ven, 29 febbraio 2008 22:57
 COME SAPETE IL "CENTRO DI SOLIDARIETA' INTERNAZIONALISTA ALTA MAREMMA" DA AGOSTO SCORSO SI STA' OCCUPANDO MOLTO DA VICINO DEL CASO DI MARCELLO LONZI, MORTO "PER CAUSE NATURALI" NEL CARCERE LIVORNESE "LE SUGHERE" NEL LUGLIO 2003. UN GRANDE SPIRAGLIO SI E' APERTO ORA GRAZIE AI RISULTATI DELLA PERIZIA ESEGUITA DAL DOTT.MARCO SALVI, DIRIGENTE DI MEDICINA LEGALE DELLA USL DI GENOVA. LA NOSTRA SPERANZA E' CHE IL PROCURATORE DOTT.GIACONI (GRAZIE AL QUALE IL CASO E' STATO RIAPERTO QUALCHE TEMPO FA') VADA ORA FINO IN FONDO PER ACCERTARE LA VERITA' SUI FATTI SVOLTISI NEL CARCERE "LE SUGHERE" DI LIVORNO NEL LUGLIO 2003. NON ESIGIAMO LA VENDETTA TUTTI I COSTI (.........), MA SOLAMENTE LA VERITA', AL FINE DI ACCERTARE FINO IN FONDO LE RESPONSABILITA' E CANCELLARE LE INFAMIE DETTE E RIDETTE SUL CONTO DI MARCELLINO. PURTROPPO NEGLI ULTIMI ANNI SI SONO VERIFICATE INCHIESTE FASULLE, SASSI DEVIATI, DEVASTAZIONI E SACCHEGGI INVENTATI: OGGI VORREMMO POTER DIRE CHE UN PO' DI GIUSTIZIA IN FONDO IN FONDO ESISTE. IL "CENTRO DI SOLIDARIETA' INTERNAZIONALISTA ALTA MAREMMA" VUOLE DARE IL PIU' GRANDE ABBRACCIO A MARIA CIUFFI IN QUESTA LUNGA BATTAGLIA CHE DA CIRCA 4 ANNI E MEZZO STA' PORTANDO AVANTI ALLEGHIAMO GLI ARTICOLI APPARSI SUL "CORRIERE DI LIVORNO" E SUL "TIRRENO" CRONACA DI LIVORNO. ATTENDIAMO INOLTRE LA PERIZIA PER POTERLA (CON IL CONSENSO GIA' AVUTO DA PARTE DI MARIA) DIVULGARE INTEGRALMENTE.
CHI LOTTA NON SARA' MAI SCHIAVO !
Gianluca per il CENTRO DI SOLIDARIETA' INTERNAZIONALISTA ALTA MAREMMA.
Dal "TIRRENO" di Livorno 27/02/08
"LONZI NON MORI' PER CAUSE NATURALI" Depositata la consulenza di parte. La madre:"Fu omicidio volontario" Il dottor Salvi: la nuova autopsia ha messo in evidenza altre fratture.
LIVORNO. C'é una "ragionevole e probabile relazione causale" fra i "fatti traumatici occorsi il pomeriggio dell'11 luglio 2003, ancora compiutamente da accertare" e il "successivo decesso del Lonzi". Approda a questa conclusione la perizia di parte sul cadavere di Marcello Lonzi, detenuto morto in carcere alle Sughere nell'estate di cinque anni fa: porta la firma del dottor Marco Salvi, dirigente di medicina legale della USL di Genova. Gliel'ha chiesta la madre di Lonzi, Maria Ciuffi, che ha annunciato ai giornalisti l'intenzione di presentarsi al magistrato per chiedere che non si parli più di omicidio colposo bensì di omicidio volontario. La prima inchiesta si era conclusa attribuendo a infarto il decesso di Lonzi. Nell'autunno di due anni fa il suo corpo è stato riesumato su decisione della Procura di Livorno, che ha riaperto l'indagine. Maria Ciuffi da anni si batte perchè ritiene che all'origine della morte del figlio vi sia un pestaggio subìto in cella da parte degli agenti di polizia penitenziaria. Nella perizia di parte si segnala che "la documentazione fotografica disponibile risulta in contrasto" con la ricostruzione suggerita dal consulente tecnico del pm: è vero che le "lesioni traumatiche riscontrate sulla salma del Lonzi" non sono "di per sè sufficienti a determinare autonomamente il decesso" ma le ferite "riscontrate al volto" e "le multiple fratture costali (emerse dall'esumazione del cadavere)"-afferma il dottor Salvi- non sono "compatibili con una caduta al suolo del soggetto colto da malore", nè con l'urto di esso "contro un ostacolo fisso durante la caduta" e neppure "tantomeno con un 'energico' massaggio cardiaco". Anzi, "può agevolmente essere dimostrato" che c'è un "rapporto etiologico", riguardante cioè l'origine e le cause, "tra evento traumatico e morte improvvisa cardiaca". Il dottor Salvi sottolinea anche che dall'autopsia effettuata dal prof. De Ferrari dopo la riesumazione, nell'ottobre 2006, sono emerse "numerose fratture costali interessanti le coste dalla seconda all'ottava a sinistra": sono state confermate da radiografie e sono "poste grossolanamente sulla stessa linea". Eccettuato per quella relativa alla seconda costa, tali fratture -avverte- "risultano una novità assoluta": non erano state indicate nella precedente autopsia. Quanto ai dolori al petto con sensazione di soffocamento, il dottor Salvi li mette in relazione non tanto a problemi di mio-cardio-coronarosclerosi, bensì a uno stato ansioso di Lonzi: non sarà rilevabile da un'autopsia ma per questo genere di patologia era in terapia. Il perito mette in rilievo che la cosulenza medico legale del prof. De Ferrari, nell'autopsia post-riesumazione, "non fa che confermare tutti i dubbi circa il decesso di Marcello Lonzi, oltre a non poter tecnicamente spiegare, sulla base degli atti disponibili, la dinamica degli eventi". E aggiunge: le ferite "non sono compatibili con la caduta e nemmeno il nuovo accertamento ha fornito un'attendibile e condivisibile ipotesi alternativa". Dal riesame del cadavere sono saltate agli occhi lesioni "più numerose" di quelle inizialmente rilevate in precedenza dal consulente del pm: tali, dunque, che "mal si adattino a una dinamica 'naturale' dell'evento morte".
Dal "CORRIERE DI LIVORNO" 27/02/08
CASO LONZI, IL CONSULENTE DELLA MAMMA "RISCONTRATE FRATTURE ANOMALE AL COSTATO" L'Indagine. La perizia di parte escluderebbe che quelle lesioni siano state prodotte dal massaggio cardiaco dopo l'infarto.
Livorno. Maria Ciuffi andrà stamani in procura a depositare la perizia medico legale redatta dal suo consulente, il dottor Marco Salvi dirigente dell'Unità operativa di medicina legale di Genova, per proseguire la sua battaglia nella ricerca della verità. Maria Ciuffi depositerà l'ultima puntata della battaglia legale che da anni conduce per conoscere come è morto suo figlio, Marcello Lonzi, deceduto in carcere il 12 luglio 2003. Secondo una prima inchiesta condotta dalla procura livornese il giovane, tossicodipendente, sarebbe stato ucciso da infarto e le lesioni che furono trovate sul viso e sul corpo erano da attribuire alla caduta a terra causata dal malore. La donna però non ha mai accettato questa verità, sostenendo invece che il figlio fosse rimasto vittima di un pestaggio avvenuto in carcere da parte degli agenti della polizia penitenziaria. Una tesi mai condivisa dalla procura e che ha aperto una lunga battaglia giudiziaria che ancora prosegue. E le conclusioni della perizia di Salvi confermano le convinzioni di Maria Ciuffi: "La documentazione fotografica disponibile risulta in contrasto con la ricostruzione degli eventi fatta dal medico legale Alessandro Bassi Luciani, consulente del pubblico ministero; le lesioni traumatiche riscontrate al volto e le multiple fratture costali (emerse all'esumazione del cadavere) non sono compatibili con la caduta al suolo del soggetto colto da malore, o con l'urto dello stesso contro un ostacolo fisso durante la caduta nè, tantomeno, con un 'energico' massaggio cardiaco; può agevolmente essere dimostrato un rapporto etiologico tra evento traumatico e morte improvvisa cardiaca". Che in parole povere significa ritenere del tutto plausibile che l'infarto che ha ucciso Marcello Lonzi potrebbe essere giunto in seguito alle percosse subìte in cella. Anche perchè, secondo Salvi, "le caratteristiche di sede e delle entità delle lesioni all'emitorace sinistro (ovvero le fratture emerse dopo la riesumazione del cadavere e non constatate al momento del decesso, ndr) depongono per una modalità di produzione differente rispetto a quella del massaggio cardiaco esterno che potrebbe, eventualmente, essere responsabile della sola frattura dello sterno. La disposizione di quelle fratture appare anomala; fratture costali unilaterali e per lo più poste sulla stessa linea sono di raro riscontro quale esito di manovre rianimatorie".
ven, 29 febbraio 2008 09:17
Questo blog è curato da un Comunista che non ha mai abbandonato l’idea marxista leninista,un comunista militante internazionalista fin dall’età di 14 anni sempre sostenitore dei movimenti di liberazione che lottavano e lottano contro l’oppressione e le dittature fasciste, ultimamente le notizie che arrivano dalla Palestina mi hanno fatto fare delle tristi interrogazioni interiori che devo avere il coraggio di esternare con una sola domanda “ ma Hitler...........? lasciamo perdere è meglio ,la rabbia dentroa volte può far dire cose insensate.

Cisgiordania - Infopal
Il canale 10 della televisione israeliana ha rivelato le brutali torture perpetrate dall'esercito israeliano contro i cittadini della Cisgiordania, bambini compresi.
Il servizio sulle torture, curato dalla giornalista Ilana Diane, è stato trasmesso durante il programma "TV reality". Tra le forme di brutalità utilizzate, compaiono i "getti d'aria calda sugli arrestati", "mettere in mostra i genitali dei soldati davanti ai detenuti", "picchiarli violentemente", "riprendere le scene di tortura con i telefonini", "soffocare i bambini palestinesi fino allo svenimento".
Il programma ha mandato in onda scene di militari che colpivano con aria calda la faccia di un ragazzo palestinese, altri che registravano con i telefonini le torture, altri ancora che riempivano di botte alcuni prigionieri o esponevano i propri genitali, ecc. Un soldato che ha servito nell'unità "Kfer", responsabile delle operazioni in Cisgiordania, ha raccontato: "Si usciva per strada nelle volanti. Qualsiasi bambino ci guardasse in un modo che non ci piaceva, veniva riempito di botte. Una volta, uno ha tirato dei sassi e poi è scappato: noi, allora, ne abbiamo afferrato un altro che aveva assistito alla scena e lo abbiamo riempito di botte finché ha accettato di indicarci la casa di quello che ci aveva lanciato lepietre. Siamo arrivati dal ragazzino, che aveva 14 anni, lo abbiamo trascinato via dal materasso su cui si trovava e gli abbiamo infilato la canna del fucile in bocca, dicendogli: 'Vuoi morire? Scegli il luogo dove vuoi essere seppellito'". Da altre testimonianze, si scopre che i soldati hanno torturato i bambini di Hebron: un militare afferma che "Hebron è come il far west americano, e che l'esercito è la legge. Abbiamo testato chi di loro può resistere di più senza respirare. Abbiamo stretto le nostre mani sulle gole di alcuni ragazzini controllando l'orologio per vedere chi resisteva di più prima di svenire"
gio, 28 febbraio 2008 11:33
 Cipro: per la prima volta un comunista viene eletto presidente dal popolo in un paese dell’Unione Europea La redazione di Resistenze.org Per la prima volta uno Stato dell’Unione Europea, attraverso il voto popolare, ha eletto un presidente comunista. E’ accaduto domenica 24 febbraio a Cipro, dove il 53,5% dei circa 510.000 elettori della repubblica greco-cipriota hanno riversato i loro consensi su Demetris Christofias, segretario generale di AKEL, il locale Partito Comunista. Il suo avversario era Ioannis Kassoulides, candidato delle forze conservatrici, dopo che il presidente uscente, Tassos Papadopoulos, appoggiato da una coalizione comprendente i centristi del DIKO, i socialisti di EDEK e gli ecologisti, era stato eliminato al primo turno, svoltosi la domenica precedente. In queste elezioni, che per la prima volta vedevano la presentazione di una candidatura comunista e il cui risultato è stato considerato il più sorprendente della storia di Cipro, Christofias aveva concentrato la sua campagna attorno all’obiettivo della riunificazione del paese, da 34 anni diviso tra le due comunità greca e turca, in seguito all’occupazione della parte settentrionale dell’isola, avvenuta ad opera dell’esercito turco. Sul nome del candidato comunista sono infine confluite anche molte delle forze politiche che avevano sostenuto Papadopoulos al primo turno. Christofias si dichiara favorevole alla riapertura di negoziati, propugnando un assetto federale bi-comunale, con l’obiettivo di comporre i conflitti di natura economica e politica che fino ad oggi hanno contrapposto le due principali comunità che popolano l’isola del Mediterraneo. Sono proprio gli incessanti e ostinati sforzi che AKEL ha profuso per ricercare le strade del dialogo tra le comunità, contro ogni esasperazione nazionalistica, a spiegare l’enorme consenso di cui il partito comunista gode tra i cittadini della Repubblica di Cipro. “Voglio indirizzare un messaggio di amicizia ai turco-ciprioti, il messaggio della lotta comune per la riunificazione della nostra patria e per la gestione dei nostri affari interni senza ingerenze straniere”. Così il compagno Christofias, che ha ricevuto anche le congratulazioni del leader turco-cipriota Mehmet Ali Talat, ha voluto immediatamente manifestare la sua volontà di continuare sulla linea del dialogo tra tutte le comunità cipriote, la linea internazionalista della solidarietà e della comprensione tra i popoli. Nel congratularci con i compagni di AKEL, esprimiamo la nostra soddisfazione per un risultato che premia la coerenza e la combattività di un partito comunista, orgoglioso della sua identità e della sua storia e profondamente radicato nelle lotte del suo popolo. Sui comunisti di AKEL e le loro proposte politiche:
mar, 26 febbraio 2008 10:46
AGGRAVANTE POLITICA E PUNIZIONE COLLETTIVA
UNA SENTENZA VERGOGNOSA PER CHI HA MANIFESTATO CONTRO LA GUERRA DEL 1999 CONTRO LA JUGOSLAVIA
7 ANNI!!!!!!! di condanna a testa per tutti e tredici gli imputati del movimento fiorentino nel processo per le cariche della polizia sotto il Consolato degli Stati Uniti, in occasione dello sciopero generale del sindacalismo di base del 13.05.99 contro la guerra della NATO e di D’Alema in Jugoslavia. Ben oltre le stesse pesantissime richieste del PM (dai 4 ai 5 anni).
Quel giorno il corteo fu caricato duramente sotto il Consolato, con 5 feriti, e ne seguì una giornata di mobilitazione con l’occupazione della sede dei DS.
A distanza di 9 anni con l’unica accusa di RESISTENZA AGGRAVATA a pubblico ufficiale, vengono condannati a 7 anni tutti i compagni. L’unica AGGRAVANTE è, con lampante evidenza, quella POLITICA; avere manifestato e continuare a manifestare oggi come ieri contro la guerra, la repressione, a fianco dei lavoratori, per l’ambiente, per la giustizia sociale.
E la PUNIZIONE è infatti COLLETTIVA, rivolta a chi continua a praticare politica, conflitto e partecipazione. Verso un movimento che a Firenze non si può ricondurre alle solite compatibilità e che ha saputo esprimere nelle sue varie forme e componenti una radicalità ed un’autonomia che evidentemente fanno paura.
Si parla tanto dei vari allarmi sicurezza, del pericolo immigrati, ma la vera EMERGENZA oggi è quella dell’agibilità politica del conflitto. L’emergenza di chi si ritrova sotto inchiesta e condannato per avere fatto politica, per essersi opposto alla guerra. La vera emergenza è la nostra sicurezza: la sicurezza di non morire sul posto di lavoro, di avere un lavoro vero ed una casa dignitosa. Ma a questa emergenza si può rispondere solo con tribunali e condanne esemplari.
Questa sentenza, sia chiaro, parla a tutti e tutte noi che da anni ci battiamo per un sistema migliore. Non ci sono spazi per un’opposizione sociale e politica in questo paese. E non si creda che sono/siamo i soliti cattivi ad essere condannati. Ad essere condannata è la nostra politica, ed in questo senso oggi più che mai siamo tutti coinvolti.
Passando dalle condanne di Genova a quelle degli antifascisti di Milano, da Firenze a Cosenza, dalle 9.000 persone coinvolte in procedimenti giudiziari dal 2000 ad oggi, alle decine di inchieste per associazione, di fronte a questa EMERGENZA non ci sono spazi di ambiguità: bisogna schierarsi e chiaramente a fianco di tutti i compagni coinvolti in inchieste e processi. Se la repressione vuole dividere la solidarietà deve unire.
SABATO 1 MARZO ad un MESE dalle condanne GIORNATA DI MOBILITAZIONE MANIFESTAZIONE ORE 15.00 PIAZZA SAN MARCO GENOVA-COSENZA-FIRENZE
GUERRE, TRIBUNALI E CONDANNE NON FERMERANNO LE NOSTRE LOTTE
CONTRO LA REPRESSIONE NON UN PASSO INDIETRO
Cantiere sociale K100fuegos, Cpa Firenze Sud, , Voci dalla Macchia, Rete Collettivi Studenti medi fiorentini, Collettivo Politico di Scienze Politiche, Collettivo FuoriLOGO di Economia
dom, 24 febbraio 2008 18:17
Kosovo: un altro tassello della diplomazia di guerra italiana. La decisione del governo Prodi di schierarsi attivamente a favore dell’indipendenza del Kosovo chiarisce ulteriormente il ruolo svolto in questi anni dalla diplomazia e dall’esercito italiano nelle varie aree del conflitto.
L’attivismo dalemiano di questi giorni, in sede europea e italiana, atto a velocizzare i tempi di una vera e propria “secessione pilotata” dalle pericolosissime conseguenze politiche e militari, nasconde un orientamento dettato dal ruolo che la cosiddetta “azienda Italia” si è ritagliata in questi anni nell’area balcanica, soprattutto in Albania.
Nella spartizione di territori e mercati in quella che fu l’Europa “oltrecortina”, l’Italia ha progressivamente trasformato il paese delle aquile in un protettorato de facto. Dall’inizio degli anni ’90 sino ad oggi, il sistema istituzionale albanese, l’esercito, le polizie, la pubblica amministrazione sono stati ricostruiti grazie all’attivo sostegno italiano. In un contesto di disgregazione istituzionale, sociale ed economica, la debolissima struttura produttiva e commerciale albanese è stata facile preda dell’imprenditoria e della speculazione finanziaria italiana. Basti ricordare il famoso scandalo delle “piramidi finanziarie”, che a cavallo tra il 1996 ed il 1997 ridusse sul lastrico il 50% dei risparmiatori albanesi. La manodopera a bassissimo costo in loco, un sistema di potere corrotto e permissivo, fanno dei territori albanesi terra di conquista ed affari per le piccole e medie imprese italiane, le quali esternalizzano produzioni altrimenti poco remunerative nel nostro paese. La “grande Albania” che si intravede dietro l’attuale secessione kosovara è quindi una proiezione del controllo italiano di un territorio ancora più vasto al di là dell’Adriatico. Il fatto che ciò avvenga in dispregio del diritto internazionale, contro gli accordi che sancirono la fine dei bombardamenti NATO del 1999 poco importa ad una diplomazia determinata a ritagliarsi nicchie di potere nei territori sconvolti da guerre e occupazioni. L’operazione “Leonte” in Libano, il ruolo centrale giocato dall’esercito italiano in alcune aree strategiche dell’Afghanistan, la firma degli accordi per lo “scudo antimissilistico” USA, l’accordo militare Italia – Israele, l’accettazione di una nuova base operativa dell’esercito statunitense a Vicenza, oggi il sostegno alla secessione kosovara, sono inequivocabili segnali del “destino manifesto” concepito per il nostro paese dalla diplomazia dalemiana. Nel rispetto delle gerarchie e dei rapporti di forza in campo, che vedono il colosso statunitense dettare legge, le armate del “peacekeeping” italiano occupano fette di territorio oltremare, appannaggio delle industrie tricolori, di Finmeccanica ed ENI.
I venti di guerra spirano di nuovo forti sui cieli d’Europa e in Medio Oriente. Il centro sinistra italiano indica una via per affrontare questa temperie, effettivamente nuova rispetto al ruolo giocato storicamente nel bacino mediterraneo. La vecchia diplomazia della mediazione e dell’equilibrismo tra interessi occidentali e paesi arabi è morta e sepolta. L’Italia si è trasformata in una penisola corazzata, pronta a salpare verso i nuovi fronti di conflitto armato.
Il movimento contro la guerra, in questi giorni difficili a causa del clima pre elettorale, ha battuto un colpo, scendendo in piazza contro il rifinanziamento delle truppe italiane all’estero, votato da un Parlamento oramai delegittimato dalla caduta del Governo. Si decide così di mantenere truppe in guerra all'estero con un atto di “ordinaria amministrazione”.
Nei prossimi giorni continueremo ad essere in piazza, contro la guerra e le sue missioni, attraverso i banchetti per la Legge d’iniziativa Popolare contro trattati segreti, basi e servitù militari.
La Rete nazionale Disarmiamoli! www.disarmiamoli.org info@disarmiamoli.org 33810281320 3384014989
dom, 17 febbraio 2008 21:40
Gaza/1: le autorità egiziane impediscono a delegazione italiana di raggiungere Rafah RCA. 16/02/08 - El Arish: La delegazione internazionale, composta da 22 attivisti e giornalisti italiani e da 2 spagnoli, questa mattina è bloccata nella località di El Arish, a soli 25 km dal valico di Rafah. Già ieri per tutto il tragitto dall'aeroporto del Cairo alla località egiziana vicina al confine con la Striscia di Gaza il pullman che trasportava i delegati italiani di numerose associazioni di solidarietà con la Palestina era stato scortato fino all'albergo di El Arish per timore che volesse proseguire direttamente alla volta della frontiera; le autorità egiziane hanno da subito ribadito che agli stranieri non sarebbe stato permesso di raggiungere il posto di confine, a maggior ragione vista l'assenza di parlamentari o rappresentanti istituzionali. Intorno alle 10 di questa mattina 8 automezzi della polizia egiziana circondavano ancora l'hotel dove hanno passato la notte gli italiani ai quali viene impedito dai poliziotti del Cairo di allontanarsi anche solo dal centro della cittadina. Contatti sono in corso con i rappresentanti diplomatici affinché intervengano sulle autorità egiziane; ma ancora questa mattina i diplomatici del consolato di Sharm el Sheik hanno affermato che, non essendo stata avviata una trattativa formale con il governo egiziano, non ci sono possibilità che agli italiani venga permesso di raggiungere il valico di Rafah dove comunque per le ore 12 (le 11 in Italia) è confermata la manifestazione contro l'assedio israeliano ed internazionale alla Striscia di Gaza. La delegazione italiana ha comunque denunciato il disinteresse dimostrato dai rappresentanti in Egitto del governo italiano. Vista l'impossibilità di raggiungere la dimostrazione a causa del divieto apposto dalle autorità egiziane la delegazione italiana si recherà nella sede di El Arish del Comitato di sostegno all'Intifada dal quale verrà effettuata una diretta telefonica con la manifestazione di Rafah, esprimendo così comunque la condanna dei democratici e dei progressisti italiani per un incredibile assedio che sta provocando immani sofferenze a un milione e duecentomila palestinesi rinchiusi da mesi all'interno di un fazzoletto di terra che dagli stessi inviati dell'ONU e dell'UE nella regione è stato equiparato ad una "prigione a cielo aperto" (MP) (segue) GAZA/2. 16/02/08. - (segue) Ancora bloccata ad El Arish la delegazione italiana. Bloccati anche i medicinali El Arish. A causa delle restrizioni imposte dal governo egiziano è rimasta confinata nella località di El Arish la delegazione italiana che all’interno della campagna “2008, anno della Palestina” aveva ieri sera raggiunto Il Cairo con l’intenzione di unirsi oggi alle organizzazioni palestinesi che hanno organizzato una manifestazione al valico di Rafah contro l’assedio imposto da Israele alla Striscia di Gaza. Gli attivisti del Forum Palestina, dell’Unione Democratica Arabo Palestinese e di altri collettivi e associazioni di solidarietà con la causa palestinese, vista l’impossibilità di raggiungere il valico di confine con la Striscia di Gaza e controllati a vista da un imponente schieramento di poliziotti egiziani, si sono recati presso la sede di El Arish del “Comitato popolare di sostegno all’intifada”, dalla quale hanno espresso, tramite un collegamento telefonico, la propria solidarietà alle parole d’ordine della protesta che in contemporanea si stava svolgendo presso il valico, all’interno della striscia di Gaza. A nome di tutte le organizzazioni palestinesi un portavoce dell’Unione dei giovani progressisti ha ringraziato la delegazione italiana per la propria determinazione e il proprio impegno, ed ha ribadito la richiesta di porre immediatamente fine ad un embargo che rappresenta una punizione collettiva nei confronti di una intera popolazione già martoriata quotidianamente dai sanguinosi raid israeliani. La presenza della delegazione internazionale rappresenta un sostegno alla resistenza del popolo palestinese, ha detto il rappresentante della Gioventù Progressista, una resistenza che deve superare le divisioni interne allo schieramento politico e ripartire dall’unità e dalla lotta contro l’occupante. Ringraziamenti sono stati espressi dalle organizzazioni progressiste palestinesi e dal partito di sinistra egiziano “Il Raggruppamento” nei confronti delle associazioni italiane che stanno promuovendo il boicottaggio nei confronti della Fiera del libro di Torino dedicata ad Israele proprio in concomitanza con il 60° anniversario della Nakba del 1948. Oltre alla delegazione italo-spagnola ad El Arish è rimasta bloccato anche un ingente quantità di medicinali che dovevano essere consegnati alle organizzazioni sanitarie palestinesi operanti nella Striscia, il cui passaggio è stato impedito dalla polizia egiziana. Di nuovo contattata da alcuni delegati italiani la rappresentanza diplomatica di Roma a Sharm si è definita impotente di fronte allo stop imposto dalle autorità egiziane. Domani la delegazione italiana parteciperà ad un incontro con le organizzazioni progressiste ed internazionaliste egiziana nella capitale Il Cairo da dove verrà realizzato un collegamento in videoconferenza con la Striscia di Gaza. La delegazione italiana è al Cairo. Le Autorità egiziane hanno impedito anche ad una delegazione parlamentare olandese di avvicinarsi alla Striscia di Gaza | | Il Cairo - 17 febbraio, ore 11.00 - Ieri sera la delegazione italiana che aveva tentato di raggiungere il valico di Rafah per manifestare contro l’assedio israeliano alla Striscia di Gaza è rientrata al Cairo. Per tutta la giornata è durato il braccio di ferro con le autorità egiziane che alla fine hanno comunque impedito ai 22 italiani e ai 2 spagnoli di potersi avvicinare al valico di Rafah. Stessa sorte ha subito in questi giorni una delegazione istituzionale olandese, composta anche da parlamentari, alla quale è stato addirittura impedito di entrare nel Sinai. Un trattamento quindi ancora peggiore, da parte delle autorità egiziane, di quello riservato agli italiani. Prima di lasciare El-Arish la delegazione degli attivisti delle organizzazioni italiane di solidarietà col popolo palestinese è riuscita ad inscenare un improvvisato sit-in al centro della località egiziana, al quale si sono unite parecchie decine di cittadini egiziani e palestinesi prima che la polizia egiziana sciogliesse il concentramento e obbligasse gli stranieri a risalire sul pullman e a partire alla volta della capitale. Questa mattina il previsto incontro con alcuni rappresentanti del Sindacato egiziano dei giornalisti – controllato dalle componenti fedeli al regime di Mubarak - è stato annullato per non meglio precisati “problemi di sicurezza”. Nonostante la scarsa copertura informativa sulla presenza nel paese di una delegazione internazionale da parte dei media egiziani, che pure ieri avevano partecipato ad una conferenza stampa durante la quale erano stati spiegati gli obiettivi dell’iniziativa, ci ha pensato il network arabo Al Jazeera ad informare le popolazioni dell’area. Nel pomeriggio è previsto un incontro con alcuni rappresentanti di un partito dell’opposizione di sinistra egiziano, al quale dovrebbe essere presente anche il Presidente della “Lega degli scrittori egiziani”, organizzazione che ha da subito entusiasticamente aderito al boicottaggio della Fiera del libro di Torino dedicata quest’anno ad Israele. Nel pomeriggio è previsto anche un incontro con altre realtà della sinistra egiziana per un confronto sulla situazione del popolo palestinese e del Medio Oriente in generale. La delegazione farà rientro in Italia nella giornata di domani.
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