Internazionalismo militanteNon siamo solo sostenitori di Cuba e la sua rivoluzione , nello spirito del"CHE" sosteniamo e diffondiamo l'altra informazione sui movimenti di liberazione che lottano contro l'oppressione imperialista nel mondo, dalla Palestina , al Chiapas, al Farc in Colombia,al PKK,............. su Cuba vedi: http://associazionecubarriva.leonardo.it/blog........“lasciatemi dire, a rischio di sembrare ridicolo, che il vero rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti dÂ’amore. è impossibile pensare a un rivoluzionario autentico privo di questa qualità Â… Bisogna lottare tutti i giorni perché questo amore per lÂ’umanità si trasformi in atti concreti, in atti che servono di esempio, di mobilitazione” “Ernesto CHE Guevara” |
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mer, 30 dicembre 2009 14:36
Egitto: ancora bloccata la Gaza Freedom March. In Italia si protesta contro il regime di Mubarak
Egitto: ancora bloccata la Gaza Freedom March. In Italia ancora proteste contro il regime di Mubarak
Redazione Radio Città Aperta 30-12-2009/11:28 --- Resta bloccata la situazione in Egitto dove i 1400 attivisti internazionali giunti nel paese per dar vita alla Gaza Freedom March sono ancora bloccati al Cairo dalle forze di sicurezza di Mubarak che ieri hanno anche malmenato alcuni manifestanti che cercavano di manifestare davanti all’ambasciata degli Stati Uniti. http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3029&Itemid=9 ***** EGITTO SERVO ISRAELIANO SERVO DELL'IMPERO mar, 29 dicembre 2009 23:28
Gaza Freedom March: l’ambasciata USA trattiene attivisti. Arrestati 16 israeliani e 3 spagnoli.![]()
Gaza Freedom March: l’ambasciata USA trattiene attivisti. Arrestati 16 israeliani e 3 spagnoli Marco Santopadre, Radio Città Aperta 29-12-2009/16:11 --- Oggi al Cairo alcuni sostenitori della Gaza Freedom March, tra cui un gruppo di circa 30 cittadini statunitensi, sono stati trattenuti in tre separate aree di isolamento all’interno dell’Ambasciata degli Stati Uniti nel complesso di Garden City. In una intervista telefonica con Aishah Schwartz, direttore del Muslimah Writers Alliance, Marina Barakau - una delle organizzatrici della Gaza Freedom March - ha dichiarato che “i cittadini americani e 1.400 sostenitori della Gaza Freedom March arrivati in Egitto da oltre 43 paesi del mondo, stanno chiedendo che l’assedio illegale di Gaza venga rimosso”. “Ci chiediamo anche come sia possibile che un presunto governo democratico possa partecipare di volentieri alla detenzione dei suoi cittadini presso le proprie ambasciate, e inoltre chiediamo che tutti i dovuti sforzi siano esercitati per assicurare il nostro immediato rilascio”, ha aggiunto Barakau che poi ha dichiarato di aver contattato il coordinatore del gruppo legale, Sally Newman. Nello stesso momento, tre membri del gruppo statunitense che è stato trattenuto hanno avuto un incontro con un funzionario negli uffici dell’Ambasciata. Sempre a proposito della repressione delle forze di sicurezza egiziane nei confronti degli attivisti internazionali in Spagna c’è apprensione per la sorte di tre attivisti valenciani che sono stati arrestati domenica a El Arish. I tre insieme ad altri spagnoli e ad attivisti di altre nazionalità avevano cercato di arrivare da El Arish alla frontiera con Gaza con i mezzi di trasporto pubblico, ma erano stati bloccati dai poliziotti egiziani. I tre valenciani non si sono dati per vinti e si sono incamminati verso la frontiera a piedi, ma dopo alcune ore hanno bloccato il traffico sull’arteria stradale in segno di protesta contro il divieto egiziano e quindi sono stati arrestati. Racconta Manuel Tapial, uno dei coordinatori della delegazione iberica, che ad El Arish in più occasioni i poliziotti hanno bloccato e fermato gli attivisti che cercano in ogni modo di depistare gli inseguitori cercando di disperdersi nella città e di prendere qualche mezzo di trasporto diretto a Rafah. “Ieri mattina quando abbiamo tentato di uscire dall’hotel abbiamo trovato le porte sbarrate dall’esterno” ha denunciato Tapial ai media spagnoli. http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3026&Itemid=9 EGITTO SERVO ISRAELIANO,EGITTO SERVO DELL'IMPERO
mar, 29 dicembre 2009 23:12
PARAGUAY SEGNALI DI GOLPE?![]() PARAGUAY SEGNALI DI GOLPE? Fernando Lugo e Federico Franco Sono sempre più insistenti in Paraguay le voci di un probabile colpo di Stato che dovrebbe attuarsi secondo le modalità di quello messo in atto il 28 giugno scorso in Honduras. Come si vocifera anche tra gli alti vertici dell’Osa (Organizzazione degli Stati Americani), preoccupati per la crescente tensione nel paese, “nessuno pensa che in Paraguay ci sarà un golpe, ma tutti ne parlano”. Fernando Lugo ha denunciato che da quando ha assunto la presidenza, nell’aprile del 2008, ci sono stati vari tentativi di destabilizzarlo messi in atto da esponenti del Partido Colorado che è stato al potere nel paese per 60 anni e che è uscito sconfitto nelle ultime elezioni presidenziali. “Dopo decenni di dominio assoluto di uno stesso gruppo politico, non deve sorprendere che fin dal principio di questo governo alcuni settori e personaggi abbiano avuto la tentazione di fermare il processo politico” ha dichiarato Lugo, mentre per sgomberare il campo da sospette alleanze tra politica e Forze Armate ne ha riformato tutti i vertici appena un mese fa. A dirigere il tentativo di golpe è il vicepresidente Federico Franco, leader del Partido Liberal Radical Auténtico, che guida l’ala conservatrice e più reazionaria della coalizione in cui si trova anche Lugo (Alianza Patriótica para el Cambio). Franco ha in vaie occasioni accusato pubblicamente il presidente di essere un “traditore” e ha detto di “essere pronto ad assumere la presidenza del paese”, nel caso Lugo venga sottoposto a impeachment. La svolta a sinistra presa dal governo dopo l’elezione del “vescovo rosso” gli ha fatto progressivamente perdere l’appoggio politico di cui godeva in Parlamento e che era stato soltanto funzionale a liberare il paese da decenni di dominazione del Partido Colorado. Alleati strategici di Franco, in quest’opposizione che potrebbe scaturire, come avvenuto in Honduras in un “golpe istituzionale”, sono il presidente del Senato Miguel Carrizosa e il politico ed ex generale Lino Oviedo, controverso personaggio accusato di aver realizzato in passato due colpi di stato, massacri contro alcuni civili e l’omicidio di un vicepresidente, attualmente alla testa del partito di destra UNACE. Come già avvenuto in Honduras, anche in Paraguay i settori più conservatori della società, rappresentati dai latifondisti, da una classe politica e dirigenziale corrotta e spesso legata al narcotraffico, dal settore imprenditoriale, sono preoccupati per la decisione del presidente Lugo di aderire all’Alba, l’Alternativa Bolivariana per le Americhe. Ma non solo. Sono tante le riforme che il governo sta cercando di realizzare con non poche difficoltà, come rendere gratuite sanità ed educazione, attuare una Riforma Agraria, liberarsi progressivamente della presenza delle forze militari statunitensi e programmare una riforma costituzionale che renda possibile la realizzazione in tempi brevi del progetto sociale riformista in favore dei più deboli ed emarginati. Gli Stati Uniti, dal canto loro non possono che vedere con preoccupazione crescente il nuovo scenario che si profila all’orizzonte: un paese strategicamente importante (anche per le immense risorse idriche di cui è ricco) come il Paraguay, nel cuore dell’America latina, che lentamente sfugge al loro controllo e che ha intenzione di “restare un paese sovrano” come ha dichiarato in una recente intervista il ministro degli Esteri Héctor Lacognata, che ha respinto la proposta statunitense di inviare nel paese 500 soldati in cambio di 2,5 milioni di dollari da destinarsi per la costruzione di infrastrutture e per attrezzature e spese mediche per le comunità più isolate de paese, nell’ambito di un progetto di cooperazione che prende il nome di Nuevos Horizontes 2010. L’ambasciatrice statunitense ad Asunción, Liliana Ayalde ha detto che si è trattato di un “duro colpo” se si pensa che si sta parlando “dell’educazione di circa 600 bambini, di assistenza medica per 19mila persone delle comunità povere e di assistenza odontoiatrica per altre 3600.” Il Paraguay di Lugo, che aderisce all’Unasur, l’Unione delle Nazioni Sudamericane, non può non far proprie le inquietudini dell’America latina integrazionista rispetto alla crescente presenza militare degli Stati Uniti nella regione, testimoniata anche dal recente accordo statunitense con la Colombia per la costruzione di 7 nuove basi militari nel paese andino. La presenza di 500 militari americani è stata pertanto giudicata inopportuna da Palacio de López, la sede del governo ad Asunción e Lacognata ha tenuto a ribadire a coloro che lo accusano di essere portatore di posizioni estremamente ideologizzate, che il suo ruolo è quello di mantenere l’autonomia di un paese che deve restare sovrano. “Non possono venire medici civili a realizzare gli interventi? Non possono venire civili a costruire le scuole?” si chiede il ministro. “Quello che vogliono fare gli Stati Uniti nel nostro paese non è una politica sociale, nel migliore dei casi è carità” ha detto. A voler essere buoni. Perchè quello che gli Stati Uniti vogliono fare in Paraguay è quello che fanno molto più sfacciatamente in paesi zerbino quali ad esempio la Colombia. Si chiama tattica o strategia in una regione nella quale trovano sempre minori spazi all’interno della sempre maggiore coesione e integrazione economica e politica, ma soprattutto strategica ( e in un prossimo futuro probabilmente anche militare) che si sta organizzando in America latina. Salvo Colombia, Perú,e in parte il Cile in America del Sud sembra veramente che il “cortile” non abbia più intenzione di rimanere tale. Segnali preoccupanti fanno tuttavia pensare che i “falchi” del Nord stiano riorganizzando forze e mezzi. Le fragili democrazie come quella del Paraguay farebbero bene a stringere alleanze più solide ma soprattutto a rafforzare gli appoggi interni, che come l’Honduras ha insegnato, non possono essere più soltanto quelli realizzabili sul piano istituzionale e politico, con alleati dell’ultima ora inaffidabili e corrotti o corruttibili, ma devono necessariamente partire da un ampio consenso della base e dei movimenti sociali del paese, dei movimenti indigeni e delle donne. Quelli che come è avvenuto in Honduras hanno anche, e non è solo enfasi, veramente dato la vita per il ritorno del loro presidente legittimamente eletto. http://www.annalisamelandri.it/dblog/ Fernando Lugo il Presidente Paraguay mar, 29 dicembre 2009 14:07
HONDURAS:laboratorio per la nuova politica nordamericana nel continente![]() HONDURAS : laboratorio per la nuova politica nordamericana nel continente Giorgio TrucchiIndipendentemente da ciò che accadrà durante le prossime settimane e fino al 27 di gennaio, data in cui Porfirio Lobo Sosa, vincitore delle discusse elezioni in Honduras, prenderà possesso di una carica che fino a questo momento quasi nessun paese riconosce, risulta sempre più evidente che quanto successo lo scorso 28 giugno segnerà un significativo passo indietro per il consolidamento della democrazia nel continente latinoamericano. All'interno di questo contesto non si possono non prendere in considerazione le evidenti responsabilità del nuovo governo nordamericano e della sua offensiva per riposizionarsi all'interno del continente. Con il colpo di Stato in Honduras, i poteri forti di questo paese che, insieme agli apparati repressivi e ai suoi alleati internazionali controllano l'economia e la politica honduregna, sono riusciti a frenare un processo emancipativo nel quale per la prima volta nella storia dell'Honduras, le forze vive del paese stavano collaborando con il potere Esecutivo per immaginare e programmare un futuro diverso, proiettandosi verso un progetto di Assemblea Nazionale Costituente includente e marcatamente popolare. Parallelamente, l'Honduras aveva iniziato un percorso per rafforzare l'unità centroamericana e latinoamericana, aderendo al Sistema d'integrazione centroamericano, Sica, a Petrocaribe e all'Alba. Sicuramente troppo per le forze retrograde del paese e del continente che vedevano minacciati i loro interessi storici e lo status quo mantenuto per decadi grazie alla violenza e alla repressione di apparati militari al servizio dei gruppi di potere e dei loro alleati internazionali. In questo contesto non devono quindi sorprendere, ma sicuramente sì indignare, le recenti dichiarazioni della titolare della politica estera del governo nordamericano, Hillary Clinton, durante la sua relazione sui rapporti tra gli Stati Uniti e l'America Latina. "Ci preoccupano i leader che vengono eletti in modo libero e legittimo, ma che poi iniziano a scalfire l'ordine costituzionale e democratico dopo essere stati scelti, il settore privato, il diritto dei cittadini a vivere liberi dalla persecuzione, repressione e di potere partecipare liberamente all'interno delle loro società", ha detto Clinton volgendo il dito accusatore contro il Venezuela, il Nicaragua e, pur senza menzionarli, tutti quei governi che non seguono fedelmente i "consigli" di Washington. Sarebbe interessante potere domandare alla signora Clinton ed al fiammante Premio Nobel per la Pace, che cosa si è voluto dire con queste parole. O per caso non si sono accorti che in Honduras c'è stato un colpo di Stato e che il Presidente legittimo di questo paese continua a rimanere rinchiuso in un'ambasciata, subendo una costante persecuzione? "Ciò che mi preoccupa è capire come riprendere la strada giusta (per chi?), in cui si riconosca che la democrazia non è un tema di singoli leader, ma di esistenza di istituzioni forti", ha sentenziato Clinton nel suo discorso. Come classificherebbe l'amministrazione Obama, che immediatamente ha riconosciuto la legittimità di un processo elettorale spurio, senza osservatori, svolto in un clima di repressione, paura e violenza, in un contesto di rottura costituzionale della quale è stato parte lo stesso Tribunale supremo elettorale, lo stato di terrore in cui vive buona parte della popolazione honduregna che non riconosce l'attuale governo di fatto e che non ha voluto essere complice di questa farsa elettorale, che aveva l'unico obiettivo di legittimare e stabilizzare il colpo di Stato? Sull'Honduras, la titolare del Dipartimento di Stato ha detto che il suo paese ha lavorato in funzione di "un avvicinamento pragmatico, di principi, multilaterale, che si prefiggeva la ricostruzione della democrazia". Di sicuro nessuno l'ha notato e l'unico risultato cercato ed ottenuto con questo "avvicinamento pragmatico" è stato l'annichilamento di tutti i processi di trasformazione avviati ed i risultati raggiunti negli ultimi anni, posizionando strategicamente le proprie pedine, prima su tutte il presidente del Costa Rica, Oscar Arias, per prendere il controllo della situazione a scapito degli sforzi fatti dal primo momento dalla Oea, Onu, i paesi del Sica, dell'Alba e dalle altre istanze del continente latinoamericano. Per completare la farsa montata dal governo di fatto, ora gli Stati Uniti stanno chiedendo che venga messo in pratica il fumoso Accordo Tegucigalpa-San José, installando un governo di unità e riconciliazione che non prevede la presenza di Manuel Zelaya e nemmeno quella dei suoi ministri e consulenti, la maggior parte dei quali costretti a vivere in esilio. Allo stesso tempo, il governo di fatto di Roberto Micheletti ha inviato al Congresso Nazionale un disegno di legge di amnistia, per "ripulire" l'immagine di chi ha violato sistematicamente i diritti umani durante gli ultimi cinque mesi. Una nuova pantomima che si prefigge l'obiettivo di legittimare in modo definitivo il colpo di stato, e che pretende di creare un precedente che sia esempio per il resto del continente. Un manuale del perfetto colpo di Stato stile "ventunesimo secolo", che invia un messaggio molto chiaro su quale sarà la politica dell'amministrazione Obama per l'America Centrale e per il Sud America. Non una guerra aperta e diretta come in Iraq ed Afghanistan, e nemmeno attraverso minacce come la riattivazione dopo 50 anni della famigerata IV Flotta nell'Oceano Atlantico e nei Caraibi, l'installazione delle basi militari in Colombia o con parole dirette come quelle che Hillary Clinton ha rivolto contro chi oserà iniziare o mantenere relazioni d'amicizia con l'Iran. In questo caso si tratta di una guerra subdola, di "bassa intensità", muovendo i fili più infimi della diplomazia e delle catene di agenzie preparate per infiltrare paesi, governi, processi elettorali e movimenti. Una "guerra necessaria e giustificabile", direbbe il presidente Obama. La Resistenza: un bastione necessario Se c'è una cosa che i poteri forti e gli stessi Stati Uniti non avevano calcolato è stata sicuramente la grande capacità di reazione e resistenza del popolo honduregno. Dopo il 27 di gennaio, l'Honduras dovrà necessariamente voltare pagina, entrando in una nuova tappa della sua tormentata storia. Concluso il periodo presidenziale di Manuel Zelaya, sarà il turno di Porfirio Lobo. Un governo molto debole, in mezzo ad una violenta crisi economica, con uno scarso riconoscimento a livello internazionale e ostaggio dei principali autori del golpe del 28 giugno, Stati Uniti inclusi. Proprio in questi giorni Lobo sta disperatamente cercando di convincere Roberto Micheletti - e più di lui chi davvero manovra i fili dietro il Presidente fantoccio - ad abbandonare la carica prima del suo insediamento. Spera così di essere un po' più presentabile agli occhi della comunità internazionale. Di fronte a questo scenario, quella che è stata la Resistenza contro il colpo di Stato, oggi convertitasi nel Fronte nazionale di resistenza popolare, Fnrp, dovrà prepararsi per entrare in questa nuova tappa della lotta e le difficoltà sono già evidenti. La costante e selettiva repressione denunciata a livello internazionale dalle organizzazioni dei diritti umani è un chiaro segnale di quanto i settori retrogradi tradizionali temano questo processo. Lo scorso 4 e 5 dicembre 2009, delegati e delegate di organizzazioni provenienti da tutto il paese hanno iniziato una storica seconda fase della lotta, per rafforzare il processo organizzativo in vista della creazione di una forza politica alternativa ai partiti tradizionali, capace di condurre il paese verso una Assemblea Costituente. Durante queste due giornate di lavoro sono state create varie commissioni e gruppi tematici che hanno iniziato a preparare il lavoro per i prossimi mesi. Al termine dell'attività, il dirigente sindacale e coordinatore del Blocco Popolare, Juan Barahona ha spiegato che "la prima fase della lotta è finita ed ora dobbiamo lavorare su un progetto ideologico e politico, affinché tutti i settori organizzati conoscano a fondo la strada da percorrere insieme. Dobbiamo conoscere a fondo questo percorso ed abbiamo bisogno di una metodologia che ci permetta di arrivare a tutti i settori che si sono schierati contro il colpo di Stato. Una strategia come quella della lumaca (caracol), dal basso verso l'alto, e creare un movimento che faccia tremare i settori golpisti. Dobbiamo approfondire questa nuova strategia - ha continuato Barahona - e proporci di prendere il potere pacificamente prima o durante il prossimo processo elettorale. Per fare ciò dobbiamo lavorare e con molto impegno. Non possiamo dormire sugli allori, ma al contrario dobbiamo mettere questo progetto al primo posto delle nostre priorità", ha concluso. Una nuova tappa della lotta del popolo honduregno è iniziata.
cliccare sotto per vedere il video: "Honduras, semillas de libertad "(prima parte) http://www.annalisamelandri.it/dblog/articolo.asp?articolo=1076 lun, 28 dicembre 2009 22:14
Proteste in Italia contro l’Egitto che blocca gli attivisti diretti a Gaza/Hedy Epstein,.....![]() EGITTO SERVO ISRAELIANO SERVO DELL'IMPERO Proteste in Italia contro l’Egitto che blocca gli attivisti diretti a Gaza Radio citta' aperta 28-12-2009/16:00 --- Manifestazione di protesta questa mattina a Roma davanti all’Ufficio del Turismo dell’Egitto in via Bissolati. E’ solo l’ultima in ordine di tempo di quelle messe in piedi in queste ore in diverse città italiane. L’obiettivo dei manifestanti che hanno affisso bandiere palestinesi, megafontato e distribuito volantini è quello di mettere “sotto pressione” il governo egiziano che ha bloccato questa mattina i 1.400 attivisti giunti da 42 paesi (140 sono gli italiani) al Cairo e che stanno cercando di raggiungere il valico di Rafah – al confine tra Egitto e la Striscia di Gaza- per poter entrare nella Striscia in occasione del primo anniversario devastanti bombardamenti israeliani dell’Operazione Piombo Fuso che portarono all’uccisione di 1.400 palestinesi (in larghissima parte civili tra cui donne e bambini). Gli attivisti della Gaza Freedom March intendono partecipare alle manifestazioni organizzate dai palestinesi nella Striscia di Gaza per ricordare il massacro di un anno fa, ma le autorità egiziane hanno bloccati i pullman e non li lasciano partire. Ieri si è manifestato anche in altre città italiane come Torino (dove ha sede il Museo Egizio), a Bergamo, Varese, Cagliari, Napoli e Palermo. Oggi oltre a Roma è prevista una iniziativa a Milano e nei prossimi giorni a Bologna. Gli attivisti che hanno manifestato davanti all’ufficio del Turismo egiziano a Roma hanno annunciato che se la situazione al Cairo non si sblocca procederanno a nuova proteste verso le autorità egiziane fino a ventilare una campagna di boicottaggio del turismo italiano in Egitto, la principale fonte di introiti dell’economia egiziana. http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3022&Itemid=9
**** EGITTO SERVO DI ISRAELE, EGITTO SERVO DELL'IMPERO **** Hedy Epstein, sopravvissuta all’Olocausto, in sciopero della fame per poter andare a Gaza. Alcune testimonianze dalla Gaza Freedom March ****
28-12-2009/20:58 --- Dovevano raggiungere la grande prigione a cielo aperto che è diventata Gaza negli ultimi tre anni, per testimoniare la loro solidarietà alla popolazione palestinese. Ma il loro viaggio si è fermato, almeno per ora, al Cairo: circa 140 attivisti e volontari italiani sono trattenuti in queste ore nella capitale egiziana, impossibilitati a proseguire fino al valico di Rafah.
http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3023&Itemid=9 dom, 27 dicembre 2009 14:17
Gaza Freedom March: l’Egitto minaccia gli attivisti. Mentre i manifestanti raggiungono Il Cairo...
Gaza Freedom March: l’Egitto minaccia gli attivisti. Mentre i manifestanti raggiungono Il Cairo in Italia le prime iniziative di sostegno
Redazione Radio Città Aperta **** 27-12-2009/11:50 --- Si sta ulteriormente irrigidendo nelle ultime ore la posizione delle autorità egiziane, di pari passo con l’intensificarsi delle pressioni statunitensi e israeliane sul regime fantoccio di Mubarak. Il corrispondente de Il Manifesto in Medio Oriente Michele Giorgio informa che il ministero degli esteri del Cairo ha prima categoricamente vietato l’ingresso a Gaza ai partecipanti alla «Gaza Freedom March» e subito dopo ha revocato l’autorizzazione anche a «Viva Palestina», il convoglio umanitario guidato dal parlamentare britannico socialista George Galloway partito da Londra il 6 dicembre e che, dopo aver attraversato vari paesi europei, Turchia, Siria e Giordania, è giunto il 24 dicembre al porto di Aqaba, pronto ad attraversare il golfo e a percorrere le ultime centinaia di km fino a Rafah. Galloway aveva ricevuto l’assicurazione che il 27 sarebbe entrato nella Striscia di Gaza ma ora gli egiziani sono disposti a far entrare solo gli aiuti e non le persone, peraltro non attraverso Rafah ma per il valico israeliano di Kerem Shalom. Una doppia beffa per chi ha come obiettivo dichiarato proprio quello di rompere il blocco israeliano di Gaza ad un anno esatto da «Piombo fuso». Nonostante l'ulteriore irrigidimento della posizione egiziana, che nelle ultime ore ha confermato che non consentirà né l'accesso alla Striscia di Gaza attraverso il valico di Rafah né altre manifestazioni politiche ai 1400 attivisti che da 43 paesi del mondo stanno convergendo al Cairo, il comitato organizzatore della grande manifestazione internazionale ha confermato che la marcia ci sarà comunque e che sarà utilizzato qualunque mezzo a disposizione per attraversare il confine e violare così un embargo che ormai da tre anni sta strozzando la popolazione palestinese del piccolo territorio assediato da un lato da Israele e dall’altro dall’Egitto. Dall’Italia sono in totale 140 gli attivisti che parteciperanno all’iniziativa, organizzati con il Forum Palestina e con Action for peace; molti di loro sono già arrivati in Egitto a partire da ieri mattina per cominciare a prendere contatto con le delegazioni degli altri paesi e rafforzare le pressioni sul governo egiziano. «Tutte le organizzazioni promotrici hanno confermato l’intenzione di procedere come stabilito» - ha detto al Manifesto Germano Monti, del Forum Palestina - «Il divieto egiziano non è da sottovalutare ma occorre tenere presente che nessuna delegazione entrata a Gaza nell’ultimo anno è mai stata autorizzata preventivamente. Bisogna far crescere la pressione sul governo egiziano affinché revochi un divieto improvviso, motivato con ragioni pretestuose, dopo che da mesi l’associazione (statunitense) Code Pink aveva concordato sia la data di ingresso nella Striscia che quella di uscita». Dello stesso parere l’ex vicepresidente del Parlamento europeo e rappresentante di Action for Peace Luisa Morgantini. «I partecipanti stanno arrivando, l’iniziativa resta in piedi nonostante i grossi ostacoli che sta ponendo il governo egiziano. Noi continueremo a premere sulle autorità locali, cercando di convincerle dell’importanza della nostra iniziativa per la popolazione di Gaza. Dobbiamo auspicare che, con il trascorrere dei giorni, l’atteggiamento egiziano diventi più flessibile». Il 31 Dicembre la Marcia internazionale dovrebbe unirsi ad una grande manifestazione che vedrà migliaia di palestinesi dalla Cisgiordania recarsi al valico di Herez per cercare di oltrepassarlo. **** http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3013&Itemid=9 LETTERA APERTA AL PRESIDENTE MUBARAK DALLA GAZA FREEDOM MARCH 26 dicembre 2009 Egregio Presidente Mubarak: Noi, che rappresentiamo 1.362 persone che arriveranno al Cairo per partecipare alla Gaza Freedom March (Marcia della Libertà di Gaza), ci appelliamo agli Egiziani e alla Sua reputazione di ospitalità. Siamo pacifisti. Non siamo venuti in Egitto per creare problemi o provocare contrasti. Siamo qui perché crediamo che tutta la gente, compresi i Palestinesi di Gaza, dovrebbe avere accesso alle risorse di cui hanno bisogno per vivere con dignità. Ci siamo radunati in Egitto perché eravamo convinti che Lei avrebbe ben accolto e appoggiato il nostro nobile scopo e ci avrebbe aiutato a raggiungere Gaza attraverso il Suo paese. Come individui che credono nella giustizia e nei diritti umani, abbiamo speso le nostre risorse guadagnate con fatica e talvolta scarse, per comprare i biglietti aerei, per pagare le stanze d’albergo e per assicurarci il trasporto, soltanto per solidarietà con i Palestinesi di Gaza che vivono sotto blocco di Israele che li stritola. Siamo dottori, avvocati, studenti, accademici, poeti e musicisti. Siamo giovani e vecchi. Siamo musulmani, cristiani, ebrei, buddisti e laici. Rappresentiamo gruppi della la società civile in molte nazioni che hanno coordinato questo grande progetto con la società civile di Gaza. Abbiamo raccolto decine di migliaia di dollari per aiuti medici, materiali scolastici e capi di abbigliamento invernale per i bambini di Gaza. Ma ci rendiamo conto che oltre all’aiuto materiale, i Palestinesi di Gaza hanno bisogno di appoggio morale. Siamo venuti per offrire questo appoggio nel difficile anniversario di un’invasione che ha recato loro così tanta sofferenza. L’idea della Gaza Freedom March – una marcia non-violenta che passa oltre al attraversamento Israeliano di Erez – è nata durante uno dei nostri viaggi a Gaza nel maggio scorso, un viaggio che è stato facilitato dalla cortesia del Governo egiziano. Da quando si è avuta l’idea della marcia, abbiamo parlato al Suo governo tramite le ambasciate egiziane all’estero e direttamente al Suo Ministero degli Esteri. I suoi rappresentanti sono stati gentili e collaborativi. Ci è stato richiesto di fornire informazioni su tutti i partecipanti: passaporti, date di nascita, professioni, e lo abbiamo fatto in buona fede. Abbiamo risposto a ogni domanda, abbiamo soddisfatto ogni richiesta. Abbiamo lavorato per mesi presupponendo che il Suo governo avrebbe facilitato il nostro passaggio, come aveva fatto in molte altre occasioni. Abbiamo aspettato a lungo una risposta. In quel mentre, il tempo si stava riducendo e dovevamo iniziare a organizzarci. Viaggiare durante il periodo di Natale non è facile nelle nazioni dove molti di noi vivono. I biglietti aerei si devono comprare con settimane, se non con mesi, di anticipo. Questo è ciò che hanno fatto 1.362 persone. Hanno speso il proprio denaro o lo hanno raccolto tra le loro comunità per pagarsi il viaggio. Aggiunga a questo il tempo impiegato, gli sforzi e i sacrifici che fanno queste persone a stare lontano dalle proprie case e dai propri cari durante questo periodo festivo. A Gaza, i gruppi della società civile – studenti, associazioni, donne, agricoltori, gruppi di rifugiati, hanno lavorato senza sosta per mesi per organizzare la marcia. Hanno organizzato workshops, concerti, conferenze stampa, incontri senza fine – e tutto questo con le loro scarse risorse personali. Sono stati sostenuti dalla presenza prevista di così tanti cittadini di tante parti del mondo che sarebbero venuti ad sostenere la loro giusta causa. Se il governo egiziano deciderà di impedire la Gaza Freedom March, tutto questo lavoro e queste spese saranno perdute. E non è tutto. E’ praticamente impossibile, a questo punto avanzato del progetto, impedire a tutte queste persone di andare in Egitto, anche se volessimo. Inoltre, la maggior parte di loro non hanno altri programmi in Egitto se non quello di arrivare a un determinato punto di incontro per poi dirigersi insieme verso il confine con Gaza. Se questi piani verranno cancellati, ci sarà molta sofferenza ingiustificata per i Palestinesi di Gaza e per oltre mille persone che provengono da varie parti del mondo e che non avevano altro che nobili intenzioni. La imploriamo di permettere che la Gaza Freedom March continui in modo che possiamo unirci ai Palestinesi di Gaza per marciare insieme il 31 dicembre 2009. Speriamo davvero di ricevere una risposta positiva da Lei e la ringraziamo per il Suo aiuto. Tighe Barry, Gaza Freedom March coordinator Ehab Lotayef, Gaza Freedom March, Canada Ziyaad Lunat, Gaza Freedom March, Europe Germano Monti, Forum Palestine, Italy David Torres, ECCP, Belgium mer, 23 dicembre 2009 11:00
2010 :L’impero del Nobel Obama prepara nuove guerre e nuovi massacri nel mondo![]() Obama ha ordinato un attacco militare ABC News ha informato che giovedì scorso, 17 dicembre, le Forze Armate statunitensi hanno realizzato due bombardamenti in Yemen, una nazione situata in Medio Oriente, per ordine diretto del Presidente Barack Obama. Questi attacchi sono considerati un’importante scalata nella campagna del governo di Obama contro Al-Qaeda. Funzionari statunitensi hanno segnalato ad ABC che i bersagli di questi attacchi sono stati un paio di presunti campi d’addestramento della organizzazione radicale islamica. Un attivista per i diritti umani dello Yemen ha precisato che nel totale di 64 persone uccise c’erano anche 23 bambini e 17 donne. Pochi giorni fa il Presidente Obama ha insinuato che gli Stati Uniti, molto probabilmente attaccheranno presto lo Yemen. (Informazioni Democracy Now!) **** ![]() **** La Colombia schiera i militari alla frontiera con il Venezuela. "Preparativi contro una aggressione esterna". Chavez lancia l'allarme RCA NEWS **** 22/12/09 11:18:05 --- Il governo colombiano schiera i militari al confine con il Venezuela per “evitare un'aggressione esterna" è quanto ha dichiarato il ministro colombiano della Difesa Gabriel Silva, ammettendo che il Paese latinoamericano ha “una seria vulnerabilità” nei confronti di “eventuali aggressioni esterne” e per questo “non si prepara per aggredire, ma per evitare di subirla”. Una risposta alla denuncia venezuelana che, attraverso il capo di Stato Hugo Chavez, ha espresso una crescente preoccupazione per il rischio di un'aggressione colombiana con il sostegno degli Usa. Le forze armate colombiane si preparano a dispiegare nella zona di frontiera con il Venezuela un migliaio di uomini, tra esercito e aviazione. Un messaggio accolto dal capo di Stato venezuelano Hugo Chavez come una vera e propria minaccia. “Non si tratta di una corsa agli armamenti – ha spiegato Silva – ma del processo di costruzione di una capacità dissuasiva, affinché tutti valutino bene un possibile attacco”. L'esponente del governo ha quindi aggiunto di ritenere “offensivo” il potenziale bellico venezuelano e l'allargamento dell'arsenale di Caracas: “Spendere miliardi di dollari in equipaggiamento militare che non serve per mantenere l'ordine pubblico interno ma per proiettare le proprie forze oltre le frontiere è la definizione tecnica di 'offensivo'”. Il ministro ha quindi aggiunto che la rinnovata attenzione per il nemico “esterno” non deve però significare abbassare la guardia nei confronti della guerriglia: “La mia principale preoccupazione – ha dichiarato al quotidiano El Tiempo – è che davanti al rischio di eventuali aggressioni esterne, ci si dimentichi del fatto che il compito all'interno dei confini non è ancora concluso. Ci manca ancora molta strada prima di aver consolidato la politica della sicurezza democratica”. http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=2981&Itemid=9
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dom, 20 dicembre 2009 20:06
IL DISCORSO DI CHAVEZ AL VERTICE FALLIMENTARE SUL CLIMA A COPENAGHEN![]()
dom, 20 dicembre 2009 15:36
ATTENZIONE !Berluskoni vuol far chiudere i siti sul tema:il Sangue di Berluskoni è una montatura.![]() **** Impediamo al Dittatore di questa nuova repubblica di banane e ai suoi complici fascisti di chiudere i siti web che lo disturbano, un futuro di “RESISTENZA” ci aspetta e per questo pubblichiamo volentieri questa e mail che abbiamo ricevuto e già fatto circolare in lungo e largo in facebook..
**** E mail ricevuta il 17/12/2009 ??? IL SANGUE DI BERLUSCONI E’ TUTTA UNA MONTATURA ??? --- !!! MEDITATE GENTE, MEDITATE !!! --- **** Io sono convinta che questa sia tutta una montatura. Lui uscirà dopo le vacanze con la faccia ripulita. E reciterà la parte del martire e della vittima. Anna – Milano - 16-12-2009 **** GUARDATE QUESTI LINK: **** http://andreainforma.blogspot.com/2009/12/e-se-laggressione-berlusconi-fosse-una.html **** http://strakerenemy.blogspot.com/2009/12/laggressione-berlusconi-e-una-montatura.html **** http://cospirazionista.blogspot.com/2009/12/laggressione-berlusconi-e-una-montatura.html **** http://www.diggita.it/story.php?title=Aggressione_Berlusconi-_E_se_fosse_tutta_una_montatura **** http://eretici.blogspot.com/2009/12/berlusconi-aggressione-vera-o-tutta-una.html **** http://aceontheriver.splinder.com/post/21879844/L%27aggressione+a+Berlusconi+%C3%A8+ **** http://aceontheriver.splinder.com/ **** Mezzo litro di sangue perso, come ha detto il suo medico, è tantissimo! Quando lui è uscito dall’auto ha smesso di sanguinare, per cui se avesse perso mezzo litro di sangue in quel poco tempo, il sangue avrebbe intriso il colletto che invece era immacolato. Dopo una botta del genere, con un oggetto pesante scagliato da lontano, non dovrebbe gonfiarsi tutta parte colpita, e anche gonfiarsi parecchio? Ad esempio, io alcuni anni or sono ho subito un colpo al naso con frattura, e mi si è gonfiato tutto subito. Sarebbe il caso che qualche magistrato milanese aprisse un’inchiesta su ciò che dicono i link suddetti! Innanzitutto per allontanare ogni sospetto di grave imbroglio mediatico, anche nell'interesse stesso della onorabilità e attendibilità di Berlusconi. Al Presidente Berlusconi, se è tutto vero, gli auguro una pronta guarigione, e Buon Natale… Diversamente, se è tutta una messinscena per le fiction televisive del popolo italiota, è bene che lui sappia che la verità prima o poi viene sempre a galla! (Passaparola e Buon 2010). **** Stessa e mail ricevuta il 18 dicembre 2009 **** Io sono convinta che questa sia tutta una montatura. Lui uscirà dopo le vacanze con la faccia ripulita. E reciterà la parte del martire e della vittima. Anna – Milano - 16-12-2009 **** ATTENZIONE... BERLUSKA VUOLE FARE CHIUDERE I SEGUENTI SITI SUL TEMA : IL SANGUE DI BERLUSCONI E’ TUTTA UNA MONTATURA . **** http://andreainforma.blogspot.com/2009/12/e-se-laggressione-berlusconi-fosse-una.html **** http://strakerenemy.blogspot.com/2009/12/laggressione-berlusconi-e-una-montatura.html **** http://cospirazionista.blogspot.com/2009/12/laggressione-berlusconi-e-una-montatura.html **** http://www.diggita.it/story.php?title=Aggressione_Berlusconi-_E_se_fosse_tutta_una_montatura **** http://eretici.blogspot.com/2009/12/berlusconi-aggressione-vera-o-tutta-una.html **** http://aceontheriver.splinder.com/post/21879844/L%27aggressione+a+Berlusconi+%C3%A8+ **** http://aceontheriver.splinder.com/ **** Mezzo litro di sangue perso, come ha dichiarato il suo medico, è tantissimo! Quando lui esce dall’auto ha smesso di sanguinare, per cui se avesse perso mezzo litro di sangue in quel poco tempo, al massimo uno o due minuti, il sangue avrebbe intriso tutto il colletto. Dopo una botta del genere, con un oggetto scagliato da lontano, non dovrebbe gonfiarsi tutta parte colpita, e anche gonfiarsi parecchio? Ad esempio, io alcuni anni or sono ho subito un colpo al naso con frattura, e mi si è gonfiato tutto subitissimo. Sarebbe il caso che qualche magistrato milanese aprisse un’inchiesta su queste ipotesi! Innanzitutto per allontanare ogni sospetto di imbroglio mediatico, anche nell'interesse stesso della onorabilità e attendibilità di Berlusconi. Al Presidente Berlusconi, se è tutto vero, gli auguro pronta guarigione e Buon Natale… Diversamente, se è tutta una messinscena per le fiction televisive del popolo italiota, è bene avvertire che la verità viene sempre a galla, prima o poi! - sab, 19 dicembre 2009 18:34
PALESTINA/GAZA: In marcia per la libertà ’!/Terra avvelenata dai bombardamenti israeliani
![]() GAZA: IN MARCIA PER LA LIBERTA’! Firmate l’appello di sostegno alla Gaza Freedom March (dicembre/gennaio)
Amnesty International ha definito il blocco di Gaza come una "forma di punizione collettiva dell’intera popolazione di Gaza, una flagrante violazione degli obblighi di Israele secondo la Quarta Convenzione di Ginevra”. Human Rights Watch ha definito il blocco come una "seria violazione della legalità internazionale". L’Inviato Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani nei Territori Palestinesi Occupati, Richard Falk, ha condannato l’assedio israeliano di Gaza come un “crimine contro l’umanità”. L’ex Presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter ha detto che i Palestinesi intrappolati a Gaza sono trattati "come animali" ed ha fatto appello per "la fine dell’assedio di Gaza" che sta privando "un milione e mezzo di persone dei loro bisogni vitali". La verità è che il Diritto internazionale avrebbe dovuto imporre la fine dell’occupazione, perché la fine dell’occupazione militare e coloniale è una delle principali condizioni per stabilire una pace giusta e duratura. Per oltre sei decenni, il popolo palestinese si è visto negare la libertà, il diritto all’autodeterminazione, all’uguaglianza ed al ritorno delle centinaia di migliaia di Palestinesi cacciati con la forza dalle loro case durante la creazione di Israele nel 1947- 48 e nelle occupazioni successive. Primi firmatari: l’Associazione Americana dei Giuristi, gli Ebrei Americani per una Pace Giusta, gli Australiani per la Palestina, la Federazione Autonoma dei Lavoratori di Haiti, l’Alleanza canadese per la Pace, il Movimento Gaza Libera di Cipro, l’International Solidarity Movement, il Comitato Israeliano contro la Demolizione delle Case di Israele, Gran Bretagna e Stati Uniti, gli Ebrei contro l’Occupazione di Sydney (Australia), la Voce Ebraica per una Pace Giusta (Austria), la Fondazione Rachel Corrie, l’associazione statunitense dei Veterani per la Pace, l’organizzazione israeliana Yesh G’vul, l’associazione francese Europalestine. Si tratta di un elenco assolutamente parziale, come parziale è l’elenco delle personalità che sostengono la Gaza Freedom March, che qui riportiamo: Ali Abunimah, scrittore e cofondatore di Electronic Intifada; il Dr. Patch Adams (a cui è ispirato il celebre film interpretato da Robin Williams); il poeta siriano Adonis; lo scrittore inglese Tariq Ali; Mustafa Barghouti, deputato del Consiglio Legislativo Palestinese; Omar Barghouti, fondatore della Campagna Palestinese per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS); Tony Benn, ex parlamentare inglese e presidente della UK Stop the War Coalition; Medea Benjamin, cofondatrice di Global Exchange e di CODEPINK; Sergio Cararo, giornalista italiano e cofondatore del Forum Palestina; Noam Chomsky, linguista e scrittore; Ramsey Clark, ex Ministro della Giustizaia U.S.A.; Jonathan Cook, giornalista (Gran Bretagna); Cindy e Craig Corrie, genitori di Rachel Corrie e fondatori dell’omonima Fondazione; Luigi De Magistris, Deputato Europeo; John Dugard, professore di diritto Internazionale ed ex giudice della Corte Internazionale di Giustiza, relatore speciale per la Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite; George Galloway, deputato del parlamento britannico; Arun Gandhi, fondatore del Gandhi Institute for Nonviolence; Jeff Halper, fondatore del Comitato Israeliano Contro la demolizione delle Case; Aki Kaurismaki, regista; Dina Kennedy, coordinatore U.S.A. del Free Gaza Movement e membro dell’Associazione Donne Americane e Palestinesi; Naomi Klein, scrittrice; Ken Loach, regista; Mairead Maguire, premio Nobel per la Pace; Germano Monti, cofondatore del Forum Palestina (Italia); Luisa Morgantini, ex vicepresidente del Parlamento Europeo; Ralph Nader, avvocato, scrittore ed ex candidato alla Presidenza degli Stati Uniti; Gianni Vattimo, filosofo e Deputato Europeo; Gore Vidal, scrittore; padre Louis Vitale, frate Francescano, di Pace e Bene Nonviolence Service; Emidia Papi, coordinamento nazionale RdB/CUB; Luciano Vasapollo, docente dell'università di Roma La Sapienza; Howard Zinn, storico e scrittore; Fabio Marcelli, vicesegretario associazione internazionale giuristi democratici; Domenico Losurdo, filosofo, Università di Urbino; Maurizio Musolino, responsabile Medio Oriente del PdCI; Manlio Dinucci, saggista ; Marco Rizzo, portavoce di Sinistra Popolare; Mimmo Provenzano, coord. nazionale Rete dei Comunisti ; Vittorio Agnoletto (ex Deputato europeo); Andrea Viola (Sinistra Popolare Liguria); Andrea Genovali (Resp.le Relazioni Internazionali PdCI); Francesco Maringiò (Resp.le Solidarietà Internazionale PRC); Alexander Hobel (Ricercatore); Associazione Gazzella onlus .............. Indicazioni per chi non può partecipare ma vuole sostenere l'iniziativa Per sottoscrivere per la partecipazione e l’informazione della delegazione italiana alla Gaza Freedom March, utilizzate il conto corrente postale n. 47209002, intestato a Monti Germano, specificando nella causale “Gaza Freedom March”, comunicando l’avvenuto versamento a gazaliberasubito@libero.it. L’elenco delle sottoscrizioni verrà pubblicato sul sito del Forum Palestina (www.forumpalestina.org).
Quella terra avvelenata dai bombardamenti israeliani su Gaza Presentata una denuncia impressionante sugli effetti delle nuove armi usate dalle truppe israeliane di Sergio Cararo* Residui di elementi con effetti cancerogeni o mutageni in misure enormemente superiori alla media e con effetti devastanti sulla popolazione attuale e le generazioni future. E’ questo il risultato di una ricerca scientifica sul campo effettuata da un gruppo di scienziati italiani sui crateri lasciati dalle bombe israeliane su Gaza in questi anni. I risultati della ricerca sono stati presentati questa mattina a Roma collegati in videoconferenza con la Striscia di Gaza. I professori Paola Manduca (università di Genova), Mario Barbieri (del CNR) e Maurizio Barbieri (università di Roma “La Sapienza) hanno illustrato gli sconvolgenti risultati delle ricerche che hanno condotto prelevando i residui sui crateri delle bombe israeliane sia nel 2006 che durante l’operazione “Piombo Fuso” a cavallo tra il 2008 e il 2009. I confronti tra la presenza media sul terreno e quella riscontrata dagli scienziati dopo i bombardamenti su non lascia dubbi. Nei crateri di Beit Hanoun, Jabalya e Tufah ci sono residui di Tungsteno e Mercurio (producono effetti tossici e cancerogeni) in misura tra 20 e 42 volte superiore alla media il primo e tra 8 e 16 volte superiore il secondo. Ed ancora: Molibdeno (presente tra 25 e 3.000 volte il livello medio presente nel suolo) che è tossico per gli spermatozoi e produce elevati effetti sulla spermatogenesi. Non è finita: Cadmio – cancerogeno – presente fino a 7,3 volte superiore alla media; Cobalto – ha effetti mutageni e può causare la rottura della catena del dna – in misura 5 volte superiore a quella normale; Nichel, Manganese – di cui alcuni componenti sono cancerogeni – due volte superiori al livello medio. Sulla presenza di Stronzio è stata rilevata una quantità anomala ma non è stato possibile fare confronti con dati precedenti. Insomma la terra di Gaza è stata avvelenata dai componenti chimici con cui sono composta le bombe usate dalle forze armate israeliane ed ai loro effetti immediati (centinaia di morti, di feriti, di mutilati) si devono aggiungere gli effetti nel tempo provocati da materiali cancerogeni e mutageni presenti in quantità rilevanti. “Il nostro studio – spiega Paola Manduca, che insegna genetica all'università di Genova, portavoce del New Weapons Research Group – indica una presenza anomala di elementi tossici nelterreno. Occorre intervenire subito per limitare le conseguenze della contaminazione su persone, animali, e colture. Occorrono strategie di sostegno per le persone contaminate. Auspichiamo –aggiunge – che le indagini fino ad ora svolte dalla commissione Goldstone, voluta dalle Nazioni unite, vadano oltre l’analisi del rispetto dei diritti umani, e prendano in considerazione e gli effetti sull’ambiente provocati dall'uso di varie tipologie di bombe e le ricadute sulla popolazione nel tempo. Una rapida raccolta di dati può essere realizzata secondo modalità che molti scienziati possono descrivere agevolmente e programmare”. La drammatica denuncia degli scienziati italiani del Newweapons Committee che analizzano proprio gli effetti delle nuove armi, è stata fatta in collegamento video con Gaza dove erano presenti il Ministro della salute palestinese, il prof. Samir Rafiki esperto di ambiente, Nassam Khalaf deputato del Ministero della salute ed altri scienziati e medici palestinesi. A Gaza erano presenti diversi network televisivi internazionali come Al Jazeera e BBC. In Italia alla videoconferenza erano presenti solo giornalisti e mediattivisti dei mezzi di comunicazioni di massa alternativi. Ad un anno dai bombardamenti israeliani e dal massacro di Gaza (1.400 palestinesi uccisi), le complicità di cui i crimini di guerra israeliani godono nel nostro paese sono ancora forti. Un motivo di più per spezzare l’assedio materiale, politico e mediatico a cui da troppo tempo i palestinesi di Gaza. Anche a questo servirà la “Gaza Freedom March” che a fine dicembre romperà l’assedio della Striscia con centinaia di attivisti provenienti da tutto il mondo che entreranno a Gaza. |
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