’ingresso dell’America nella Seconda guerra mondiale. Il Presidente Roosevelt sapeva che Pearl Harbor sarebbe stato attaccato dal Giappone e non fece nulla per impedirlo. Ad una riunione del 25 novembre 1941 del consiglio di guerra, "le osservazioni del ministro della Guerra Henry Stimson esprimevano con franchezza l’opinione generale prevalente: ‘Il problema era come dovremmo manovrare [i Giapponesi] in modo da indurli a ... sparare il primo colpo, senza procurare un danno troppo grande a noi stessi’." (Vedere Patrick Buchanan, Did FDR Provoke Pearl Harbor? Global Research, 7 dicembre 2011). Alla vigilia dell’attacco, gli Stati Uniti stavano battendo i tamburi di guerra, mentre tenevano nascosto il fatto che "l’amministrazione di F.D. Roosevelt sapeva, ma si guardava bene dall’intervenire". "Un incredibile e massiccia copertura venne messa in pratica pochi giorni dopo l’attacco a Pearl Harbor, ... quando il Capo di Stato Maggiore ordinava la copertura sulla vicenda. ‘Signori’, dichiarava ad una mezza dozzina di ufficiali, ‘questo deve andare con noi nella tomba’." (John Toland, Infamy: Pearl Harbor and its Aftermath, Doubleday, 1982, p. 321). Secondo il professor Francis Boyle, con riferimento alla prova di forza in corso nel Golfo Persico tra la Marina degli Stati Uniti e l’Iran: "Ancora una volta, mi sembra di assistere ad una situazione simile a quella del 1941, quando F.D.Roosevelt ha sacrificato la Flotta del Pacifico e i suoi uomini a Pearl Harbor, tranne le portaerei, con lo scopo di ottenere il coinvolgimento degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale, nonostante il fervente desiderio del popolo usamericano e del Congresso a rimanerne fuori. Déjà vu, tutto come una volta. Ritorno al futuro." (Francis Boyle, 13 gennaio 2011, comunicazione all’autore via e-mail) In contrasto con gli eventi del novembre 1941, il Congresso degli Stati Uniti del 2012 è ampiamente favorevole ad una guerra contro l’Iran, e il popolo degli Stati Uniti è, come risultato della disinformazione dei media, in gran parte inconsapevole delle implicazioni devastanti di un attacco USA-Israele. Giustificazioni tematiche: demonizzare il nemico A prescindere dall’"incidente" in cui il nemico è istigato a "tirare il primo pugno", vengono addotte "giustificazioni tematiche" per demonizzare il nemico e giustificare un casus belli. Armi di distruzione di massa (WMD) e il cambio di regime nel caso dell’Iraq (2003), il sostegno ad Al Qaeda e gli attentati terroristici dell’11 settembre nel caso dell’Afghanistan (2001), il "cambio di regime" e la "democratizzazione" come nei casi della Jugoslavia (1999) e della Libia (2011). Queste, fra le altre, le giustificazioni tematiche per scatenare una guerra contro l’Iran: 1 L’Iran è accusato di sviluppare un programma di armi nucleari 2 L’Iran è uno "Stato canaglia", che sfida la "comunità internazionale" e costituisce una minaccia per il mondo occidentale 3 L’Iran vuole "cancellare Israele dalla carta geografica" 4 L’Iran è responsabile per il suo appoggio e la complicità negli attacchi terroristici dell’11 settembre 5 L’Iran è un paese autoritario e antidemocratico, quindi è giustificabile un intervento di "Impegno e Responsabilità alla Protezione" (R2P) al fine di instaurare la democrazia. [N.d.tr.: La dottrina RtoP o R2P della "responsabilità di proteggere" è stata elaborata nel 2001 da un gruppo di leader per i diritti umani di rilievo internazionale, riuniti nella Commissione internazionale sull’intervento e la sovranità degli Stati. Sotto il loro mandato, la Commissione ha cercato di affrontare la duplice sfida di conciliare la responsabilità della comunità internazionale ad affrontare massicce violazioni di norme umanitarie, con la garanzia del rispetto dei diritti sovrani degli Stati nazionali. La dottrina R2P ha ricevuto una rinnovata accentuazione nel 2004, quando il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha creato il "Gruppo ad alto livello su minacce, sfide e cambiamento". Il Comitato è stato creato per identificare le principali minacce per la comunità internazionale nell’ambito delle garanzie per la pace e la sicurezza, e per generare nuove idee sulle politiche e le istituzioni volte a prevenire o affrontare queste sfide.] Arabia Saudita e Stati del Golfo In caso di guerra con l’Iran, verrebbero coinvolti gli Stati membri della NATO, nonché i partner della NATO del "Dialogo Mediterraneo", tra cui i Cinque Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo, l’Arabia Saudita e la Giordania. L’Arabia Saudita e gli Stati del Golfo sono in possesso di un formidabile arsenale di armi, di aerei da combattimento F-15, di missili Patriot, di elicotteri Apache e di navi da guerra (made in USA); che verrebbero utilizzati contro l’Iran per conto della coalizione guidata dagli Stati Uniti. (Vedere The Gulf Military Balance in 2010: An Overview | Center for Strategic and International Studies) Gli Stati Uniti occupano più di 30 basi e strutture militari, tra cui una base navale in Bahrein, il quartier generale del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), con sede in Qatar, per non parlare delle sue installazioni militari in Pakistan, Turchia e Afghanistan (vedi cartina geografica) Secondo le prospettive di Washington, la Royal Air Force dell’Arabia Saudita è destinata ad agire su mandato dell’Aeronautica militare degli Stati Uniti, operativamente secondo il principio della "interoperatività". L’aviazione militare dell’Arabia Saudita è dotata di aerei da combattimento i più tecnologicamente avanzati, tra cui (fra gli altri) gli Eurofighter Typhoon, i Tornado IDS, gli F-15 e F-15E Eagle. Nel mese di ottobre 2010, Washington ha annunciato la sua più grande vendita di armi nella storia degli Stati Uniti, un acquisto di 60,5 miliardi dollari da parte dell’Arabia Saudita. Queste armi, anche se acquistate dall’Arabia Saudita, sono di fatto parte di un arsenale di armi gestito dagli USA, che deve essere utilizzato in stretto coordinamento e dopo consultazione con il Pentagono. Nel 2010 sono state negoziate massicce vendite di armi anche con gli Stati del Golfo. Si dovrebbe, comunque, sottolineare la riluttanza delle élite al governo in Arabia e negli Stati del Golfo ad una partecipazione attiva in una guerra regionale, che scatenerebbe inevitabilmente attacchi aerei di rappresaglia da parte dell’Iran. Escalation: verso un conflitto regionale più allargato Se dovessero essere lanciati attacchi aerei, l’Iran scatenerebbe ritorsioni con attacchi missilistici diretti contro Israele e contro le strutture militari statunitensi presenti nel Golfo Persico, nell’Iraq e in Afghanistan. L’Iran possiede l’ S 300, un sistema avanzato russo di difesa aerea. Questo è dotato di risorse missilistiche di medio e lungo raggio: i missili Shahab 3 e Sejjil hanno un raggio di azione di circa 2.000 km, consentendo loro di colpire obiettivi in Israele. Il Ghadr 1 ha un raggio di intervento di 1.800 km. (Vedere Haaretz, 28 settembre 2009) La guerra con l’Iran non sarebbe limitata a bombardamenti aerei. Potrebbe avere un seguito in un conflitto di terra con la Turchia, paese che sta svolgendo un ruolo strategico militare per conto della coalizione guidata dagli Stati Uniti ed Israele. Le forze di terra della Turchia sono dell’ordine di 500.000 uomini. Quelle dell’Iran sono dello stesso ordine di grandezza: 465.000 forze regolari. Le forze turche verrebbero impiegate nelle zone di confine con l’Iran e con la Siria del Nord. Il personale iraniano dell’aviazione militare e della marina militare si aggira rispettivamente sull’ordine di 52.000 e 28.000 uomini. (Vedere tabella sottostante) I Guardiani della Rivoluzione, che costituiscono in Iran una forza di élite, sono dell’ordine di 120.000 elementi. Inoltre, l’Iran ha una forza significativa paramilitare costituita da diversi milioni di uomini e donne chiamati Basij. Quindi, la guerra potrebbe coinvolgere anche la Siria (che è un alleato dell’Iran), la Palestina, il Libano e la Giordania, con la partecipazione delle fanterie siriane così come degli Hezbollah, che con efficacia hanno annullato Israele nella sua invasione del Libano del 2006. Secondo recenti sviluppi, l’Iran ha accresciuto le sue forniture militari alla Siria e in Libano. A sua volta, la Russia ha una base navale nel sud della Siria e accordi di cooperazione militare con la Siria e l’Iran comportano la presenza di consiglieri militari russi. La Russia sta dispiegando navi da guerra fuori della sua base navale a Tartus, compreso l’incrociatore portaerei lanciamissili Ammiraglio Kuznetsov. "Il dispiegamento ... segue la mossa degli Stati Uniti di far stazionare la portaerei George H.W. Bush, affiancata da un gruppo di battaglia formato dai cacciatorpediniere lanciamissili Truxtun e Mitscher" al largo delle coste siriane. (Vedere M. K. Badrakumar, Russia deploying warships in Syria - Indian Punchline, 21 novembre 2011) La Risoluzione 1929 del Consiglio di sicurezza dell’ONU (giugno 2010) aveva imposto un regime di sanzioni contro l’Iran, che conduceva a un blocco temporaneo della cooperazione militare tra l’Iran e la Russia, come pure con la Cina. Recenti sviluppi indicano che la cooperazione militare ha di fatto ripreso, in seguito al rifiuto esplicito del 31 dicembre 2011, sia da parte della Cina che della Russia, del regime di sanzioni economiche imposto in buona sostanza da Washington. In uno scenario di escalation militare, le truppe e/o le forze speciali dell’Iran potrebbero attraversare il confine con l’Afghanistan e l’Iraq. Dai tre teatri di guerra esistenti: Afghanistan-Pakistan (Af-Pak), Iraq, Palestina, lo scatenare una guerra contro l’Iran porterebbe a una guerra regionale integrata. L’intera regione Medio Oriente-Asia Centrale, che si estende dal Mediterraneo orientale al confine occidentale della Cina con l’Afghanistan e il Pakistan, divamperebbe, dalla punta della Penisola Arabica fino al bacino del Mar Caspio. Il Caucaso e l’ Asia Centrale: competizione fra Alleanze militari Quale sarebbe il coinvolgimento dei "partner" degli Stati Uniti nel Caucaso, in particolare della Georgia e dell’Azerbaigian? (Vedere Michel Chossudovsky, The Iran War Theater's "Northern Front": Azerbaijan and the US Sponsored War on Iran, Global Research, 9 aprile 2007). In Azerbaigian, il governo ha recentemente preso le distanze da Washington, e ha rifiutato la sua partecipazione ad esercitazioni militari congiunte con gli Stati Uniti. Si afferma che l’accordo strategico bilaterale USA-Azerbaigian abbia raggiunto un punto morto: "Il desiderio di Baku di non irritare Mosca sembrerebbe precludere ogni possibilità da parte dell’Azerbaigian di ospitare una struttura militare degli Stati Uniti .... (Azerbaijan: US Military Ties with Baku Are Stagnating - Experts | EurasiaNet.org, 25 aprile 2011). Per contro, il governo della Georgia sostiene direttamente lo sforzo bellico degli Stati Uniti contro l’Iran. Secondo ultime informazioni, il Pentagono sta finanziando la costruzione di ospedali militari da campo statunitensi in Georgia, da utilizzare nell’eventualità di una guerra con l’Iran. (Readies for War On Iran: US Builds Military Hospitals in Georgia, Global Research, 10 gennaio 2012) "Si tratta di pronto-soccorsi da 20 posti letto... Questo fa parte di un progetto statunitense. Sta iniziando nel Golfo Persico una grande guerra tra gli USA e l’Iran. Sono stati assegnati 5 miliardi di dollari per la costruzione di questi ospedali militari", così ha affermato Javelidze in un’intervista rilasciata al giornale georgiano Kviris Kronika (Notizie della settimana) ... La costruzione è prevalentemente a carico delle tasche statunitensi. Inoltre, in Georgia si stanno alacremente costruendo aeroporti... (Ibid) Ciò che ci fa capire il progetto di questi ospedali militari è che il Pentagono ha già stabilito logistiche dettagliate relative al trasferimento di militari statunitensi feriti sul campo di battaglia con l’Iran ai vicini ospedali militari in Georgia. Queste preparazioni avanzate suggeriscono che i piani di guerra sono in una fase veramente avanzata, e che sono già stati predisposti gli scenari relativi alle perdite militari. Le Alleanze militari: La Shanghai Cooperation Organization (SCO) e la CSTO Le Alleanze di contrapposizione militare all’asse USA-NATO-Israele sono la Shanghai Cooperation Organization (SCO) [Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione] e la Collective Security Treaty Organization (CSTO) [Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva]. La SCO comprende il Kazakistan, la Repubblica popolare di Cina, la Repubblica del Kirghizistan, la Federazione Russa, la Repubblica di Tagikistan e la Repubblica dell’Uzbekistan. La CSTO include sette repubbliche ex sovietiche, tra cui Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan. L’Iran ha lo status di osservatore nella SCO. L’Uzbekistan si è ritirato dall’accordo di cooperazione militare GUUAM promosso dalla NATO. Nel 2005 ha formalmente sfrattato gli Stati Uniti dalla base aerea del Karshi-Khanabad, conosciuta come K2 (U.S. Evicted From Air Base In Uzbekistan, Washington Post, 30 luglio 2005). Significativamente, nella Repubblica del Kirghizistan, il nuovo eletto Presidente Almazbek Atambayev (nel novembre 2011) ha dichiarato che ha intenzione di chiudere la base militare statunitense di Manas, quando scade il contratto di locazione. (Kyrgyzstan Says United States’ Manas Air Base Will Close - NYTimes.com, 1 novembre 2011) Quello che questi sviluppi suggeriscono è che le ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale hanno riaffermato il loro rapporto privilegiato con Mosca, che a sua volta ha portato al consolidamento del blocco militare SCO-CSTO. Egemonia militare mondiale degli Stati Uniti. Russia e Cina La partecipazione di Russia e Cina a fianco dell’Iran è già di fatto nella prospettiva di accordi di cooperazione prevalentemente militare, confermato questo dal trasferimento di sistemi d’arma e di relativa tecnologia in favore dell’Iran, dalla presenza di consiglieri militari russi, dalla formazione del personale, sia in Iran che in Siria. Inoltre, l’Iran ha lo status di osservatore nella SCO. Russia e Cina sono pienamente consapevoli che una guerra contro l’Iran è un trampolino di lancio verso una guerra più allargata. Entrambi i paesi sono presi di mira dagli Stati Uniti e della NATO. La Russia è minacciata sui suoi confini con l’Unione europea, con armi di distruzione di massa di USA-NATO puntate contro le principali città russe. Fatta eccezione della sua frontiera settentrionale, la Cina è circondata da basi militari statunitensi, dalla penisola coreana al Mar Cinese Meridionale. Sia la Cina che la Russia sono percepite da Washington come una "minaccia globale". La Cina è stata il bersaglio di minacce velate lanciate dal presidente Obama e dalla Segretaria di Stato Hillary Clinton. Il recente "National Defense Review", come annunciato dal ministro della Difesa Leon Panetta, prevede un bilancio della difesa allargato, al fine di contrastare la Russia e la Cina. Nell’ambito degli sviluppi della situazione, la Russia recentemente ha nominato vice primo ministro Dmitrij Rogozin, che ha avvertito Washington e Bruxelles che "Se qualcosa dovesse succedere all’Iran, se l’Iran dovesse essere trascinato in qualsiasi difficoltà politica o militare, questo costituirebbe una diretta minaccia alla nostra sicurezza nazionale". Crescita vertiginosa della spesa per la difesa negli Stati Uniti: l’ideologia "Big Dog" del Pentagono L’obiettivo di Washington è quello di stabilire il suo dominio militare sul mondo. Mentre la "guerra al terrorismo" e il contenimento degli "Stati canaglia" costituiscono ancora la giustificazione ufficiale e la forza motrice degli Stati Uniti, Cina e Russia sono stati etichettati in documenti dell’esercito e della Sicurezza Nazionale statunitensi come potenziali nemici: "... Le forze armate degli USA ... stanno cercando di dissuadere le potenze emergenti, come la Cina, dallo sfidare il dominio militare degli Stati Uniti." (Vedere Greg Jaffe, Rumsfeld details big military shift in new document, The Wall Street Journal, 11 marzo 2005) In che modo Washington intende raggiungere il suo obiettivo di egemonia militare globale? Attraverso la crescita vertiginosa delle spese per la difesa e con la continua crescita dell’industria statunitense degli armamenti, che richiedono una pesante compressione di tutte le categorie di spesa pubblica. Reso effettivo nel bel mezzo della più grave crisi economica della storia usamericana, l’aumento continuo delle spese per la difesa alimenta questa nuova corsa non dichiarata agli armamenti, in competizione con la Cina e la Russia, con una massiccia quantità di dollari di tasse incanalata verso gli appaltatori della difesa degli Stati Uniti. "L’obiettivo dichiarato è quello di rendere il processo di sviluppo di avanzati sistemi d’arma così costoso, che nessun altra potenza al mondo, come la Cina e la Russia, sarà in grado di competere o sfidare il "Big Dog" (il Cane Grosso), senza mettere a repentaglio la sua economia civile." (Michel Chossudovsky, New Undeclared Arms Race:, Global Research, 17 marzo 2005) Questa ideologia del "Big Dog", un termine coniato dal Pentagono, è una precondizione per la "Globalizzazione della Guerra". Si tratta di un programma diabolico per migliorare la macchina di morte usamericana attraverso lo smantellamento dei programmi sociali e l’impoverimento della gente negli Stati Uniti. "Al cuore di questa strategia sta la convinzione che gli Stati Uniti devono mantenere un vantaggio così grande nelle cruciali tecnologie [militari] che le potenze via via emergenti [Russia, Cina, Iran] concluderanno che sia troppo costoso per questi paesi anche il solo pensare di tentare di rincorrere il ‘grande cane’. Questi paesi realizzeranno che non vale la pena sacrificare la loro crescita economica", così si esprimeva un consulente della difesa che era stato ingaggiato per redigere sezioni del documento. (Greg Jaffe, Rumsfeld details big military shift in new document, The Wall Street Journal,11 marzo 2005) Allegato La Repubblica Islamica di Iran: risorse militari Popolazione totale: 77.891.220 [2011] Forza lavoro disponibile: 46.247.556 [2011] Idonei al servizio militare: 39.556.497 [2011] In età di servizio militare: 1.392.483 [2011] Militari in attività: 545.000 [2011] Attivi nella riserva: 650.000 [2011] Fanteria Carri armati: 1.793 [2011] Veicoli da combattimento corazzati per trasporto truppe (APC/IFV): 1.560 [2011] Artiglieria trasportata: 1.575 [2011] Semoventi d’artiglieria: 865 [2011] Sistemi lancia missili: 200 [2011] Mortai: 5.000 [2011] Armi anti carro: 1.400 [2011] Armi anti aereo: 1.701 [2011] Veicoli logistici: 12.000 Forza aerea Aerei da combattimento: 1.030 [2011] Elicotteri: 357 [2011]
gio, 19 gennaio 2012 13:48
BOLIVIA : McDonald´s fallisce e chiude
McDonald´s se ne va dalla Bolivia e chiude tutti i suoi locali per fallimento Dopo 14 anni di presenza nel paese e nonostante le campagne pubblicitarie, la catena di fast-food si è vista obbligata a chiudere gli otto ristoranti che manteneva aperti nelle tre principali città del paese: La Paz, Cochabamba e Santa Cruz de la Sierra. Si tratta del primo paese latinoamericano che rimarrà senza McDonald´s e il primo paese nel mondo dove l’azienda chiude per i suoi conti in rosso da più di un decennio. L’impatto è stato così forte per creativi e capi di marketing, che è stato prodotto un documentario dal titolo: "Perché McDonald´s ha fallito in Bolivia", in cui si cerca di spiegare le ragioni che hanno spinto i boliviani a continuare a preferire le empanadas agli hamburger. Rifiuto culturale Il documentario include interviste a cuochi, sociologi, nutrizionisti, educatori, che convergono tutti su un identico fattore: il rifiuto non è degli hamburger o del loro gusto, il rifiuto è nella mentalità dei boliviani. Tutto dimostra che il "fast food" è, letteralmente, l’antitesi del concetto boliviano di come si deve preparare il cibo. In Bolivia, il cibo per essere buono deve avere oltre al gusto e all’igiene, molto tempo di preparazione. In questo modo un consumatore valuta la qualità di quello che mette nello stomaco: anche per il tempo impiegato a prepararlo. I nordamericano hanno infine concluso che il fast food non è cibo per questa gente.
Immagini da internet inserite da amici di Cuba gruppo" Italo Calvino" Piombino sab, 14 gennaio 2012 13:26
Eduardo Galeano: nel mondo è impossibile essere neutrali
Eduardo Galeano: nel mondo è impossibile essere neutrali Lo scrittore dell’Uruguay, Eduardo Galeano, ha affermato che è impossibile essere neutrali in un mondo che si divide tra indegni ed indignati. “O si è indegni o si è indignati”, ha sottolineato in un breve dialogo con la stampa, al suo arrivo a l’Avana, dopo 10 anni d’assenza, invitato dalla Casa de Las Americas, dove la prossima settimana inaugurerà il cui 53° Premio Letterario. “La crisi che sta soffrendo il pianeta ha portato molti ad accettare cose inaccettabili, portandoli all'indegnità. È per questo motivo che sorgono i movimenti come quello degli indignati, che, all'improvviso, diventano pericolosamente contagiosi in molti paesi”, ha detto. “Nessuno può contrastare la capacità di contagio che ha l'indignazione”, ha aggiunto, riferendosi ai movimenti sociali sorti in varie nazioni, per protestare contro la disuguaglianza e la disoccupazione. In ogni parte si respira un'energia di cambiamento, che cerca di manifestarsi. Le sinistre sono in ogni luogo e i processi di cambiamento che si realizzano veramente, crescono lentamente dal basso verso l'alto, dall’interno verso l’esterno. A volte sono silenziosi, quasi segreti, ma esistono in ogni parte”. “Torno a Cuba, senza essermene mai andato, perché quest’Isola è sempre viva dentro di me, nelle mie parole, nelle mie azioni e nella mia memoria, una memoria viva di tutto quello che ho ricevuto da lei”, ha affermato. “Non ho mai nascosto la mia ammirazione per questa Rivoluzione, esempio di dignità nazionale e di solidarietà in un mondo dove il patriottismo è un diritto negato ai paesi piccoli e poveri”, ha aggiunto. “Non ho mai conosciuto nella mia vita un paese tanto solidale come questo, nessuna Rivoluzione tanto disposta verso gli altri come questa”, ha detto ancora, e riferendosi al suo vincolo con Casa de Las Americas, ‘la mia Casa’, ha ricordato che agli inizi fu un amore poco corrisposto. “Ricordo quando scrissi ‘Le vene aperte’... per arrivare in tempo al concorso letterario. Tanto sforzo, ma persi nella competizione”, ha sorriso. Premiato in tre occasioni, ora è tornato a Cuba e alla Casa, anche per presentare il suo libro “Espejos. Una historia casi universal”, Premio d’Onore di Narrativa Josè Maríi Arguedas 2011. (Frammento- PL/ Traduzione Granma ) gio, 29 dicembre 2011 13:05
L'uovo del serpente![]() L'uovo del serpente Frei Betto* Non è necessario essere economista per notare la grave turbolenza che colpisce l'economia globalizzata. Se frena la locomotiva, sbattono i vagoni, paralizzati nel loro procedere. Ed il Brasile, nonostante il suo PIL di US $250 mila milioni, ancora è un vagone… Ogni anno, dal 1980, mantengo la maratona di una settimana di incontri in Italia. Dal principio di questo nuovo millennio erano evidenti i sintomi che la prossima generazione non avrebbe goduto dello stesso livello di benessere degli ultimi venti anni. Nessuna economia poteva sopportare un simile consumismo e la crescente monopolizzazione della ricchezza. Ora la realtà lo comprova. La carrozza della Cenerentola si trasformò in una zucca. L'Unione Europea affoga nel pantano… Sono molte le cause dell'attuale crisi economica. Segnalarle con precisione è compito degli economisti che non coltivano la religione dell'idolatria del mercato. Come profano che sono nel tema, mi arrischio a dare la mia opinione. Dagli anni 80 la speculazione si allontanò dalla produzione. Il mondo si trasformò in un casinò globale. Senza passaporto né visto, milioni di dollari continuano danzando liberamente, giorno e notte, alla ricerca di investimenti redditizi. Mentre il PIL del pianeta è di US $620 mila milioni, il baule del casinò è di US $600 miliardi. La famosa bolla… Evviva il denaro senza peso! La logica del lucro supera quella della qualità di vita. La stabilità dei mercati è, per i governi centrali, più importante che quella dei popoli. Salvate il denaro, e non le vite umane. Tutti sappiamo come è stata raggiunta la prosperità dell'Europa occidentale. Per evitare il pericolo del comunismo si impiantò lo Stato di benessere sociale. Si accordarono lo Stato fornitore ed i diritti sociali. Si diminuì la disuguaglianza sociale e le famiglie dei lavoratori passarono ad avere accesso alla scolarità, all'assistenza sanitaria, all’auto ed a una casa propria. In contropartita, per non colpire la robustezza del capitale, si aggiornarono le relazioni lavorative, si disattivò la lotta sindacale, affondò la sinistra. Tutto indicava che la prosperità che chiamava alla porta, arrivava per rimanere. Non è stata data la dovuta importanza ad un piccolo dettaglio aritmetico: se ci sono due galline per due persone, ed una di queste si appropria di entrambe le galline, l'altra rimane senza niente… E quando colpisce la fame chi non ha niente invade lo spazio di quello che accumulò troppo. In questo modo i poveri del mondo, attratti dal nuovo Eldorado europeo, andarono via alla ricerca di un luogo sotto il sole. Perfetto: Europa, come gli USA, necessitava di chi, a basso costo, pulisse uffici, curasse il giardino, lavasse le automobili… L'onda migratoria si vide rinforzata con la caduta del muro di Berlino. La democrazia politica arrivò all’Est europeo senza la democrazia economica. Mentre migliaia di genti prendevano la rotta verso una vita migliore in Occidente, i suoi governi credevano che per arrivare al paradiso fosse necessario entrare nella zona dell'euro. L'Europa ha collassato. Di chi è la colpa? Ora risulta che il crimine dei colletti bianchi non è stato incolpato. Chi è stato punito per la crisi nordamericana nel 2008? I disboscatori del Brasile non stanno essendo amnistiati dal nuovo Codice Forestale? Esistono colpevoli. Ma ora tutti si nascondono sotto lo scudo dell’FMI. E noi, i brasiliani, sappiamo bene come questo grande inquisitore dell'economia punisce a chi commette eresie finanziarie: riduzione dell'investimento pubblico, bastone fiscale, disoccupazione, aumento di imposte, restrizione dei diritti sociali, punisce i paesi con deficit pubblico, etc. È tanta la sfacciataggine che il pacchetto dell’FMI include meno democrazia e più interventismo. Quando Papandreu, primo ministro della Grecia, propose di realizzare un plebiscito per ascoltare la voce del popolo, l’FMI vietò la proposta, depose detto governante e nominò a Papademos, un tecnocrate, al suo posto. Anche il governo dell'Italia è stato occupato da un altro tecnocrate. Come se il fine della crisi dipendesse da una soluzione numerabile. La storia recente dell'Europa insegna che la crisi sociale è l'uovo del serpente, colpito dal fascismo. Soprattutto quando la crisi non è di un paese bensì di un continente. Poco si guadagna con che ci siano mobilitazioni in un paese; è necessario che si espandano per tutta l'Europa. Ma come sarà possibile, se non esiste oramai un sindacalismo combattivo né partiti progressisti? Le mobilitazioni del tipo ‘Occupi Wall Street ' servono per denunciare, non per proporre, se non ci fosse un progetto politico. Chi si lamenta del presente e teme il futuro corre il rischio di rifugiarsi nel passato, nel quale abitano i fantasmi di Hitler e di Mussolini. *è un famoso teologo della liberazione brasiliano Prensa Latina
ven, 23 dicembre 2011 21:54
Il XIII Congresso del Fronte Polisario- El XIII Congreso del Frente POLISARIO
Il XIII Congresso del Fronte Polisario di Haddamin Moulud Said 16/12/11 Da ieri 15 dicembre 2011 e nel corso dei prossimi quattro giorni, il Fronte Polisario tiene la sua tredicesima Conferenza Generale a Tifariti, una cittadina nei territori liberati del Sahara Occidentale, dove la Repubblica Saharawi esercita la sua sovranità. I partecipanti saranno 2100, oltre 300 ospiti stranieri arriveranno da Algeria, Mauritania, Sud Africa, Nigeria, Angola, Parlamento europeo, Spagna, Italia, Belgio, Portogallo, Slovenia, Ucraina, Ungheria, Russia, Brasile, Messico, Colombia, Cuba, Venezuela, Salvador e Timor Est. Bisogna dire che dopo 38 anni di vita, il Fronte Polisario si prepara a festeggiare il suo tredicesimo Congresso. Dal Congresso Nazionale Africano (ANC) infatti, ha tenuto più di cinque conferenze in questi ultimi anni. Neanche l'OLP ha organizzato tanti congressi come il F. Polisario. Tuttavia, la situazione geopolitica regionale e internazionale nella quale si celebra questo XIII Congresso, è estremamente delicata. Ed è caratterizzata da due note specifiche. A livello regionale, la presenza di venti di libertà che corrono per tutta la scena araba, soprattutto nel Nord Africa e a livello internazionale, un insolito intervento della NATO guidato più da una insaziabile sete di petrolio, che dal desiderio di diffondere i valori della libertà e della democrazia nel mondo (l'intervento in Libia per rovesciare una dittatura, in Bahrain per sostenere un'altra dittatura). Sull'incontro di queste due note il Polisario tiene il suo congresso con la speranza di una migliore protezione dagli effetti nocivi di questa intersezione. A livello regionale il Polisario, da un lato, deve trovare una formula che gli permetta di sfruttare a suo favore la libertà che si respira oggi in Egitto e Tunisia, per esporre meglio in quei territori un tempo proibiti la Giusta Causa su cui si basa la sua lotta. E dall'altro, deve intraprendere le riforme interne necessarie per incorporare nella propria struttura le generazioni più giovani che, imitando i coetanei arabi, cominciano a rivendicare nei propri campi profughi, la loro partecipazione al processo decisionale. A livello internazionale, il ruolo della Francia, sia in Libia che in Siria, è visto come una dolorosa esibizione di cinismo. Disgraziatamente, la Francia che reclama la libertà e la democrazia in Siria e interviene militarmente in Libia, quella stessa Francia permette che il Marocco continui a violare il diritto internazionale nel Sahara Occidentale. La sua 'Grandeur' si trasforma in una vera e propria mancanza di compassione umana o cristiana, se si preferisce, in quanto la Francia utilizza il proprio potere di veto per impedire nel Consiglio di Sicurezza, la semplice implementazione di un meccanismo di monitoraggio dei diritti umani nel Sahara occidentale. Per quanto riguarda la Spagna, nel 2004 Polisario propose all'allora nuovo governo di Zapatero, due opzioni: A) - Appoggiare la causa Saharawi nei fori internazionali, così come il Portogallo con la sua ex colonia di Timor Est B) .- Non fare nulla e mantenere la tradizionale politica spagnola di neutralità (che più o meno, è quello di nascondere la testa sotto la sabbia ogni volta che si parla di Sahara occidentale nelle sedi internazionali). Bene, nei loro insopportabili sette anni di mandato, Zapatero e Moratinos non hanno fatto né l'uno, né l'altro. Quello che hanno fatto è stato di gran lunga peggiore: si sono apertamente e spudoratamente allineati con il Marocco, sia alle Nazioni Unite, sia sul caso Haidar. Allo stesso modo il Polisario pensa che la pessima posizione assunta da Zapatero abbia avuto il suo peso nella recente e fortemente influenzata dalle condizioni economiche, disputa elettorale. Da qui la necessità di imbastire una nuova strategia al fine di ripristinare alcune relazioni che sono state assolutamente disastrose. In ogni caso, si spera che il PP come minimo ritorni alla neutralità che ha caratterizzato la posizione ufficiale della Spagna nell'ONU (che, insistiamo, ha sempre messo la testa sotto la sabbia quando si è trattato di parlare del Sahara occidentale). Il XIII Congresso del Polisario si celebra in circostanze di accelerata trasformazione internazionale Tifariti (Territori Liberati) - Il Presidente della Repubblica Saharaui, Mohamed Abdelaziz, Segretario Generale del Fronte Polisario, ha informato che questo giovedì il XIII Congresso del Fronte Polisario si celebra in circostanze di accelerata trasformazione internazionale e che l'intifada dell'indipendenza nei territori occupati continua. Il Presidente, nel suo discorso pronunciato all'apertura del Congresso, ha detto: "Le circostanze nelle quali si celebra il tredicesimo Congresso del Polisario sono il prodotto di una continua trasformazione avvenuta negli ultimi quattro anni, tuttavia questi movimenti e cambiamenti si sono incrementati in maniera significativa ed influente negli ultimi due anni". Sul piano internazionale, il Presidente Mohamed Abdelaziz ha parlato dell'acutizzarsi delle crisi politiche, sociali ed economiche, senza che i fulcri di tensione nei distinti continenti abbiano dato cenno a diminuire. In questo contesto, queste crisi, hanno come diretta conseguenza guerra e distruzione, come una maggiore diffusione del crimine organizzato, l'aumento della povertà, la disoccupazione e l'immigrazione illegale." Gli effetti della crisi economica "minacciano" le principali economie del mondo, il crollo dei governi e dei loro paesi. "L'aggravamento di questa crisi, avrà senza alcun dubbio un forte impatto sui fondi destinati alla spesa di sviluppo in generale e verso l'assistenza umanitaria in particolare, come il Programma Mondiale degli Alimenti". Il Presidente Mohamed Abdelaziz sottolinea che questa situazione ha favorito il proliferare di armi e l'aumento della minaccia terroristica nella regione. "Dopo che il paese saharawi è stato vittima del terrorismo di Stato perpetrato dal Regno del Marocco dalla sua invasione del territorio nell'ottobre del 1975, oggi si trasforma anche in vittima del terrorismo internazionale dopo il sequestro dei tre cooperanti europei". Ha condannato con fermezza i vigliacchi attentati "terroristi" promettendo che il Governo della Repubblica Democratica Araba Sahrawi ed il Fronte Polisario useranno tutti i mezzi a disposizione per liberare i tre cooperanti rapiti, due spagnoli ed un'italiana. La notte del 22 di ottobre, infatti, un gruppo di uomini armati ha attaccato la residenza per stranieri a Rabuni e ha rapito gli spagnoli Ainoa Fernández e Enrique Gonyalons e l'italiana Rossella Urru. El XIII Congreso del Frente POLISARIO Desde ayer, 15 de diciembre de 2011, y durante los próximos cuatro días, el Frente POLISARIO, celebra su décimo tercer Congreso General, en Tifariti, localidad situada en la zona liberada del Sahara Occidental, donde la República Saharaui ejerce su plena soberanía. Se espera la asistencia de 2100 congresistas, además de 300 invitados extranjeros procedentes de Argelia, Mauritania, Sudáfrica, Nigeria, Angola, Parlamento Europeo, España, Italia, Bélgica, Portugal, Eslovenia, Ucrania, Hungría, Rusia, Brasil, México, Colombia, Cuba, Venezuela, Salvador y Timor Leste. Conviene adelantar que en 38 años de vida, el F. POLISARIO, se dispone a celebrar su décimo tercer Congreso. El Congreso Nacional Africano (ANC), por ejemplo, no llegó a celebrar más de cinco congresos en sus muchos años de vida. Tampoco, la OLP, ha organizado tantos congresos como el F. POLISARIO. Sin embargo, la situación geopolítica regional e internacional en la que se celebra este XIII Congreso es sumamente delicada. Y viene caracterizada por dos notas específicas. A nivel regional, la existencia de unos vientos de libertad que recorren todo el mapa árabe y, especialmente, el Norte de África y, a nivel internacional, un inusitado intervencionismo de la OTAN guiado, más por una insaciable sed de petróleo, que por el deseo de expandir los valores de libertad y democracia en el mundo (intervención en Libia para derrocar a una dictadura ‘versus’ intervención en Bahrein para sostener otra dictadura). En la intersección de ambas notas, el POLISARIO, celebra su congreso con la esperanza de protegerse mejor de los efectos perniciosos de esa intersección. A nivel regional, el POLISARIO, por un lado, debe encontrar la fórmula que le permita aprovechar, a su favor, la libertad que hoy se respira en Egipto o Túnez para exponer mejor, en esos territorios antaño vedados, la Causa Justa por la que mantiene su lucha. Y, por otro lado, debe acometer las reformas domésticas necesarias para incorporar a sus estructuras, a las generaciones jóvenes que, imitando a sus pares árabes, empiezan a reivindicar, en los propios Campamentos de Refugiados, su participación en la toma de decisiones. A nivel internacional, el protagonismo de Francia, tanto en Libia como en Siria, es visto como una dolorosa exhibición de cinismo. Desgraciadamente, la Francia que clama por la libertad y la democracia en Siria e interviene militarmente en Libia, esa misma Francia, es la que permite que Marruecos siga violando la legalidad internacional en el Sahara Occidental. Su ‘Grandeur’ se torna en una auténtica falta de compasión humana o cristiana, si se prefiere para el caso, cuando Francia utiliza su poder de veto para impedir, en el Consejo de Seguridad, la simple implementación de un mecanismo de supervisión de los Derechos Humanos en el Sahara Occidental. En lo que respecta a España, ya en el año 2004, el POLISARIO, propuso, al entonces, nuevo gobierno de Zapatero, dos opciones: A).- Convertirse en el adalid de la Causa saharaui en los foros internacionales, tal y como hizo Portugal con su ex colonia Timor Leste; B).- No hacer nada y mantener la tradicional política española de la neutralidad (que, más o menos, consiste en esconderse debajo de la mesa cada vez que se menciona el Sahara Occidental, en los foros internacionales). Pues bien, en sus insufribles siete años de mandato, Zapatero y Moratinos, no han hecho ni lo uno ni lo otro. Lo que han hecho ha sido muchísimo peor: alinearse abierta y descaradamente con Marruecos, sea en la ONU, sea en el caso Haidar. Así, el POLISARIO, calcula que esa pésima posición adoptada por Zapatero, también, ha tenido su peso en la reciente, y muy marcada por lo económico, disputa electoral. De ahí la necesidad de hilvanar una nueva estrategia para reconducir unas relaciones que han sido absolutamente desastrosas. En todo caso, se espera que el PP, como mínimo, vuelva a la neutralidad que ha caracterizado la posición oficial de España en la ONU (que, insistimos, básicamente consiste en esconderse debajo de la mesa cuando se habla del Sahara Occidental) Haddamin Moulud Said. Fuente: SaharaLibre.es http://www.saharalibre.es/modules.php?name=News&file=article&sid=5424 ![]() dom, 18 dicembre 2011 11:10
Lettera ad un cadavere a 5 anni dalla morte di Pinochet
Foto di Pinochet, Criminale assasssino fascista Lettera ad un cadavere a 5 anni dalla morte di Pinochet di Carlos Osorio Lì ti vedemmo alcune volte (ti ricordo che sei nel novero dei dittatori) indossando spalline dorate ed uniformi vellutate conferite nel falso onore e falsa dignità di un soldato golpista che servivano da scudo per coprire la tua minuscola statura nelle apparizioni pubbliche in cui non hai mai nascosto i miserabili insegnamenti della Westpoint (accademia militare USA, ndt.), rendendo evidente la tua segreta e occulta traiettoria, che non ha mai guardato in faccia coloro che divennero i tuoi nemici interni, in una guerra sporca, vittime di battaglie immorali e inumane di bassa intensità, che tu con piacere praticavi.Così sei rimasto segnato nella storia dell'umanità; icona dei sanguinari, falso Messia. Miserabile personaggio e sanguisuga d’orrore. Erano i tuoi primi passi per scalare il podio dei codardi, quelli che, tra l'altro, si coprono le spalle, guardano con sospetto, e soprattutto, articolano la menzogna e l'inganno, adeguano le posizioni, per tradire in questo modo i codici della decenza, alla ricerca di ambiziose gesta che dietro pianificano. Era il tuo caso e quello di altri. Lì, ancora una volta ti abbiamo visto, blindato dalla truppa di ruffiani della stessa razza, mostrando per la prima volta gli occhiali scuri che non solo ti proteggevano dalla tragedia che senza disgusto inauguravi, ma che ti erano necessari anche per nascondere le tue intenzioni e intimidire coloro che ti avevano scoperto. Furono un velo che occultarono i più oscuri propositi di questo film dell’orrore, di quella lunga campagna dittatoriale che hai imposto e hai mantenuto nel corso delle delicate decadi di questo paese frastornato. Sicuramente anche coloro che prima ti accompagnarono nella macelleria e che oggi sfilano con il grembiule insanguinato, a volto coperto, in quel sinistro e delirante funerale con il quale ti ossequiarono, sentono nelle loro ossa e nelle loro menti da carogne, la stessa arrogante necessità di occultare il loro vergognoso carico di menzogne ed inganni da te ereditato. Ma neppure loro riuscirono a liberarti, anche se avevano scommesso sulla pioggia di proiettili furibondi per il tirannicidio. Lì, le lenti non bastarono a proteggerti dalla giustizia popolare; in quella occasione contavi sui blindati e sulla protezione del grembo della vergine protettrice delle tue preghiere, salvando la tua putrida pelle che copriva il sangue marcio, che quando svanì, fece chiudere i tuoi occhi codardi dietro il vetro blindato e il mantello della fortuna. Poi è arrivata la vendetta e le tue lenti e la tua maschera di infamia e di supposto coraggio tornarono a risplendere; ancora una volta, hai ordinato l’assassinio di cileni, con le vene piene di ira, quelle che solo gli assassini rabbiosi hanno, anche dopo la loro miserabile la morte.illegittima che feristi con violenza, attribuendoti la carica di senatore a vita e regalandoti tutta l’impunità necessaria. Lì hai sentito che il mondo si inginocchiava ai tuoi piedi e hai pensato che, trasformandoti in statista da quattro soldi che neppure i racconti danteschi avevano mai immaginato, avresti potuto salvarti dalle corti di giustizia. E come ti sei sorpreso quando ti sei reso conto che la giustizia, per la prima volta, minacciava le tue manie di magnanimo, rinchiuso nella tua bolla di impunità e camuffato da vile soldato che si rinfresca al vento europeo. Adesso il mondo ti guardava in faccia, chiedendoti di contare i tuoi assassinii, e di farlo in un tribunale più vero dei tuoi. Già sottoposto al verdetto del ripudio, epoca nella quale ricoprivi la tua mediocre e consumata morfologia da gorilla, travestito da civile e decorato, sei apparso come il nonno bonario, di nuovo tornato a nascondere il tuo passo infido; ora lo facevi con il giubbotto antiproiettile previsto dalla costituzione Ma nuovamente sei scappato alla condanna grazie alla protezione ed alle menzogne degli allegri opportunisti del governo di transizione, che si trasformarono in guardie pretoriane per proteggere la tua integrità di maledetto tiranno nano, e tra le altre cose, per prestarti il trucco dell’oblio con diversi accessori e mezzi di protezione difendendo tutti i tuoi misfatti e tutte le vicende di ex comandante dei torturatori.Poiché il bel cofanetto di legno che contiene i tuoi resti fascisti e che lascia vedere, nonostante l’infamia che porti, gli stessi occhiali del tradimento e le stesse medaglie d’onore codardo (da strapparti senza poter prenderti), sono e saranno il miglior ritratto di assassino che regaleremo affinchè si rendano conto e ti bracchino. Quanta immondizia! Oggi muori ancor più canaglia e torni a provare a farla franca; oggi non solo ti protegge il prete vescovo con la sua tonaca e sacramenti, macchiato di simpatia verso l’eredità dei tuoi crimini, proporzionali ai loro figli che cadono in disgrazia. Oggi la comunione ti libera dai peccati, secondo quanto sostiene la predica reazionaria. Ma renditi conto che non ti libererai mai della memoria e del giudizio di coloro che in questi giorni vediamo nella tua astuta fuga, la necessità di continuare a lottare per la tua condanna. E che lo sappiano anche i nostri figli (non dubitarne). Oggi la cappella è ardente, lo so. E tu continui a proteggerti con il fuoco che ti farà bruciare in eterno nella casa dei disprezzati. Dicono bene che la tua ignobile morte alla fine vinse la giustizia, che il tuo cadavere non trovò miglior strategia di volare a bassa quota, protetto dallo stesso elicottero puma protagonista di così tante luttuose storie di questa patria ferita. E sì, credi in questo momento di fare il tuo ultimo vile giro, la tua carovana di morte verso la cremazione che credi definitiva. Ma ti dico che non sarà così. Perché, nonostante la tua apocalittica e rapida fuga, con la tua malizia di vile satrapo e perfido parassita, neppure i vermi che ti aspettano con desiderosa nausea, saranno disposti ingoiarsi il tuo racconto. Lascia che ti dica che neppure credo possibile che la tua comparsa con quegli idioti trucchi di collocarti su qualche mediocre piedistallo, ci possa ingannare, perché di te non ci sarà traccia, nascondiglio o rifugio che valga. I tuoi imbrogli di fuga furtiva, ancora una volta, non ci fermeranno da continuare a lottare e congratularci per il fatto che, nessun angolo del mondo civilizzato, nè alcuna strada o miserabile vicolo cieco, porterà il tuo nome.
www.resistenze.org immagini da internet inserite da amici di Cuba gruppo "Italo Calvino"Piombino sab, 17 dicembre 2011 22:46
Incontro Internazionale dei Diritti Umani in Solidarietà con l’Honduras![]() Incontro Internazionale dei Diritti Umani in Solidarietà con l’Honduras
Fratelli e sorelle, Compagni e compagne, Il nostro saluto a tutti e tutte, Con la speranza e la voglia di continuare a costruire un Honduras in cui noi non siamo statistiche in aumento per violazione dei diritti umani, cercando soluzioni alla grave situazione umanitaria nella regione di lotte contadine della Valle dell’Aguán, stiamo facendo confluire gli sforzi di varie organizzazioni, affinché ci si riunisca sempre più tra honduregni ed honduregne per riesaminare le realizzazioni collettive di giustizia, dignità e vita, potendo fare affidamento sulla solidarietà internazionale, che ci riempia d’incoraggiamento, di tenerezza e ci renda forti nell’affrontare la sistematica violazione dei diritti umani, la militarizzazione e il saccheggio. Ci fa molto piacere invitarvi a partecipare all'Incontro Internazionale dei Diritti Umani in Solidarietà con l’Honduras, che si svolgerà nel BajoAguán, dipartimento di Colòn, Honduras, dal 17 al 20 febbraio 2012. In questo Incontro Internazionale ci proponiamo di: - Evidenziare la continuità del colpo di Stato in Honduras e la sua espressione in tutto l'apparato istituzionale, responsabile dell'impunità e dell'acutizzazione della violenza statale. - Rafforzare i vincoli solidali e di fratellanza tra lotte e popoli del mondo, a partire dall'azione comune dinnanzi alla grave situazione di violazione dei diritti umani in Honduras. - Rendere visibile e denunciare la situazione di violazione dei diritti umani in Honduras, specialmente nel Bajo Aguán. - Comprendere il vincolo tra militarizzazione, multinazionalizzazione, lotta per la terra e violazione dei diritti umani nella regione e nel paese. Prima e dopo l'Incontro e nell’ambito di questa convocazione, si realizzeranno Brigate Nazionali ed Internazionali di Solidarietà presso le comunità ed insediamenti che vivono le condizioni più gravi. Tali Brigate di Solidarietà si costituiscono a partire dalla convinzione che la creatività, l'affetto attivo e la collettività vitale, abbiano il potere di smontare la cultura della violenza che sostiene la logica militare. Svolgeranno compiti di prevenzione e protezione dei diritti umani negli insediamenti delle varie organizzazioni contadine sottoposte a repressione e sterminio. I periodi di permanenza delle brigate di solidarietà saranno definiti tra le persone delegate e l'Osservatorio. Vi ricordiamo che l'arrivo a Tocoa, città principale del Bajo Aguàn, è stabilito per il 17, il 18 e 19 saranno giorni di lavoro pieno ed il 20 la partenza. L'Osservatorio coordinerà le Brigate di Solidarietà per coloro che vi proseguiranno. Per ulteriori informazioni: potete comunicare tramite l’indirizzo di posta elettronica: mioaguan2012@gmail.com e seguire il blog: http://www.mioaguan.blogspot.com Per le Brigate di Solidarietà contattare direttamente: Brigate Aguan - brigada.solidaridad.aguan@gmail.com
Observatorio Permanente de Derechos Humanos en el Aguán. Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras COPINH. Organización Fraternal Negra de Honduras OFRANEH Insurrectas Autónomas Espacio Refundacional Coordinadora de Organizaciones Populares del Aguan COPA Frente Nacional de Resistencia Popular - FNRP - Colon Movimiento Campesino del Aguan - MCA Movimiento Unificado Campesino del Aguan - Margen Izquierda MUCA -MI Movimiento Unificado Campesino del Aguan - Margen Derecha MUCA-MD Movimiento Campesino de Rigores Movimiento Campesino Orica Movimiento Marañones Cooperativa Buenos Aires Movimiento Campesino de Vallecito Movimiento Auténtico Reivindicador de Campesinos del Aguan MARCA Fundacion Popol Nah Tum Colectivo Italia Centro América Rights Action Convergencia de Movimientos de los Pueblos de las Americas COMPA Comité de Familiares de Detenidos Desaparecidos en Honduras COFADEH
sab, 17 dicembre 2011 22:41
Vertice della CELAC: il giudizio dei comunisti venezuelani
Vertice della CELAC: il giudizio dei comunisti venezuelani Il Partito Comunista del Venezuela (PCV) esprime il suo apprezzamento per lo svolgimento del Vertice della Comunità degli Stati dell'America Latina e dei Caraibi (CELAC) che darà vita a una nuova organizzazione continentale senza la partecipazione degli Stati Uniti e del Canada e che permetterà di avanzare nel processo di integrazione dei nostri paesi, ma avverte che non tutti i governi rappresentati lavoreranno per l'integrazione e la sovranità continentale dal momento che sono compromessi con le pretese di egemonia imperialista. "Consideriamo il Vertice un fatto altamente positivo che si iscrive nel contesto del processo di ricerca dell'integrazione dei paesi dell'America Latina e dei Caraibi" ha dichiarato Pedro Eusse a nome dell'Ufficio Politico del PCV. Tra gli elementi positivi del Vertice costitutivo della CELAC del 2-3 dicembre a Caracas, il dirigente comunista ha messo in evidenza il fatto che i paesi nordamericani - Stati Uniti e Canda - non vi partecipano. Il PCV afferma che con la nascita della CELAC non si risolveranno tutti i problemi dell'ingerenza e dell'intervento dell'imperialismo nei nostri paesi, dal momento che esistono ancora governi a evidente carattere filo-imperialista compromessi con le sue pretese egemoniche. "Governi come quelli di Colombia, Cile, Costa Rica, Honduras, Panama e ora Guatemala, sono al servizio del grande capitale e dell'imperialismo", ha precisato. Per il Partito Comunista del Venezuela, ciò che permetterà di avanzare nell'integrazione e nella sovranità dei nostri paesi, sarà l'unità e l'azione dei popoli e delle loro organizzazioni rivoluzionarie. "C'è la necessità di progredire sulla strada dell'unità e dell'integrazione dei popoli, dei movimenti rivoluzionari, delle lavoratrici e dei lavoratori, per costruire una nuova realtà che assicuri l'avanzata verso la liberazione nazionale e sociale dei popoli del continente", ha rimarcato il dirigente comunista. Anche il PCV invita ad andare avanti nel rafforzamento delle istanze e degli strumenti che già vengono messi in funzione dai governi progressisti e rivoluzionari, come nel caso dell'Alleanza Bolivariana della Nostra America (ALBA). "In ultima analisi, sono le lotte dei popoli a definire il corso delle cose, con la conquista di governi progressisti e rivoluzionari", ha concluso Eusse. Il sito ufficiale della CELAC http://www.celac.gob.ve/
sab, 17 dicembre 2011 22:33
Dati sulle violazioni israeliane dei Diritti Umani in Palestina nel 2011
Dati sulle violazioni israeliane dei Diritti Umani in Palestina nel 2011 Gaza - InfoPal. Nel 2011, le forze d'occupazione israeliane hanno ucciso 130 palestinesi, tra cui donne e bambini. E' l'ultimo dato sui Diritti Umani in Palestina. Al-Mezan, Centro per i Diritti Umani, ha reso note queste statistiche sabato scorso, 10 dicembre, in concomitanza con il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Dal 10 dicembre 2010 al 10 dicembre 2011, le forze d'occupazione israeliane hanno assassinato 130 cittadini palestinesi: 16 bambini e due donne. Nello stesso periodo: 150 abitazioni palestinesi sono state danneggiate da Israele, 10 totalmente distrutte. I residenti palestinesi si sono ritrovati per strada. Oltre 9mila ettari di terreno ad uso agricolo sono stati deturpati dalle forze d'occupazione israeliane, mentre 50 strutture sono state parzialmente distrutte, quattro totalmente. Anche 21 strutture destinate all'istruzione palestinese e una della sanità sono state abbattute dagli israeliani. Ancora: 20 negozi e 22 fabbriche sono stati distrutti, sei delle quali completamente, 17 veicoli di civili palestinesi, 3 completamente. In occasione dell'anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, al-Mezan denuncia la continuazione dell'occupazione israeliana sulla terra e sulle vite dei palestinesi: uccisioni deliberate di civili e l'imposizione di punizioni collettive per mezzo di divieti e limiti alle libertà. Questo tipo di punizioni sono una violazione delle leggi internazionali sui Diritti Umani.
gio, 08 dicembre 2011 21:39
Thyssenkrupp, un primo passo verso la giustizia:La classe operaia non dimentica!![]() da Associazione Legami d'Acciaio onlus
Thyssenkrupp, un primo passo verso la giustizia: La classe operaia non dimentica! A 4 anni dalla strage del 6 dicembre 2007 che ha barbaramente ucciso Antonio, Angelo, Roberto, Bruno, Rocco, Rosario e Giuseppe noi famigliari ed ex compagni di lavoro, nel giorno di ricorrenza di quella notte maledetta, non vogliamo solo ricordarli ma denunciare e rivendicare che le morti sul lavoro nel nostro Paese, vista la crescente crisi (che ci vogliono far credere si risolva semplicemente ponendo al comando dei Paesi più a rischio, proprio gli esponenti più "autorevoli", Monti in Italia e Papademos in Grecia, di quel sistema economico-finanziario-speculativo composto da BCE, FMI, Goldman Sachs e grandi gruppi bancari, cioè i veri responsabili di questa crisi!) sono in vertiginoso aumento, pari alla tenacia con cui questo sistema produttivo (e sociale), ormai in piena agonia, si oppone, con tutte le sue forze, al declino del proprio "ruolo storico". L’attacco crescente sferrato ai diritti dei lavoratori (piano Marchionne), conquistati in anni di lotte, non fa altro che smascherare quanti ancora si ostinano a difendere questo sistema che crea morti sul lavoro, disoccupazione, devastazione ambientale, diversione, intossicazione culturale, sfiducia, rassegnazione, promuove la guerra fra poveri (lavoratori italiani contro lavoratori immigrati, uomini contro donne, ecc.), quando il patrimonio acquisito di conoscenze e tecnologie è tale da rendere inconcepibili (in realtà odiosi, oltreché anacronistici) i morti per denutrizione, per malattie perfettamente curabili, ecc. I veri ostacoli all’ulteriore sviluppo della società umana, nel suo complesso, sono in definitiva il sistema produttivo e l’ordine sociale esistenti, il primo iniquo e distruttivo (di cose e persone, entrambe "merci") e il secondo a completo appannaggio di pochi(ssimi) a discapito di molti. Le soluzioni alla crisi finora tentate si sono dimostrate velleitarie poiché non possono essere di natura puramente "economica" (prova ne sono quelle sinora adottate, tutte miseramente fallite), poiché la crisi è, oltre che economica, anche sociale e culturale. Occorre rimettere al centro la questione "lavoro": con una pianificazione nazionale, riconvertendo la produzione di impianti nocivi e quindi produrre ciò "che serve" e non solo "ciò che conviene", nazionalizzando alcune aziende (la Fiat, che ha sempre privatizzato gli utili e socializzato i costi), valorizzando maggiormente il nostro patrimonio artistico, aumentando i servizi (trasporto pubblico notturno), bonificando il nostro territorio da abusivismi vecchi e nuovi, assegnando un lavoro utile e dignitoso al posto di elemosine sociali, lesive della dignità dei lavoratori. Invece la soluzione impostaci per uscire dalla crisi è ancora "lacrime e sangue", come se quelle finora versate non siano bastate! Noi famigliari ed ex operai riuniti nell’Ass. Legami d’Acciaio onlus, in virtù della specificità della nostra vicenda e della cassa di risonanza che questa ha creato da parte del mondo del lavoro, della politica, dello spettacolo e della cultura, crediamo sia doveroso lottare sensibilizzando l’opinione pubblica, tenendo "alta la guardia", continuando a creare mobilitazione su questo tema: insieme ad altre associazioni di famigliari di vittime del lavoro come L’Ass. Fam. Vittime Amianto di Casale M.to, l’Ass. 16 luglio (Molino Cordero di Fossano), l’Assemblea 29 Giugno e il Mondo che vorrei (Viareggio), il Comitato G. Coletti (Umbria Oli), l’Ass. R. Toffolutti di Piombino, l’Ass. dell’Ilva di Taranto, la Truck Center di Molfetta, senza dimenticare P.to Marghera e Ravenna, in questi anni abbiamo intrecciato rapporti di vicinanza e solidarietà, uniti nel portare avanti una battaglia di civiltà contro le morti sul lavoro, parte della battaglia più "complessiva" che già oggi altri organismi e associazioni svolgono in altri ambiti di lotta a questo sistema sempre più cinico e brutale. In attesa dell’inizio del processo di secondo grado annunciamo che ci costituiremo (come Associazione, singoli famigliari e lavoratori) come Parti Civili nel processo contro l’Azienda, i dirigenti e i dipendenti rinviati a giudizio per le false testimonianze, così come nell’altro filone processuale che vede coinvolti alcuni dirigenti dell’ASL To1. Altre questioni importanti ci vedranno impegnati nei prossimi mesi: un posto di lavoro utile e dignitoso per i 12 ex operai Thyssen, cui il Sindaco P. Fassino ha promesso un posto di lavoro (http://www.dailymotion.com/video/xjmlwz_fassino-riceve-i-16-operai-della-thyssenkrupp_news) "entro la fine della mobilita" (giugno 2012), la vigilanza affinché non si faccia alcuna speculazione sulle aree ex Thyssen e il rispetto della sentenza di primo grado pubblicata il 15 novembre scorso: si dia immediato mandato al risarcimento di tutte le Parti Civili da parte di ThyssenKrupp, ancora oggi inadempiente. Noi non dimentichiamo! Giustizia per i nostri compagni di lavoro! Solidarietà alle famiglie di tutti i morti per il profitto dei padroni! Torino, 5 dicembre 2011 Associazione Legami d’Acciaio Onlus |
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