Internazionalismo militante

Non siamo solo sostenitori di Cuba e la sua rivoluzione , nello spirito del"CHE" sosteniamo e diffondiamo l'altra informazione sui movimenti di liberazione che lottano contro l'oppressione imperialista nel mondo, dalla Palestina , al Chiapas, al Farc in Colombia,al PKK,............. su Cuba vedi: http://associazionecubarriva.leonardo.it/blog........“lasciatemi dire, a rischio di sembrare ridicolo, che il vero rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti dÂ’amore. è impossibile pensare a un rivoluzionario autentico privo di questa  qualità Â… Bisogna lottare tutti i giorni perché questo amore per lÂ’umanità si trasformi in atti concreti, in atti che servono di esempio, di mobilitazione” “Ernesto CHE Guevara”

ANTIFASCISMO:Torino, impedito banchetto di CasaPound.Scontri con fascisti e polizia.Contestata ....

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Torino, impedito banchetto di CasaPound. Scontri con fascisti e polizia. Contestata la Lega, altre cariche

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Fonte: Infoaut

24 ott. ore 16:00. Una mobilitazione antifascista volante, messa in piede in nemmeno 24 ore in seguito alla provocazione annunciata dai fascisti di CasaPound di tenere un banchetto nel centro torinese. Circa 200 antifascist* si sono quindi dati appuntamento in piazza Castello intorno alle 14, da dove si sono mossi in direzione di piazza San Carlo, dove avrebbe dovuto tenersi l'iniziativa fascista.

Camionette e poliziotti a difesa di una decina di fascisti di CasaPound, nascosti dietro lo schieramento poliziesco ma individuati dai compagni e dalle compagne. Il presidio antifascista ha quindi deciso di muoversi repentinamente, facendo il giro dell'isolato e sorprendendo alle spalle i fascisti. C'è stato un momento di scontro degli antifascisti contro il fascisti di CasaPound, intermezzato dalle cariche della polizia. Per una ventina di minuti gli antifascisti sono stati divisi in 2 tronconi, tensione palpabile e qualche manganellata, si sono poi riusciti a ricomporre nuovamente in piazza San Carlo.

La volante mobilitazione antifascista è riuscita nel suo intento, di impedire il banchetto di CasaPound, di sottrarre fisicamente e culturalmente ogni spazio di agibilità politica. Presenza inaccettabile che si è cacciata via, nonostante la compromettente ed evidente congiunzione tra fascisti e polizia, con i primi a fedele loro protezione ed i secondi "legittimati" a stare in piazza con mazze catene e cinghie.

In queste stesse ore, un corteo antifascista sta attraversando le strade di Pistoia  per pretendere la liberazione di 3 compagn*, ingiustamente accusati di aver devastato una sede di CasaPound. L'appuntamento antifascista di Torino ha voluto quindi essere anche un ponte con quel che si sta dando a Pistoia.

 Aggiornamento ore 16:30. Prosegue la mobilitazione antifascista e antirazzista nella piazza torinese. Il presidio di compagni e compagne, incassato il risultato della fuga dei fascisti di CasaPound, ha infatti deciso di muoversi e ritornare in direzione di piazza Castello. Strada sulla quale si è incontrata la presenza di un banchetto della Lega Nord, prontamente ribaltato in segno di assoluto disgusto del carattere razzista e xenofobo del partito di governo. Inoltre, la presenza delle camice verdi della Lega era anche suggellata dalla richiesta di sgombero della micro-clinica Fatih al csoa Gabrio...

Tutto ciò ha ovviamente rifatto salire la tensione, la polizia è tornata a caricare il presidio antifascista e antirazzista, un fronteggiamento che ha rifatto partire le manganellate della celere. Ma dinnanzi a ciò, nel salotto della città, si sono levate non poche voci di disprezzo nei confronti della Lega Nord e di biasimo per le forze dell'ordine da parte delle tante persone presenti per le strade del sabato pomeriggio.

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2° FESTA ANTIFASCISTA a Monterotondo M.mo (GR) il 23/24 0ttobre"PER NON PERDERE LA MEMORIA"

 

Coordinamento antifascista Alta Maremma / Alta Val di Cecina

In collaborazione con il comune di Monterotondo Marittimo

“Per non perder la memoria”

Monterotondo Marittimo – Sala ARCI

2° FESTA ANTIFASCISTA

 

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ANTIRAZZISTA

…. E’ IMPORTANTE RICORDARE; RICORDARE NON PER RINFOCOLARE ODI E ALIMENTARE RANCORI, MA PER NON PERDERE LA MEMORIA DI CIO’ CHE  E’ STATO E PERCHE’ QUESTO NON POSSA ACCADERE PIU’.

“Primo Levi”

Venerdi 23 ottobre 2009 : 

ore 10,30  - Teatro “IL CILIEGIO” : Incontro con il partigiano Luigi TARTAGLI della |||° Brigata Garibaldi “Camicia Rossa” e il Cantore della Resistenza Pardo FORNACIARI.

ore 18,00Confrontiamoci sul razzismo - Incontro con Falilou NDYAE (Responsabile Comunità Senegalese Follonica) e Abdellah BERRIRIA (Pres. Associazione Marocchini “Assalam” di Piombino ). Coordina Gianluca Quaglierini (Centro di Solidarietà Internazionalista Alta Maremma)

ore 19,00 - Cena Internazionalista.

ore 22,00 - Concerto de “I MATTI DELLE GIUNCAIE”

Sabato 24 ottobre 2009:

Ore 18,00La Resistenza nel nostro territorio: testimonianza del partigiano Luigi TARTAGLI della |||° brigata Garibaldi “Camicia Rossa”.

Ore 19,00 - Cena Popolare.

Dalle 22,00 -  SOTTO ASSEDIO – Teatro col Gruppo “Volgiti che fai” basato sulla Resistenza Viterbese alle squadre Fasciste, con presentazione in anteprima del libro omonimo. Regia di Antonello Ricci  - A seguire : Musica popolare acustica con “I SUONATORI DELLA BOSCAGLIA” .

Mostra permanente di memoria storica locale.

 

ANTIFASCISMO:Napoli rifiuta i fascisti,scontri e feriti/in Honduras attenzione al gorilla Micheletti

Napoli rifiuta i fascisti! Migliaia in piazza contro Casapound, scontri e feriti

Marco Santopadre, Radio Città Aperta

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30-09-2009/20:59 --- "Le 4 giornate di Napoli", così le realtà antifasciste napoletane hanno intitolato la mobilitazione sviluppata su più giorni iniziata lo scorso 27 settembre e conclusasi oggi con un grande corteo per le strade del capoluogo partenopeo. Naturalmente il nome richiama simbolicamente alle straordinarie "4 giornate di Napoli" del 27-30 settembre 1943 che portò migliaia di napoletani, con gli scugnizzi in prima fila, a scendere direttamente in campo contro fascisti e nazisti, poi cacciati dalla sollevazione popolare in uno dei momenti più significativi della Resistenza. La protesta è partita a metà settembre, immediatamente dopo l’occupazione dell'ex monastero in Salita San Raffaele, nel quartiere Materdei, da parte degli estremisti di destra di Casapound.
Napoli ha da subito dimostrato con una serie di proteste ed iniziative di vario genere, a partire dal 12 settembre (cioè nel giorno stesso della cosiddetta ‘occupazione non conforme’), che i fascisti nel quartiere non vengono tollerati. Dopo le iniziative dei giorni scorsi questa mattina migliaia di persone (5000 per gli organizzatori, 1500 per la Polizia) si sono dati appuntamento a Piazza Dante per un grande corteo promosso dai coordinamenti antifascisti, dai centri sociali, dai sindacati di base, dal movimento dei disoccupati e dai collettivi studenteschi, alla quale hanno aderito associazioni e comitati del quartiere Materdei. Migliaia di persone hanno sfilato dietro lo striscione "Napoli ripudia fascismo, razzismo e omofobia". Molti manifestanti indossavano mascherine di carta a forma di teschio con scritto 'Mai più fascismo'. La richiesta, da giorni, non è alle autorità affinché sgomberino il covo fascista; è il quartiere che tramite la mobilitazione popolare e capillare vuole espellere quello che considera un inaccettabile e intollerabile corpo estraneo. Come racconta il sito
www.infoaut.org prima dell'inizio del corteo è arrivato anche l'assessore regionale alle Politiche sociali, Corrado Gabriele: alla domanda se si trovasse alla manifestazione in rappresentanza della Regione, dell'assessorato, o come comune cittadino, ha risposto ironicamente: "Sono qui come antifascista. La città non merita la medaglia d'oro per la Resistenza. I partiti si arrovellano per le candidature invece di stare qui. Non fanno paura i quattro ragazzini ma questi politici". Lungo Sant'Agostino degli Scalzi in prossimità di Salita San Raffaele, il corteo antifascista, protetto da caschi e da scudi di plexiglass sui quali erano incollate foto di immigrati e delle vittime dell’Olocausto, ha provato a sfondare un cordone di poliziotti per avvicinarsi il più possibile all'occupazione di CasaPound. Ma i reparti mobili avevano l’ordine di impedire l’avvicinamento dei manifestanti al covo di estrema destra e quindi la polizia ha respinto gli antifascisti: ne è nato un lungo lancio di petardi, fumogeni, bottiglie e sanpietrini contro le forze dell'ordine, le quali hanno sparato alcuni lacrimogeni e caricato con i manganelli. Alla fine degli scontri con le forze dell'ordine sono sei i manifestanti feriti, di cui due ospedalizzati, uno con sette punti per una ferita alla testa. In un comunicato emesso nel pomeriggio la Rete napoletana contro il fascismo ricorda che il corteo era sfilato fino all’ultimo in maniera pacifica, e che la situazione è degenerata quando in via Santa Teresa i partecipanti hanno chiesto di deporre una targa in onore di Maddalena Cerasuolo, eroina delle IV giornate del 1943. "La polizia ha negato questa possibilità - dicono in una nota - sostenendo che potevano esserci provocazioni verso la delegazione di neofascisti che occupa l'ex convento”.
Dopo le cariche a Santa Teresa degli Scalzi alcuni manifestanti hanno realizzato un blocco stradale: cassonetti dell'immondizia sono stati ribaltati, segnali stradali usati per l'improvvisata barricata.
In mattinata una lunga intervista allo scrittore Erri De Luca comparsa sulle pagine cittadine di Repubblica aveva detto ciò che molti pensano: «L´intero rione Materdei si deve ribellare a CasaPound, non è il Comune che deve cacciare quei ragazzi». Nell’intervista De Luca contesta l´occupazione dell´ex convento e chiede al quartiere di liberarsi «dai nostalgici del fascismo». E poi più avanti dice: «È curioso che un gruppo di estrema destra cerchi di impossessarsi delle forme di lotta della sinistra. L´occupazione abusiva è un´arma del Partito comunista, della sinistra rivoluzionaria e dei movimenti operai, non capisco cosa ci faccia in mano a ragazzi neofascisti. È solo uno scadente tentativo di imitazione.” Quando l’intervistatore gli chiede perché non chieda lo sgombero ad esempio del centro sociale di sinistra Officina 99 risponde: «Sono favorevole all´illegalità esercitata dal basso per ottenere dei diritti. Trovo pericolosa quella fatta dall´alto con la copertura del consenso elettorale, spesso impunita. Il problema non è la legalità del gesto ma l´ideologia che lo genera: CasaPound è un gruppo nostalgico del fascismo, ostile in maniera xenofoba verso gli immigrati e le minoranze. (...) CasaPound è portatrice di violenza, pretende di suscitare odio e avversione. Officina nasceva dall´idea di creare un centro di vita giovanile, basato su ideali comuni, solidarietà e spinte culturali. Ha un atteggiamento positivo nei confronti della città. I ragazzi di Gianturco mi fanno un favore a chiedermi di stare dalla loro parte».

Napoli non è la sola città che si ribella al colonialismo territoriale dei fascisti di Casapound: sabato scorso, 26 Settembre, un nutrito gruppo di antifascisti è riuscito infatti ad impedire un'assemblea pubblica sul tema de l'"Euflazione" (?) organizzata a Parma sempre da Casapound Italia. Nel primo pomeriggio si sabato, su indicazione del Comitato antifascista del quartiere Montanara, hanno cominciato a riunirsi i primi compagni nei pressi della sede fascista. Dopo un paio d'ore, il numero è aumentato arrivando a più di cinquanta: giovani dei vari collettivi cittadini ma anche semplici abitanti del quartiere e anziani che il fascismo lo hanno vissuto e non ne vogliono più sentir parlare. Verso le 18,30 arriva un gruppetto di neofascisti che, visto il presidio di massa, per circa un’ora rimangono alla larga dalla loro sede, dove riescono ad entrare solo perché scortati da un ingente schieramento di polizia nel frattempo sopraggiunto, come spesso avviene, per proteggere i militanti di Casapound

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Honduras, attenzione al gorilla Roberto Micheletti!

È difficile pensare a un gorilla più gorilla di Roberto Micheletti, il dittatore di Bergamo alta, acclamato dal TG2 (per il quale paghiamo il canone) per il suo golpe e le sue violazioni dei diritti umani a Tegucigalpa. Tanto più la sua ora si avvicina alla fine, tanto più lui, uomo tutto d’un pezzo, non fa un passo indietro e dimostra, per esempio, di non aver mai sentito parlare di inviolabilità di sedi diplomatiche facendo assaltare quella brasiliana.

Da quando il presidente legittimo Manuel Zelaya è tornato in patria, ospitato dall’Ambasciata del Brasile, ne ha fatte di tutti i colori. Ha represso, tanto per cambiare, selvaggiamente l’opposizione indurendo i contorni già sinistri di una dittatura difesa solo da un’internazionale nera che va dalle lobby del partito repubblicano statunitense al governo peruviano di Alan García all’ “Associazione bergamaschi nel mondo”. Una dittatura che fa solo strepitare l’imbelle diplomazia internazionale che da tre mesi lo isola ma non lo costringe alla resa, mentre invece la Resistenza al golpe, pur pagando prezzi altissimi, non fa un passo indietro.

http://www.gennarocarotenuto.it/

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Nuove proteste in Honduras sotto stato di assedio

(Prensa Latina) Il Fronte Nazionale contro il golpe di Stato dell’Honduras ha confermato che oggi le manifestazioni in richiesta dell'ordine costituzionale continueranno, a dispetto della sospensione delle garanzie stabilite dalla Magna Carta. La decisione è stata confermata in un comunicato di questa vasta alleanza di organizzazioni popolari che questo martedì realizza la sua giornata consecutiva numero 94 contro il golpe castrense del 28 giugno passato.  
“Rinnoviamo il nostro compromesso di mantenere la lotta popolare fino ad ottenere la nuova fondazione dell’Honduras come paese in cammino verso la liberazione delle oligarchie, che hanno oppresso storicamente il popolo, sottolinea il documento.  
Il governo de facto ha decretato lo stato di assedio questo fine settimana, quando ha autorizzato alla polizia ed alle forze armate a disperdere le manifestazioni, arrestare senza accuse e chiudere i mezzi di stampa oppositori.  
In un'assemblea con i dirigenti di tutto il paese, il Fronte ha deciso, questa domenica, di uscire ed andare verso la capitale questo lunedì, ma quando si sono concentrati, sono stati accerchiati da diversi contingenti di poliziotti antisommossa.  
I manifestanti hanno fatto un sit-in di fronte alla sede dell'Università Pedagogica Nazionale, sotto la stretta vigilanza di centinaia di agenti, che hanno chiuso gli accessi al luogo, con l’appoggio di un carro armato lancia acqua.  
Nonostante, dopo negoziare con gli ufficiali sono stati autorizzati ad andare in fila indiana verso una sede sindacale, ma alla fine hanno occupato una corsia del Viale delle forze armate, dove hanno avanzato circa tre chilometri.  
Il governo ha decretato lo stato di assedio per 45 giorni in un tentativo di ostacolare la mobilitazione popolare, ma la popolazione ha continuato a uscire sulle starde all'interno del paese, d’accordo con le indicazioni dei dirigenti popolari.  
Si sono sbagliati di popolo, ha detto uno degli attivisti del Fronte, Amilcar Espinoza, che ha assicurato che i golpisti hanno creduto che le proteste popolari sarebbero durate appena tre giorni.  
I manifestanti hanno anche inviato dei messaggi solidali al presidente costituzionale, Manuel Zelaya, che è ritornato di sorpresa il giorno 21 ed ha chiesto protezione all'ambasciata del Brasile, dove si incontra assediato da otto giorni.  
“Mel, amico, il popolo sta con te”, “Mel, sopporta, che il popolo si ribella”, ha affermato la moltitudine di fronte ai poliziotti antisommossa. (Mel è il soprannome del presidente tra i suoi sostenitori).  
Il governo de facto ha chiuso l'emittente Radio Globo ed il canale 36 della televisione, Cholusat Sur, i due unici mezzi di comunicazione della capitale che davano copertura delle manifestazioni antigolpiste.  
La stazione radio continua a trasmettere mediante le reti di Internet.  
Ig/rl 

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 Zelaya unico legittimo Presindente dell’Honduras

BASI USA:In Ecuador si chiudono,in Colombia si aprono./Chavez denuncia piano aggressivo al Venezuela

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                              Foto inserita da associazione Villetta per Cuba c.lo Piombino(LI)

BASI MILITARI USA

In Ecuador si chiudono, in Colombia si aprono

Gennaro Carotenuto

In osservanza alla nuova Costituzione ecuadoriana arriva lo storico
momento della chiusura della base statunitense di Manta, la più
importante base militare in tutta l’America Latina.
Come risposta, in Colombia Álvaro Uribe mette a disposizione delle armi nordamericane le migliori postazioni del paese.
Il giorno 17 luglio un aereo P3 Orione della Marina statunitense ha
completato l’ultimo volo operativo atterrando a Manta alla presenza di
autorità ecuadoriane e statunitensi. Le operazioni di trasloco
cominciate questa settimana si concluderanno il 18 settembre. Dopo di
allora nessun militare straniero potrà più operare in territorio
ecuadoriano in osservanza alla Costituzione del paese andino che sta
disegnando per Manta un futuro che potrebbe essere molto prospero:
diventare l’hub dei voli tra l’Asia e l’America Latina.
Visto dall’Italia (ma non dalla Maddalena) ricorda il “buttiamo a mare
le basi americane” degli anni ‘60 per l’uscita dalla NATO con battaglie
sempre più minoritarie e romantiche. Le basi, statunitensi e della NATO,
da noi invece sono lì per rimanere e con difficoltà si troverebbe
oggi in Parlamento un solo parlamentare disposto a chiederne, anche solo inmaniera formale, la chiusura, nonostante la presenza di bombe atomiche e di altri obbrobri completamente sottratti alla nostra sovranità popolare.
Visto da un paese povero, dipendente e perfino ancora dollarizzato
Nell’economia come l’Ecuador, la chiusura della base statunitense di
Manta è parola viva, dignità popolare che si fa maggioranza politica,
sovranità e precetto costituzionale.
Sbaglia però chi pensa che il Comando Sud possa avere problemi di
operatività con l’uscita dall’Ecuador. Contestualmente all’abbandono di
Manta il governo colombiano di Álvaro Uribe ha messo a disposizione non
una ma tre delle migliori basi in territorio colombiano perché questo
possa continuare indisturbato a sorvegliare e minacciare l’America
Latina, utilizzando il problema del narcotraffico come scusa per
legittimare la penetrazione nella regione.
Molti gli interessi in gioco. Tra Colombia e Stati Uniti è in ballo
L’applicazione del Trattato di Libero Commercio, alla entrata in vigore
del quale il parlamento statunitense sta facendo resistenza. Inoltre,
essendo il paese sudamericano uno dei principali violatori di diritti
umani al mondo molti osservatori mettono in dubbio da anni che possa
continuare ad essere tra i principali recettori di aiuti militari
statunitensi, che invece, con appena qualche titubanza, continuano a
giungere in gran numero. Inoltre, se per il governo colombiano, la
repentina concessione delle basi, scavalcando il parlamento, sarebbe in
osservanza sia della Costituzione che della legge del paese, forti dubbi
si elevano dal resto della nazione sulla legittimità dell’accordo.
In ogni caso almeno 800 soldati e 600 contrattisti civili, tutti dotati
di completa immunità per qualunque crimine dovessero commettere in
territorio colombiano, si sistemeranno in tre basi al Nord, al Centro e
al sud-ovest della Colombia (rispettivamente Malambo, Palanquero e
Apiay). Su altre due basi, Tolemaida e Larandía l?accordo non dovrebbe
tardare e il tutto rafforza la presenza militare statunitense che conta
con megabasi in tutto il paese a partire da quella di Tres Esquinas nel
Caquetá, una regione al centro-sud del paese strategica per il controllo
http://www.gennarocarotenuto.it

Chavez denuncia un quadro di aggressione al  Venezuela

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Prensa Latina) Il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, ha denunciato oggi che si prepara “un quadro di aggressione contro questo paese con l'ampliamento della presenza militare degli Stati Uniti nella vicina Colombia”.  A ciò si somma, ha aggiunto, il tentativo di vincolare il Venezuela col narcotraffico o di appoggiare gruppi stranieri come gli hezbollah, come hanno fatto recentemente le autorità israeliane.  
Parlando in una catena nazionale di radio e televisione, Chavez ha confermato che ha ordinato di mettere sotto revisione le relazioni con la Colombia dopo l'annuncio dell'arrivo in questa nazione di migliaia di soldati nordamericani.  
Ha precisato che si tratta di aeroplani, radar, armamenti sofisticati, bombe, che si cercano di giustificare con la lotta contro il narcotraffico, al tempo che si cerca di qualificare il Venezuela come un “narcostato”.  Ha ricordato che, davanti alla minaccia che ciò implica, ha ordinato una revisione integrale delle relazioni con la Colombia.  
“Dico al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, al potere imperiale statunitense, alla borghesia venezuelana e colombiana, ed ad i suoi alleati: non si sbaglino con noi, perché il tiro della pistola gli ritornerebbe indietro attraverso il calcio, ha sottolineato il mandatario.  
Chavez si è riferito all'annuncio fatto a Washington e Bogotà sull'installazione di quattro basi militari con migliaia di soldati nordamericani, che non lo sono più, ha detto, “adesso sono solo appaltatori, mercenari, paramilitari, assassini”.  
Allo stesso tempo ha confermato che non esiste dubbio che gli Stati Uniti stanno appoggiando il golpe di Stato in Honduras, dove continuano a registrarsi aggressioni e repressione contro il popolo da parte del governo di facto.  
Se il presidente nordamericano non lo sa, gli daremo il beneficio del dubbio. Ma dove non c'è nessun dubbio è nell'appoggio degli Stati Uniti al golpe di Stato in Honduras, ha sottolineato Chavez.  
Allo stesso tempo ha messo in allerta che il golpe in Honduras non è solo contro questo paese, bensì contro l'Alleanza Bolivariana per i popoli della Nostra America (ALBA).  
“Il golpe dell’Honduras avrà a che vedere con quello che accade in Venezuela?”. “Chiaro, tutto questo è interconnesso. Il golpe non è solo contro l’Honduras, è contro l'alleanza latinoamericana, contro l'ALBA. Lì c’è l'impero nordamericano, vivo”, ha precisato.

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NEWS : Israele costruisce nuovo Muro / Studenti Firenze picchiati con rabbia da POLIZIA "fascista"

 

Chiusi dentro: Israele costruisce un altro muro

Cristian Elia - Peacereporter

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14-05-2009/13:16 --- E' partita, dopo due anni di progetti, la costruzione del nuovo muro voluto dal governo israeliano. Questa volta non in Cisgiordania, ma al confine con l'Egitto. Il primo tratto, realizzato dai tecnici dell'80esima divisione del Comando meridionale dell'esercito israeliano sarà lungo circa 40 chilometri, di rete metallica e filo spinato, dal valico di Kerem Shalom fino alla città israeliana di Nitzana.

Lo rivela oggi il quotidiano israeliano Jerusalem Post, citando fonti militari israeliane. Secondo il quotidiano, il confine con l'Egitto rappresenta una spina nel fianco del controllo delle frontiere d'Israele e i duecento chilometri di confine tra i due paesi rappresentano il passaggio di contrabbandieri, migranti e terroristi. In particolare, negli ultimi mesi, alcune indagini dei servizi segreti egiziani hanno portato all'individuazione di cellule attive nel deserto del Sinai di guerriglieri di Hezbollah, la milizia sciita filo iraniana. ''Il confine di Gaza è chiuso ermeticamente dopo l'operazione Piombo Fuso ed è per questo che siamo preoccupati che i terroristi possano provare a infiltrarsi attraverso il confine con l'Egitto'', sostengono le fonti del Jerusalem Post.

Un nuovo muro è dunque nato a chiudere dentro gli israeliani. Il progetto originale ha visto la luce nel 2005, quando Ariel Sharon, all'epoca primo ministro, elaborava il ritiro dalla Striscia di Gaza dei coloni e dei militari d'Israele. I servizi segreti israeliani, da sempre, ritengono che tra Gaza, il Sinai e Israele si corra il rischio di veder proliferare una sorta di 'triangolo del terrorismo', ma la costruzione del muro era stata rinviata sia per i costi proibitivi sia perché alla fine i razzi Qassam lanciati dall'interno della Striscia continuavano a essere il pericolo più concreto.

Il progetto originale, rilanciato nel 2007 dall'allora direttore generale del gabinetto del primo ministro, Ràanan Dinur, alla commissione esteri della Knesset (il parlamento) prevedeva che la costruzione del muro, senza dividerne le spese con gli egiziani, sarebbe costato allo stato ebraico fino a 3 miliardi di shekel, pari a circa 530 milioni di euro. Spesa che solo impellenti ragioni di sicurezza potevano rendere giustificabile.

Adesso, però, la costruzione della barriera è iniziata. Dalle prime informazioni sembra che la tipologia sia molto differente dal muro che Israele costruisce dal 2002 ben oltre la Linea Verde stabilita dalle Nazioni Unite nel 1967 in Cisgiordania. Non un muro di cemento, dotato dei più sofisticati sistemi di sicurezza, con torrette di guardia, ma una più spartana rete metallica di filo spinato dotata di sensori per captare qualsiasi movimento. Più che un impellente motivo di sicurezza, la ragione del via libera ai lavori risiede nelle politiche migratorie d'Israele. Il governo israeliano ha deciso di porre fine al flusso di migranti che dal Corno d'Africa e dal Sudan si dirigono verso Israele. Solo nell'ultimo anno sono decine i migranti assassinati dalla polizia di frontiera egiziana, che di concerto con Israele tenta di blindare quel confine. Ma i disperati in fuga da fame, guerre e povertà sono troppi per i brutali agenti egiziani. Adesso ci penserà il filo spinato a fermarli.

 

http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1324&Itemid=9

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LA POLIZIA ATTACCA GLI STUDENTI MEDI A COLPI DI CASCHI E MANGANELLI AL TERMINE DI UN CORTEO SPONTANEO

NUMEROSI FERITI E DENUNCIATI

                      

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Lunedì 11 a Firenze davanti al Liceo Michelangelo la Rete dei Collettivi Studenteschi Fiorentini aveva organizzato una "merenda autorganizzata" e un presidio contro la repressione nelle scuole e la soppressione degli spazi autogestiti.

Questo presidio era stato organizzato in seguito alla decisione del preside del Michelangelo, candidato a Firenze per il centro-sinistra nella lista di Renzi, di vietare alla Rete dei Collettivi di riunirsi nell'Aula Autogestita, nella quale da tempo si svolgevano le assemblee della Rete.
Questo atto del preside è solo uno degli ultimi tentativi di reprimere, criminalizzare ed isolare gli studenti della Rete dei Collettivi, gli unici a portare avanti a Firenze una lotta autorganizzata nelle scuole; già al Liceo da Vinci al Collettivo Studentesco Autonomo era stato proibito di riunirsi all'interno della loro scuola.

Il presidio di lunedì aveva portato in piazza circa 60 studenti, a dimostrazione del fatto che denunce, provvedimenti disciplinari, minacce ed atti repressivi fuori e dentro le scuole non sono riusciti in questi mesi ad isolare gli studenti della Rete, a bloccare la lotta autorganizzata.
Vista la presenza di decine di studenti al presidio, è partito dal Michelangelo un corteo studentesco spontaneo che ha attraversato il centro, fermandosi davanti alla prefettura per poi ritornare di fronte al Liceo.

Praticamente a fine corteo, a 200 metri dalla scuola, un agente della DIGOS ha aizzato l'antisommossa contro gli studenti che gli stavano urlando di smettere di filmare i manifestanti. Improvvisamente quindi gli studenti sono stati caricati prima a colpi dei caschi che ancora la polizia non aveva indossato e poi a colpi di manganello. Un ragazzo minorenne ferito gravemente al volto è stato ricoverato con gli zigomi rotti e lesioni ad un occhio, altri hanno dovuto far ricorso al pronto soccorso, alcuni sono stati fermati e portati in Questura.

Quanti sono riusciti a scappare si sono poi mossi, dalla Facoltà di Lettere e Filosofia, sotto la Questura per chiedere il rilascio dei fermati e denunciare le violenze subite.

La polizia ha caricato di nuovo, c'è stata una sassaiola e poi una dura carica che ha disperso il presidio. Sono stati fermati e portati in Questura altri studenti che stavano scappando, presi dalla polizia che aveva dato il via ad una caccia all'uomo nelle strade circostanti.

Quanto è successo a Firenze lunedì è gravissimo, l'attacco della polizia a corteo ormai terminato e le cariche sotto la Questura confermano il ruolo repressivo e provocatorio delle forze dell'ordine, finalizzato ad isolare chi lotta.

Alcuni studenti sono finiti in ospedale, alcuni saranno denunciati per manifestazione non autorizzata, oltraggio, lesioni e danneggiamento. Ma non sono riusciti ad isolare, anzi, hanno solo rafforzato i legami di solidarietà tra le realtà studentesche, hanno mostrato qual è il vero mestiere delle forze dell'ordine.

Vorrebbero infliggere colpi duri agli studenti autorganizzati di Firenze, togliere loro ogni spazio di
azione politica, di autogestione e di intervento, metterli in ginocchio perché nel prossimo anno
scolastico non costituiscano più un problema. Questi attacchi, che non vanno a danneggiare solo la Rete ma tutti gli studenti fiorentini, possono esser respinti solo aprendo spazi di intervento là dove la repressione vorrebbe chiuderli,impedendo con la solidarietà attiva l'isolamento delle realtà studentesche in lotta.


da
Rete dei Collettivi Studenteschi Fiorentini

 

 

Alvaro Uribe Velez: persona non gradita! Fuori il mafioso e la sua cosca dall'italia!

 

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Alvaro Uribe Velez: persona non gradita!

Fuori il mafioso e la sua cosca dall'italia!

(1 maggio 2009)

Il noto criminale, presidente illegale ed illegittimo della Colombia, Álvaro Uribe Vélez, è in questi giorni in visita nel nostro Paese. Questo noto narcotrafficante, invece di essere trascinato davanti alla Corte Penale Internazionale, verrà ricevuto in udienza privata dal Papa al quale evidentemente non imbarazzano i crimini commessi dal suo governo paramilitare. Dal suo insediamento, nell'agosto 2002, sono oltre 560 i sindacalisti assassinati dal terrorismo di Stato e più di 1.200 i "falsos positivos": giovani ammazzati a sangue freddo, vestiti da guerriglieri e fatti passare per caduti in battaglia. Sono oltre 4 milioni gli sfollati all'interno del paese, la povertà ha raggiunto oltre il 70% dell'intera popolazione e le violazioni sistematiche dei diritti umani sono una pratica quotidiana.

Questo è il governo colombiano: una cupola mafiosa narcoparamilitare, espressione di un'oligarchia ultrareazionaria e sanguinaria che utilizza il terrorismo di Stato, al fine di perpetuarsi al potere, come strumento per annientare metodicamente l'opposizione politica e sociale.

Nonostante le forti opposizioni dei settori sindacali democratici statunitensi, la Colombia continua a rimanere la testa di ponte di Washington in un continente, quello latinoamericano, che ha dato una virata divergente dal modello neoliberista a stelle e strisce. Dopo che l'ex console colombiano a Milano, ed ex direttore dell'intelligence Jorge Noguera, è stato richiamato in patria ed arrestato per paramilitarismo, e dopo che la Farnesina continua ad accettare le credenziali diplomatiche dell'attuale ambasciatore Sabas Pretelt de la Vega (ideatore della legge che ha concesso l'immunità agli squadroni della morte), ora sbarca il capo dei capi, don Alvaro Uribe.

Sicuramente a scodinzolargli intorno ci sarà anche il sindaco di Milano, Letizia Moratti, la quale lo ha recentemente incontrato nella città simbolo del suo amico del cuore Pablo Escobar, Medellín. L'ambiguità di questi membri delle istituzioni nostrane nei confronti di tali soggetti è palese: promuovono e siglano accordi commerciali dipingendo una realtà che non esiste in cambio di contratti che porteranno profitti per milioni di euro, intrisi del sangue di centinaia di migliaia di vittime della guerra imposta, come mezzo di dominazione, al popolo colombiano.

Tutte le forze veramente democratiche devono far sentire la propria voce e la propria indignazione per la presenza in Italia di questo riconosciuto terrorista; non è tollerabile la presenza nel nostro Paese di questo mafioso e della sua cosca. La battaglia che sta portando avanti il popolo colombiano per la conquista di una Pace con Giustizia Sociale, è la lottadi classe che vede contrapposti in modo netto le vittime e i carnefici, gli oppressi e gli oppressori, e che ha la stessa connotazione antimperialista di tutti quei popoli fratelli che in Latino America stanno marciando verso la seconda e definitiva indipendenza!

CSPAL, (Comitato di solidarietà con i Popoli dell’America Latina)

fonte: ombre.rosse@tin.it

 

 

 

25 aprile 2009. "Colpevoli". Il reato? Sventolio di bandiera col volto del CHE

 

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A Morfasso, in provincia di Piacenza, è stato inaugurato un Museo della Resistenza. Erano presenti tantissime persone, tra cui molte ragazze e molti ragazzi, a dimostrare - una volta di più - che il 25 aprile sa parlare efficacemente anche alle nuove generazioni. Come pure erano presenti l'Anpi e numerosi amministratori locali. Nel corso della cerimonia è però avvenuto un episodio inquietante: le forze dell'ordine presenti si sono avvicinate e hanno chiesto i documenti a due militanti della sinistra di alternativa, "colpevoli" di sventolare una bandiera rossa con l'immagine di Che Guevara. Questo episodio è un "sintomo" preoccupante del 25 aprile pacificato e neutralizzato che la destra di Berlusconi vuole riscrivere, fino a volerlo trasformare in una fantomatica "festa della libertà". Anche per questo la reazione di gran parte dei presenti - che hanno contestato l'intervento dei carabinieri - è stata una risposta salutare. Noi contrastiamo e contrasteremo ogni tentativo di "revisionare" il 25 aprile e la Resistenza, e ogni tentativo di mettere in unico calderone i partigiani e i nazi-fascisti. Un po' ovunque - in questi giorni - sono sventolate le nostre bandiere rosse. Le riporteremo nelle piazze e nelle manifestazioni il primo maggio.

 

Nando Mainardi*

segretario Prc Emilia Romagna

Il 29 Borghezio è a Livorno. ANCHE NOI . E' una trappola, "CIRCONDIAMOLO"

 

                      BORGHEZIO A LIVORNO. ANCHE NOI.

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    Borghezio, gli antifascisti: "E' una trappola, daremo una risposta politica"

"Da noi tutti si aspettano la guerriglia, non l'avranno. Ma non rimarremo nemmeno a letto a far imperversare per la città questo fascista provocatore. Chiediamo a tutta la cittadinanza e le forze politiche di venire in piazza per dare una risposta politica e di massa. Circondiamolo". Il ritrovo è in piazza Cavour alle ore 10.00.

Questa è la posizione ufficiale Comitato Antifascista Livornese, sigla che storicamente racchiude, in occasione di questi eventi, i gruppi e i singoli antifascisti livornesi. Di seguito il volantino che spiega questa posizione e che chiama i cittadini in piazza per domenica 29 alle ore 10.00.

                                       Nessuno spazio per i provocatori fascisti

Borghezio verrà a Livorno a fare il comizio elettorale domenica 29 marzo alle 12 nella piazza davanti al Goldoni, ennesima provocazione di un provocatore professionista che pretende tolleranza dagli altri ma che ha fatto dell'intolleranza verso tutti coloro che non sono bianchi, padani e cristiani, l'oggetto dei suoi comizi.

Parliamoci chiaro: quella della venuta di Borghezio è una trappola e ne siamo ben coscienti. Siamo coscienti che la rivolta spontanea che portò alla cacciata di Borghezio 3 anni fa prese di sorpresa tutti mentre questa ci aspetteranno con reparti celere, telecamere e le denunce già pronte in un cassetto. Ci immaginiamo già le speculazioni di Taradash, il sensazionalismo dei giornali locali e nazionali, le parole dei detrattori della nostra città.

Allo stesso tempo però nessuno può permettere che un simile individuo, dal passato fascistissimo e dal presente mascherato del verde della Lega, possa scorrazzare liberamente nella nostra città, disprezzata da lui e dalla sua gente in quanto troppo popolata da comunisti "froci e amici degli islamici". Ora addirittura definisce brigatista chi lo vorrebbe contestare. Il nostro dissenso e quello di moltissima altra gente è legittimo, così come è legittima l'indignazione e la rabbia di chi non vuol far parlare un essere simile. La libertà di parola è patrimonio della gente comune, non di un europarlamentare xenofobo pagato da noi e cacciato dalla polizia di tutta europa.

E non ci vengano a fare la paternale sulla pubblicità gratuita che facciamo a questi personaggi perché se c'è qualcuno che ha sulla coscienza la pubblicità gratuita a questa gente sono proprio i quotidiani locali, in particolare il Corriere di Livorno, che dalle ronde alla torta concedono ogni giorno prime pagine a personaggi che in città non hanno nessun radicamento e nessun seguito (nemmeno elettorale).

Per questo pensiamo che la contestazione a Borghezio non debba essere un affare da militanti d'avanguardia ma una risposta popolare, di massa e intelligente che mostri a lui e ai suoi pochi seguaci che in questa città non è il benvenuto, ne' al Goldoni ne' altrove.

Da noi tutti il 29 marzo si aspettano la battaglia, tutti si aspettano il grande show della guerriglia. Non glielo daremo. La nostra battaglia è qui, tutti i gironi nella nostra città verso tutti quelli che si comportano da sciacalli, verso tutti i candidati a sindaco che pensano che far parlare Borghezio sia democrazia e che non muovono un dito per arginare la crisi.  

Borghezio se ne andrà, i reparti celere anche. Tutti gli altri dovranno rimanere qui.

Anzi, a Borghezio facciamo una proposta che farà risparmiare un po' di soldi ai cittadini: invece della polizia chiamate le ronde a difendervi almeno ci dimostrate che servono a qualcosa.


Domenica 29 marzo, ritrovo ore 10.00 in Piazza Cavour

....CIRCONDIAMOLO....

Comitato Antifascista Livornese

Link: Borghezio dichiara guerra a Livorno. La Lega offende la città

Link: Borghezio: "Al di là della facciata, sono fascista". Tutta la sua storia

  Link: Borghezio, tutti gli errori che farà la sinistra istituzionale livornese

Link: La pessima figura del sindaco Cosimi in occasione della ventuta di borghezio nel febbraio 2006



Esce "Bande nere", in cui Berizzi racconta chi sono,come vivono, chi protegge i nuovi balilla.

 

Neofascisti e destra di governo
a braccetto con nostalgia

di PAOLO BERIZZI


C'è il ministro della difesa La Russa che posa con un "camerata" di una famiglia mafiosa siciliana, i Crisafulli, narcotraffico e spaccio di droga a Quarto Oggiaro, periferia nord di Milano. C'è il suo collega di partito e di governo, il ministro per le politiche europee Ronchi, con uno dei fondatori del circolo nazifascista Cuore nero: quelli del brindisi all'Olocausto.

Lui si chiama Roberto Jonghi Lavarini e presiede il comitato Destra per Milano (confluito nel Partito della libertà). Sostiene le "destre germaniche", il partito boero sudafricano pro-apartheid - il simbolo è una svastica a tre braccia sormontata da un'aquila - e rivendica con orgoglio l'appartenenza alla fondazione Augusto Pinochet. In un'altra foto compare a fianco del sindaco di Milano, Letizia Moratti. Poi ci sono gli stretti rapporti del sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi, con l'ultra-destra violenta e xenofoba del Veneto Fronte Skinhead. Ruoli istituzionali, incarichi, poltrone distribuiti ai leader delle teste rasate venete, già arrestati per aggressioni e istigazione all'odio razziale.

Fascisti del terzo millennio
Almeno 150 mila giovani italiani sotto i 30 anni vivono nel culto del fascismo o del neofascismo. E non tutti, ma molti, nel mito di Hitler. Un'area geografica che attraversa tutta la penisola: dal Trentino Alto Adige alla Calabria, dalla Lombardia al Lazio, da Milano a Roma passando per Verona e Vicenza, culle della destra estrema o, come amano definirla i militanti, radicale. Cinque partiti ufficiali (Forza Nuova, Fiamma Tricolore, la Destra, Azione Sociale, Fronte Sociale Nazionale) - sei, se si considera anche il robusto retaggio di An ormai sciolta nel Pdl. I primi cinque raccolgono l'1,8 per cento di voti (tra i 450 e i 480 mila consensi). Ma a parte le formazioni politiche, l'onda "nera" - in fermento e in espansione - si allunga attraverso un paio di centinaia di circoli e associazioni, dilaga nelle scuole, trae linfa vitale negli stadi.

Sessantatre sigle di gruppi ultrà (su 85) sono di estrema destra: in pratica il 75 per cento delle tifoserie che, dietro il "culto" della passione calcistica, compiono aggressioni e altre azioni violente premeditate. La firma: croci celtiche, fasci littori, svastiche, bandiere del Terzo Reich, inni al Duce e a Hitler. Sono state 330 le aggressioni da parte di militanti neofascisti tra 2005 e 2008. Concentrate soprattutto in tre aree del paese: il Veneto (Verona, Vicenza, Padova), la Lombardia (Milano, Varese) e il Lazio (Roma, Viterbo). Sono i vecchi-nuovi "laboratori" dell'estremismo nero. Con Roma - anche qui - capitale.

Dalle scuole ai centri sociali
Dai centri sociali di destra alle occupazioni a scopo abitativo (Osa) e non conformi (Onc). Dalle aule dei licei a quelle delle università. Dai "campi d'azione" di Forza Nuova ai raid squadristi delle bande da stadio che si allenano al culto della violenza. La galassia del neofascismo si compone di più strati: e anche di distanze evidenti. L'esperimento più originale è quello di CasaPound a Roma, il primo centro sociale italiano di destra. Da lì nasce Blocco studentesco, il gruppo sceso in piazza contro la riforma della scuola. Una tartaruga come simbolo, i militanti si battono contro l'"affitto usura" e il caro vita. Il leader è Gianlcuca Iannone, anima del gruppo ZetaZeroAlfa: musica alternativa, concerti dove i militanti si divertono a prendersi a cinghiate.

A Milano c'è Cuore Nero. Il circolo neofascista fondato da Roberto Jonghi Lavarini e dal capo ultrà interista Alessandro Todisco, già leader italiano degli Hammerskin, una setta violenta nata dal Ku Klux Klan che si batte in tutto il mondo per la supremazia della razza bianca. Dopo l'attentato incendiario subito l'11 aprile del 2007, i nazifascisti di Cuore nero ringraziano in un comunicato ufficiale tutti coloro che gli hanno espresso solidarietà e sostegno: tra gli altri, "in particolare", la "coraggiosa" onorevole Mariastella Gelmini, all'epoca coordinatrice lombarda di Forza Italia e attuale ministro dell'Istruzione.

Saluti romani, pistole e 'ndrine
La famiglia calabrese dei Di Giovine e quella siciliana dei Crisafulli, la destra in doppiopetto di An e quella estremista di Cuore nero. A Quarto Oggiaro, hinterland milanese, la ricerca del consenso politico incrocia sentieri scivolosi.. A fare da cerniera tra le onorate famiglie - che gestiscono il mercato della droga -, le teste rasate e il Palazzo è sempre lui, il "Barone nero" Jonghi Lavarini. Quello fotografato con il ministro Ronchi e il sindaco Moratti. Quello che presenta a Ignazio La Russa Ciccio Crisafulli, erede del boss mafioso Biagio "Dentino" Crisafulli, in carcere dal '98 per traffico internazionale di droga. Camerata dichiarato, il rampollo Crisafulli frequenta Cuore nero così come il cugino James. A lui sarebbe stata dedicata la maglietta "Quarto Oggiaro stile di vita", prodotta dalla linea di abbigliamento da stadio "Calci&Pugni" di Alessandro Todisco. L'avvocato Adriano Bazzoni è braccio destro di La Russa. C'è anche lui in una foto con Lavarini e con Salvatore Di Giovine, detto "zio Salva", della cosca calabrese Di Giovine. Siamo sempre a Quarto Oggiaro, prima delle ultime elezioni politiche.

(17 marzo 2009)

 

Milano, 15mila in corteo per gli spazi sociali. Blocchi in solidarietà con Bergamo

 

                                                    antifasc_200

 

VIDEO YOUTUBE :

http://www.youreporter.it/video_Scontri_a_Bergamo_polizia_sfascia_telecamera

http://www.youreporter.it/video_Scontri_a_Bergamo_il_fermo_dei_manifestanti

  sito web :

http://www.infoaut.org

28.02.2009

Milano, 15mila in corteo  per gli spazi sociali. Blocchi in solidarietà con Bergamo

Almeno 15mila le persone in piazza quest'oggi a Milano per il corteo "contro le logiche securitarie, per l'autogestione e gli spazi sociali". Un corteo importante nella misura in cui ha saputo prendere spunto dagli output securitari arrivati dall'amministrazione Moratti-DeCorato per rilanciare un discorso di messa in discussione delle pratiche di governance della città e di rivendicazione degli spazi sociali. Un percorso fondamentalmente imbastito dallo sgombero del Cox 18, a cui è seguita la ri-occupazione del posto da parte dei compagni e delle compagne, che ha saputo intrecciarsi con le altre lotte presenti in città, dal centrale nodi riguardante gli spazi sotto attacco alla vertenza dei lavoratori dell'Innse. Quindi il corteo di quest'oggi, che dopo aver lungo il suo percorso ribadito i suoi contenuti e praticato diverse azioni simboliche, ha cambiato i suoi piani dinnanzi alle notizie delle cariche e dei fermi di Bergamo: i manifestanti sono andati quindi ad eseguire blocchi del traffico cittadino, richiedendo il rilascio dei compagni e dando in questo modo la solidarietà con gli antifascisti.

21:30 Concluso il corteo, i manifestanti sono quindi tornati in piazza XXIV maggio, luogo di partenza, sciogliendo la manifestazione dopo un pomeriggio all'insegna della spinta e della ricchezza delle realtà sociali che vi hanno partecipato.

 

21:00 Continua ancora il blocco del corteo nazionale di quest'oggi contro le logiche securitarie e per gli spazi sociali. Manifestazione che, alle notizie provenienti da Bergamo, ha cambiato i suoi piani per andare a eseguire blocchi in centro città, richiedendo il rilascio dei compagni e delle compagne fermate a Bergamo dalla polizia. Un nuovo blocco si sta ora tenendo tra viale Toscana e via Castelbarco, mantenendo la situazione di tilt del traffico cittadino.

20:25 Il corteo nazionale si è fermato per effettuare un blocco tra viale Tibaldi e via Meda, mandando in tilt la circonvalazione. Si è in attesa di notizie sulla sorte degli compagni fermati a Bergamo.

ore 19:45 Il corteo milanese ha ripreso a muoversi lungo il centro cittadino, per bloccarlo e per richiedere l'immediata liberazione dei compagni e delle compagne fermate a Bergamo, cercando di utilizzare la forza della determinazione e dei numeri della piazza.

 

ore 19:30 Alla notizia arrivata da Bergamo il corteo ha più volte sottolineato l'appuntamento antifascista bergamasco, annunciando che non si scioglierà fino a quando tutti i compagni fermati alla manifestazione antifascista non saranno rilasciati.

 

ore 18:30 Si avvia verso la conclusione il corteo milanese, mentre continuano le azioni di protesta, che rivanno a sottolineare le parole d'ordinje del corteo. Colpito lo studentato della Statale e la cancellata di piazza Vetra. Viene tra l'altro ricordato a ripetizione anche l'altro corteo di Bergamo, mobilitazione antifascista parallera e sorella che è stata caricata dalla polizia.

 

ore 17:30 E' solo a metà del suo percorso il corteo nazionale di Milano, almeno 15mila le persone in piazza. Un corteo che sta attraversando le vie cittadine andando a sottolineare, con interventi dal microfono e con azioni simboliche, l'opposizione alle logiche di governance delle metropoli e la ricchezza sociale e culturale espressa dalle realtà sociali del territorio. Diverse le azioni, da striscioni srotolati a scritte sui muri, da opere di sanzione a nuovi murales

 

ore 16:20 Appena partito il corteo nazionale da piazza XXIV maggio, diverse migliaia di persone presenti, probabilmente con un numero che si avvicina alle 10mila. Presenti tutte le realtà milanesi, insieme ai vari compagni arrivati dal nazionale: delegazioni arrivate da tante città, Bologna Torino Brescia Napoli.


Manifestazione nazionale quest'oggi a Milano, "contro le logiche securitarie, per l'autogestione e gli spazi sociali". Un corteo che arriva di fronte all'attacco che la giunta comunale milanese di Moratti e De Corato ha mosso contro i centri sociali e gli spazi autogestiti della città negli ultimi tempi, che hanno portato poi anche allo sgombero del Cox 18, storico centro sociale della città per il quale si sono mobilitanti in molti nelle ultime settimane.

Lo sgombero di Conchetta è stata un pò la goccia che ha fatto traboccare il vaso, scatenando una solidarietà diffusa anche oltre le mura cittadine, imbastendo una campagna contro appunto gli sgomberi e per l'autogestione. Il Cox 18 è stato quindi ri-occupato dai compagni e dalle compagne il 13 febbraio scorso.

Oggi un corteo nazionale che riparte dal percorso fatto finora, per ampliarlo e potenziarlo, contro le politiche che governano le nostre città e per la riappropriazzione di spazi autonomi e autogestiti. Alle 15 è iniziato il concentramento in piazza XXIV maggio, presenti le realtà sociali milanesi come tanti altri soggetti arrivati da fuori.

__________

 


                                 

I TOPI DI FOGNA ESCONO FUORI .

 

                                      I TOPI DI FOGNA ESCONO FUORI 

 

I vigliacchi fascisti che con una bomba carta hanno colpito, l’altra
notte, il centro sociale Newroz di Pisa lo hanno fatto per colpire chi
quotidianamente costruisce la solidarietà, l’antagonismo e la
conflittualità sociale. La coerenza con cui le compagne e i compagni
del Newroz si impegnano al fianco dei migranti, nel movimento
universitario per la difesa del diritto allo studio, contro le
devastazioni ambientali gli ha resi bersaglio della feccia reazionaria.
Esprimiamo loro la nostra più convinta solidarietà e invitiamo tutti a
tenere alta la guardia contro rigurgiti che sono purtroppo in continuo
aumento come provano anche le aggressioni alle scuole occupate di
Viareggio e Pietrasanta.
Contro vecchi e nuovi fascismi ora e sempre resistenza!

Dada Viruz Project  Viareggio

 

                                                                              Ci associamo:

                                                          C.S.I.AM. C.di solidarietà internazionalista

                                                                  P.C.Lavoratori - sez. Alta maremma

                                                               Ass.ne” la villetta per Cuba “ Piombino

 

 

 

 

PRIMA FESTA ANTIFASCISTA ANTIRAZZISTA (c.lo ARCI Monterotondo M.mo-GR-)**Riguardo ad Almirante!!

 

     

Coordinamento antifascista Alta Maremma / Alta Val di Cecina

“Per non perder la memoria

Monterotondo Marittimo – Sala ARCI

1° FESTA ANTIFASCISTA

ANTIRAZZISTA

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché

rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano

fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero

comunista.

Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare.

Bertold Brecht

Venerdi 26 settemre 2008

ore18,00 Proiezione film NAZIROCK

ore 19,00 cena popolare

ore 22,00 Canzoni e ballate maremmane con “IRENE”

Sabato 27 settembre 2008

Ore 17,00 PARDO FORNACIARI Cantore della resistenza

Ore 18,00 testimonianza diretta e incontro col partigiano

Alfredo Merlo ( Biondo ) della XXIII a Brig. Garibaldi Boscaglia.

Ore 19,00 cena popolare

Ore 22,00 Concerto “FORASTERI” da Carrara

                                     girostar_1_60_02

 

LA RAZZA E ALMIRANTE, LE STRAGI E LA MAREMMA

A proposito della oramai famosa polemica sui ragazzi di Salò, elenchiamo una frase stralciata da "La difesa della razza" del 5 Maggio 1942 ed un comunicato della prefettura di Grosseto del 17 Maggio 1944 firmato da Giorgio Almirante ritrovato negli archivi di Massa Marittima.

Poco meno di un mese dopo l'affissione del comunicato della prefettura di Grosseto avvenne la strage dei minatori a Niccioleta, massacrati dall'esercito nazista in ritirata.

A commento di tutto questo alleghiamo inoltre un'intervista rilasciata dalla compagna Giorgia Tacconi al settimanale "LEFT".

Purtroppo l'Italia ancora oggi deve essere qui a combattere il fascismo democratico che vogliono imporci. Pensavamo che il fascismo fosse oramai un periodo finito, di quelli che si studiano a scuola e che sei convinto non tornino più; beh, evidentemente ci sbagliavamo.

Infatti siamo qui a vedere che Borghezio sfila coi fascisti tedeschi e disinfesta i vagoni dei treni frequentati da immigrati, che si disonora la memoria dei martiri di S.Anna di Stazzema cercando di togliere la lapide che li ricorda al centro congressi a Viareggio, che la RSI è diventata un argomento sul quale si può trovare addirittura un angolo buono, che si intitolano le strade a chi inneggia la fucilazione alle spalle ed ai fondatori di partiti fascisti mascherati da normali formazioni politiche.

L'unica speranza che abbiamo è che, a forza di parlarne, le persone si ribellino un'altra volta e distruggano questo vile pensiero.

Perchè, come ha detto qualcuno, "nel 1945 andavano ammazzati tutti: tanto, prima o poi, sarebbero ritornati".

Ad esaltare la Resistenza, i valori dell'antifascismo, l'eroicità dei fratelli partigiani che hanno perso la vita contro il crudele nemico nazifascista, vi ricordiamo ancora la "1ma Festa Antifascista Antirazzista" che si terrà al circolo ARCI di Monterotondo venerdì 26 e sabato 27 Settembre (di cui alleghiamo il volantino in calce) alla quale siete tutti invitati a venire per dimostrare ancora una volta che l'antifascismo esiste, che i compagni non si arrendono e che loro non passeranno: MAI !

Contro gli eredi del boia Almirante.....25 Aprile tutto l'anno ! W i partigiani.

Un saluto antifascista.

 I COMPAGN* DELL'ALTA MAREMMA E DELL'ALTA VAL DI CECINA

Giorgio Almirante, da "La difesa della razza", 5 Maggio 1942 (pagina 4)

"Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue"

Comunicato della Prefettura di Grosseto (17 Maggio 1944)

"Alle ore 24 del 25 Maggio scade il termine stabilito per la presentazione ai posti militari e di Polizia Italiani e Tedeschi degli sbandati ed appartenenti a bande.

Entro le ore 24 del 25 Maggio gli sbandati che si presenteranno isolatamente consegnando le armi di cui sono eventualmente in possesso non saranno sottoposti a procedimenti penali e nessuna sanzione sarà presa a loro carico secondo quanto è previsto dal decreto del 18 Aprile. I gruppi di sbandati, qualunque ne sia il numero, dovranno inviare presso i comandi militari di Polizia italiani e Tedeschi un proprio incaricato che prenderà accordi per la presentazione dell'intero gruppo e per la consegna delle armi.

Anche gli appartenenti a questi gruppi non saranno sottoposti ad alcun processo penale et sanzioni. Gli sbandati e gli appartenenti alle bande dovranno presentarsi presso i posti militari e di Polizia Italiani e Germanici entro le ore 24 del 25 Maggio: tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuorilegge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena. Vi preghiamo curare immediatamente affinchè il testo venga affisso in tutti i comuni della vostra provincia"

Firmato: il capo di gabinetto GIORGIO ALMIRANTE

L'assessore alla cultura di Castelnuovo Val di Cecina, Giorgia Tacconi: "Condividere la memoria"

- Quale senso incarnano per la comunità i fatti della Niccioleta, oggi?

La conservazione della memoria della strage dei minatori ha dovuto da sempre fare i conti con la disgregazione che è seguita all'episodio. I minatori provenivano da varie parti: alcuni da Massa Marittima, molti dai comuni dell'Amiata e dopo la strage le loro famiglie sono tornate nei loro paesi di origine. La miniera è stata chiusa e Niccioleta, da villaggio minerario, si è trasformata in un luogo semiabbandonato che solo negli ultimi anni si stà ripopolando. castelnuovo è stata invece solo il luogo della strage. Nessuno dei minatori era del paese. I castelnuovini si sono comunque mobilitati subito dopo per il recupero dei corpi e di quegli effetti personali che hanno consentito il loro riconoscimento. Ai minatori fù data una sepoltura provvisoria, prima dell'arrivo delle vedove e dei familiari.

Il ricordo è vivo, dunque?

Purtroppo l'istituzionalità, come rito codificato spesso riproposto sempre uguale, rischia di essere inefficace per mantenere davvero vivo non solo il ricordo ma anche il significato delle vicende che hanno interessato il nostro territorio. Il progetto del Museo diffuso è stato un tentativo di introdurre uno strumento nuovo per "raccontare" la strage. Credo però che il problema principale sia che si stà perdendo il senso di comunità basata sulla solidarietà sociale come momento di condivisione della memoria.

Sulla intitolazione di vie ad Almirante?

L'intitolazione di strade, piazze a un personaggio come Almirante non è altro che l'ennesimo tentativo di rimettere in discussione quei valori che stanno alla base del nostro Stato democratico e della nostra Costituzione.

E sul bando di Almirante?

Ogni anno sui monti delle Carline (fra Castelnuovo e Radicondoli) ha luogo un raduno presso il capanno dei partigiani. Quest'anno, per il raduno del 20 Luglio, l'ANPI, inviando l'invito per l'evento,

ha allegato copia del bando di Almirante, proprio perchè questo rappresenta uno dei temi.

 

Ormai l'Italia è fascista, vedi articolo " Il Manifesto"

 

 

Dal “Manifesto” del 18.9.’08

LA SAPIENZA

Selezione politica nei test per diventare infermiere

Nel quiz di ingresso domande sull'anticomunismo

Sara Menafra

ROMA

                                                      fascista_200

Facciamo un test. Volete fare l'infermiere, oppure l'ostetrico o meglio ancora il fisioterapista. E il 9 settembre scorso avete deciso di provare il quiz di ammissione per una laurea triennale delle Professioni sanitarie, all'università la Sapienza di Roma. A voi, come alla studentessa E. V. e ad altri tremila ragazzi, viene sottoposto un questionario in cui vi chiedono di ricordare l'articolo di Asor Rosa sul manifesto - e pazienza se non lo comprate e volete solo fare gli infermieri: «Prescindendo dal pensiero difficilmente condivisibile di Asor Rosa - vi chiede il questionario già alla quarta domanda - che dimentica certe leggi fasciste che poco ebbero a che fare col bene della nazione», la sua dichiarazione sul «fascismo migliore del governo Berlusconi» ha come «possibile spiegazione» (possibile, avete letto bene) che il fascismo proponeva: a) di dare nuovo spazio a quel socialismo a cui aveva aderito il giovane Mussolini; b) di rendere l'Italia autarchica; c) di dichiarare guerra alle plutocrazie occidentali; d) di mettere fine ad un sistema, quello liberale, opposto alla logica marxista; e) di mettere fuori legge la massoneria. Oppure, dovete decidere quale sia il principale paradosso dell'ultimo documentario sulle Brigate rosse («Il Sol dell'avvenire» quello criticato dal ministro Bondi): a) la diaspora comunista non consente interviste; b) la diaspora socialista non consente interviste; c) non si cita la teoria degli "opposti estremismi"; d) i dirigenti politici di sinistra dichiarano di non ricordare; e) la diaspora democristiana non consente interviste. O, ancora, attenzione perché qui c'è un tranello: Ignazio Silone - dice l'autore del quiz - è stato un intellettuale anticomunista, differente dall'intellighenzia di sinistra «prostrata davanti a Togliatti». Di questa «tendenza anticomunista democratica e laica decisiva per la libertà e democrazia dell'Occidente funestato dai totalitarismi» facevano parte anche: a) Quasimodo, Vincenzo Monti; b) Repaci, Alessandro Manzoni; c) Moravia, Leopardi; d) Carducci, Arthur Miller; d) Camus, Orwell. «Se vogliamo dire che chi era contro il comunismo sovietico era anticomunista, allora la risposta è l'ultima. Ma mi pare una definizione opinabile Orwell ha combattuto in Spagna coi trozkisti», spiega Pierpaolo Poggio, ricercatore della Fondazione Micheletti. E scettico è pure lo storico Giovanni De Luna: «Senza troppe sottigliezze possiamo dire che nel '900 un antisovietico era un anticomunista, quello che non capisco è perché proporre una domanda così complessa a degli aspiranti fisioterapisti. Sarebbe una domanda difficile persino per i miei studenti di storia». «Perché?» è esattamente la domanda che si è fatta E. V. la studentessa che, dopo aver partecipato all'esame, ha inviato una copia del quiz al manifesto : «Ho passato l'estate a studiare, ho risposto a centinaia di domande di cultura generale, ma non capisco perché sugli 80 quesiti che mi hanno proposto 33 fossero di questo tono». E. V. voleva fare l'infermiera: «E non capisco perché un infermiere debba conoscere nel dettaglio questi argomenti». Pochi suggerimenti arrivano dalla facoltà Medicina e Chirurgia 1 dell'università la Sapienza di Roma. «Il test di quest'anno non può essere diffuso, i risultati sono stati pubblicati sul sito internet della facoltà due giorni fa». Al rettorato, invece, chiariscono che il questionario di ammissione alle lauree di primo livello nelle «Professioni sanitarie» era lo stesso per tutti i corsi. Ed è stato scritto dai docenti della facoltà. Forse sono loro, i professori, a sapere quale sia la risposta giusta ad una domanda dedicata al perché i giovani di Berlino abbiano «una idea positiva ed idealizzata della Repubblica democratica tedesca». «Perché la loro rappresentazione del passato è influenzata: a) dal ricordo felice dell'ordine garantito dalla polizia segreta; b) dal progresso garantito dall'economia statale; c) dai numerosi premi Nobel in medicina conseguiti; d) dalle grandi realizzazioni del comunismo internazionale; e) più dai ricordi nostalgici di nonni e genitori, che dai libri di storia». Chi non sa risolvere l'arcano è, di certo, il professor Asor Rosa, tirato in ballo dal questionario: «Mi chiedo - risponde - se questo test sia: a) ai limiti della follia; b) ai limiti dell'idiozia; c) ai limiti della disonestà; d) ai limiti della fornicazione. E sulla fornicazione berlusconiana avrei qualcosa da dire».

Foto inserita da blog internazionalismo tratta da.

www.nove.firenze.it

 

Versila 31 agosto :La manifestazione antifascista è stata un successo di partecipazione

 

 

Pur essendo domenica, seppure alle 17 del pomeriggio, almeno duecento compagne e compagni hanno sfilato dal pontile del Tonfano fino ai cancelli della Versiliana ( una carreggiata occupata con il traffico fermo in un senso e rallentato nell'altro).

Un primo successo è stato l'annullamento della cerimonia di chiusura del Caffè, annunciata per le 18,00, che prevedeva la presenza del federale fascista SIMONI, presidente ( in forza AN) della Fondazione La  Versiliana

Il secondo la presenza di una grande testimonianza antifascista per le strade della Versilia.

Il corteo ha sfilato sul viale  a mare e lungo il viale Morin ( dov'è l'ingresso del Caffè) dalle 17,40 fino alle 19 circa.

Polizia e carabinieri in gran schieramento sia alla partenza che all'arrivo del corteo

Un gran sventolio di bandiere rosse e tanti canti partigiani.

Presenti le realtà di movimento e politiche di tutto il litorale apuano ( anche  da Massa e da Carrara).

Dietro lo striscione unitario che testimoniava la volontà di mantenere alta la vigilanza antifascista hanno sfilato

PCL

PRC

CARC

ANARCHICI

SINISTRA CRITICA

DADA VIRUZ

SARS

LOTTA E UNITA'

oltre ad altri singoli di altre organizzazioni

da sottolieare la singolarità di Rifondazione Comunista circa l'adesione.

Sui quotidiani locali era apparsa una dichiarazione ufficiale per cui il PRC partecipava al presidio del pontile ma non al corteo.

Al presidio è rimasto il trepiedi portabandiere ma  i compagni erano in corteo

( molto attivi a distribuire volantini ai passanti).

Ci permettiamo di azzardare che l'estensore del comunicato non sia stato  tenuto molto in considerazione.

Sotto troverete il volantino che abbiamo distribuito  e il sito dove  vedere le foto della giornata ( foto di Nando).

http://www.prcpietrasanta.org/versiliana/index.html

 

Da" La Repubblica" : aggressione fascista a Roma "Sporche zecche", poi le coltellate

 

 

Sporche zecche", poi le coltellate

L´aggressione dopo il concerto per Biagetti……

di Viola Giannoli

 

«Erano in dieci, avevano le teste rasate, i coltelli e le catene. Si è trattato di un vero e proprio agguato premeditato neofascista». Così i tre ragazzi raccontano l´aggressione subita verso le 4 di venerdì notte verso in via Ostiense, nei pressi dell´università Roma Tre, mentre stavano tornando alla macchina dopo il concerto organizzato a parco Schuster in ricordo di Renato Biagetti, ucciso due anni fa a coltellate sulla spiaggia di Focene.

«Sono sbucati all´improvviso da dietro un furgone - racconta Emiliano, 27 anni - Ci hanno urlato "sporche zecche, andate via che vi ammazziamo", poi ci hanno presi a calci e pugni e hanno tirato fuori i coltelli». Uno dei tre ragazzi, Fabio, 28 anni, militante del centro sociale Laurentino 38 Squat, è ricoverato al Cto della Garbatella con profonde ferite da arma da taglio a una gamba e una prognosi di sette giorni. Le dieci "teste rasate" sono fuggite a piedi, prima dell´arrivo della polizia. I tre ragazzi non hanno ancora sporto denuncia, ma i carabinieri della compagnia Eur stanno procedendo d´ufficio.

La nuova aggressione ha scatenato molte reazioni politiche. A cominciare da Gianni Alemanno. «Esprimo ferma condanna per questo grave episodio di violenza che, secondo le testimonianze delle vittime, sembra essere di natura politica. Mi auguro - ha spiegato il sindaco - che gli inquirenti siano in grado di assicurare subito alla giustizia i responsabili di questo gesto criminale, verificando con assoluta certezza se dietro di esso esista una forma organizzata di estremismo di destra. Alle vittime dell´aggressione va la mia piena solidarietà». Di «fatto gravissimo» ha parlato anche Marco Pomarici (Pdl), presidente del Consiglio comunale, per il quale bisogna evitare di ricadere nel «clima d´odio da anni Settanta».

Parole non sufficienti per Andrea Catarci, presidente dell´XI municipio: «Al sindaco Alemanno voglio dire che non può bastare una condanna generica perché in questa città da anni una lunga scia di agguati e sangue ha una sola matrice, quella neofascista». Fermezza e solidarietà anche dal presidente della Regione, Piero Marrazzo e dal deputato del Pd, Enrico Gasbarra: «Un episodio incredibile e se fosse confermata la matrice politica sarebbe ancor più grave». L´assessore regionale Luigi Nieri chiede «una ferma condanna da parte di tutte le forze politiche» mentre Massimiliano Smeriglio e Gianluca Peciola, assessore e consigliere in Provincia della Sinistra Arcobaleno, promettono un´interrogazione parlamentare al ministro dell´Interno.



Ieri sera, intanto, le prime mobilitazioni. I militanti dei centri sociali, dal "Pirateria" all´"Acrobax", hanno organizzato un corteo itinerante musicale che dal parco Schuster ha attraversato Ostiense e Testaccio fino a viale Trastevere. Alla manifestazione ha partecipato anche Teresa, la mamma di Fabio: «Ci siamo stancati di vedere i nostri ragazzi in terra feriti. Dobbiamo almeno difenderci e perciò questa sera sono qui». Il Comitato delle Madri per Roma città aperta, di cui fa parte anche Teresa, sta pensando di organizzare un´iniziativa davanti al Campidoglio contro quella che definiscono non una rissa o un regolamento di conti, ma una vera e propria aggressione fascista, come quella che ha ucciso Renato. «Vogliamo chiedere ad Alemanno di prendere una posizione chiara» spiega la donna «perché stanotte la sicurezza non l´abbiamo vista».

 

 Considerazioni e commenti:

 

 da centocitta

il 31 agosto 2008

 

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Dispiace constatare che le geniali misure di sicurezza messe in campo dal sig. Alemanno, esercito compreso, non riescano a tutelare i cittadini democratici dalla furia bestiale dei fascistelli armati di spranghe e coltelli. Sono gli stessi che il giorno dell'investitura del nuovo Sindaco davano sfoggio della loro intelligenza proponendo al mondo intero il saluto fascista come segno distintivo. Con questi fascistelli ignoranti, muscolosi, armati, stupidotti e proprio per questo pericolosi sarebbe il caso di cominciare ad usare il pugno duro ma chi é che dovrebbe tutelare i cittadini? La polizia, forse, o i carabinieri? Ma se tanto la polizia quanto i carabinieri hanno al loro interno un tasso di fascistizzazione che fa paura (vedi G8 di Genova 2001) qui c'é solo da sperare che non avvenga un colpo di Stato

 

anni '70?

inviato da corinna

il 31 agosto 2008

 

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Alcuni elettori di destra hanno liquidato piccoli episodi come questo, e come quello accaduto a Verona, come strumentalizzazioni della sinistra rabbiosa e invidiosa perchè ha perso le elezioni. Come esperienza personale posso raccontare che mio figlio  tredicenne che indossa spesso magliette "rocchettare", da zecca, è stato infastidito da tre bulletti di Forza Nuova, che sicuramente volevano solo farsi grandi, in tre, contro un ragazzino. Mio figlio è scappato, ha telefonato al fratello maggiore che ha chiamato un altro suo amico extra-large, visto che alla fine se te le cerchi la trovi come ci ha già ammonito il sindaco, io e mio marito siamo corsi appresso a loro per evitare degenerazioni pericolose per tutti e per fortuna tutto è finito in una ragazzata. Ma se la sinistra inizia a reagire? Non vorrei tornare agli anni '70. Non preoccupiamoci solo di Rom, romeni e simili.

Cari compagni non ci rimane che dire :"meno male c'è famiglia cristiana!"

 

 

Il governo smetta di giocare ai soldatini e risponda della grave situazione economica in cui versa il paese». "Famiglia Cristiana" attacca con toni duri il governo Berlusconi, stavolta sul tema sicurezza. «Neanche fossimo in Angola», scrive "Famiglia Cristiana" a proposito dei militari in strada. Silvio Berlusconi e l'esecutivo prendono iniziative che non sono altro che «buffonate», inscenando un farsesco Far West urbano. I problemi del paese, che sono reali e ben visibili, incalza "Famiglia Cristiana", l'esecutivo li svia con le immagini del «Presidente spazzino», l'inutile «gioco dei soldatini» nelle città, i finti problemi di sicurezza, la «lotta al fannullone», azioni buone solo «a riempire le pagine dei giornali». Non è la prima volta che il settimanale dei Paolini attacca frontalmente il governo. In luglio aveva definito senza mezzi termini «razzista» la proposta del ministro degli Interni Roberto Maroni di prendere le impronte digitali ai bambini rom. «Abbiamo definito 'indecente' la proposta del ministro Maroni sui bambini rom», scriveva Famiglia Cristiana, «perché da un lato basta censirli, aiutarli a integrarsi con la società civile in cui vivono marginalizzati, ma dall'altro bisogna evitargli la vergogna di vedersi marcati per tutta la vita come membri di un gruppo etnico considerato in potenza tutto esposto alla criminalità».

Il giornale fornisce i dati della crisi economica e sociale, sottolineando che a una crescita delle imprese corrisponde una diffusione del disagio tra le famiglie: «Alla fine della settimana scorsa sono comparse le stime sul nostro prodotto interno lordo e, insieme, gli indici che misurano la salute delle imprese italiane. Il Pil è allo zero, ma le nostre imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L'impresa cresce, l'Italia retrocede. Mentre c'è chi accumula profitti, mangiare fuori costa il 141% in più rispetto al 2001, ma i buoni mensa sono fermi da anni». Prosegue "Famiglia Cristiana": «L'industria vola, ma sui precari e i contratti è refrattaria. La ricchezza c'è, ma per le famiglie è solo un miraggio. Un sondaggio sul tesoretto dei pensionati che sarà pubblicata su Club 3 dice che gli anziani non ce la fanno più ad aiutare i figli, o lo fanno con fatica: da risorsa sono diventati un peso». Di qui la domanda dei cattolici: «E' troppo chiedere al governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?».

Questo è quanto ho cercato di riportare al meglio in sintesi. Che ne pensate? I temi mi sembrano importanti, al di là della querelle tra "Famiglia Cristiana" e governo Berlusconi. Penso ce ne sia abbastanza per parlarne tra noi. Anche a ferragosto. E dopo.

 per dire come la pensi: http://indipendenza.lightbb.com/forum.htm

Corriere di Livorno :polizia postale e carabinieri occupano e perquisiscono la redazione

 

 

Per tutto il giorno la redazione occupata e paralizzata dal lavoro dei carabinieri e degli agenti della polizia postale

Corriere di Livorno: un atto di inaudita gravità

di Corriere di Livorno

Ieri la redazione del giornale ha subito una lunga perquisizione, durata tutto il giorno, da parte dei carabinieri e disposta dal pm Antonio Giaconi in merito alla pubblicazione di articoli su un’operazione dei militari dell’Arma, concretizzatasi venerdì scorso con l’arresto in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari per undici persone, del quale il Corriere di Livorno aveva dato notizia, scrivendo il giorno prima in seguito a una fuga di notizie, il giorno in cui si concretizzavano, all’alba, gli arresti ma facendo ben attenzione a non rivelare dettagli che potessero permettere l’identificazione delle persone coinvolte. La perquisizione è stata estesa anche alle abitazioni del direttore responsabile Emiliano Liuzzi, al quale è stata forzata la porta d’ingresso di casa, e di tutti i cronisti compresi quelli che nei giorni in cui è avvenuta la pubblicazione degli articoli incriminati si trovavano in ferie.

Le operazioni si sono protratte per ore anche all’interno della redazione del giornale, di fatto impedendo ai giornalisti di poter svolgere il proprio lavoro sulle loro postazioni e, di conseguenza, impedendo l’uscita del quotidiano domani in edicola. “Si tratta di un fatto di una inaudita gravità – dice il direttore, Emiliano Liuzzi – che non ha precedenti nella storia recente del giornalismo. Un atto intimidatorio che colpisce nuovamente il Corriere di Livorno, già bersaglio di iniziative della magistratura da oltre un mese, solo per il fatto di svolgere il proprio lavoro: che è unicamente quello di informare i cittadini sui fatti che si verificano giorno dopo giorno”. L’azienda ha già avviato le procedure per rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo per chiedere il risarcimento del danno subito. “L’azione della magistratura – conclude Liuzzi – è tanto più grave perché, impedendo l’uscita del giornale, lede un diritto sancito dalla costituzione”.

da Corriere di Livorno

- Non era ancora mezzogiorno quando hanno suonato alla porta i carabinieri: in mano i decreti di perquisizione a carico del direttore e quattro giornalisti, compresi quelli in ferie all'epoca della pubblicazione degli articoli "incriminati": carte, nomi, riferimenti agli articoli di giornale e a quelli del codice penale. Ma ci è bastato guardare le facce dei carabinieri e leggere le prime righe di quegli incartamenti per capire che il nostro lavoro di lunedì sarebbe stato vanificato. Il giorno dopo non saremmo stati in edicola. Ci hanno paralizzato le postazioni, i computer, perfino il server per quasi dieci ore. Sei-sette carabinieri dell'aliquota di Pg della procura e due della polizia postale, di supporto, per scandagliare il nostro archivio informatico a caccia delle prove. Quali? Quella della fuga di notizie sul blitz all'alba con il quale i carabinieri hanno smantellato un'organizzazione criminale dedita alle truffe con le carte di credito clonate.

Così alla spicciolata sono arrivati tutti i cronisti indagati dalla magistratura livornese ai quali è stata notificata l'informazione di garanzia per violazione di atti relativi a procedimento penale, concorso in corruzione di pubblico ufficiale e, contestazione assai più grave, tentativo di favoreggiamento. Firme e notifiche. Fogli su fogli che sfilano davanti agli occhi dei cronisti e del caporedattore. Poi si passa al vero motivo della visita dei militari. La perquisizione delle postazioni e l'eventuale sequestro di materiale cartaceo dai cassetti e dalle scrivanie. Iniziano minuziosamente dalla postazione di Giacomo Niccolini. Taccuini "spulciati" foglio per foglio, alla ricerca di chissà quale informazione. Aprono i cassetti e ogni foglio che recasse in calce la scritta "Procura della Repubblica" veniva accuratamente messo da una parte, anche se questi erano soltanto carte relative a rinvii a giudizio o sentenze. Documenti di lavoro, che un giornalista di "giudiziaria" tiene normalmente nei suoi cassetti a seguito di processi seguiti o da seguire. Tuttavia, documenti pubblici e dunque perfettamente legali. I cassetti si aprono e le mani dei carabinieri si infilano. Si guarda anche nei cestini. Dopo è la volta della postazione di Diego Pretini. Anche per lui solita procedura. Cassetti, scrivania e taccuini messi sotto la lente di ingrandimento. Tocca anche al capo redattore Gabriele Masiero, tornato da un giorno appena dalle ferie e quindi assente nei giorni in cui sono usciti gli articoli "sotto inchiesta". Anche a lui non risparmiano niente. Floppy disk, cd-rom e anche macchina fotografica digitale personale. Tutto finisce nelle mani degli attenti investigatori. Sono passate appena due ore. Arriva poi il turno di Claudio Passiatore che è abituato a portare tutto nel suo zainetto. La sua posizione crea alcuni problemi in più perchè il cronista è passato di recente ad un nuovo desk, e il lavoro di indagine raddoppia. Le perquisizioni vanno avanti alacremente.

Poi si passa ai computer di redazione. Tutti. "Dobbiamo sequestrare i pc della redazione di cronaca per effettuare i controlli". E' questa la prima allarmante notizia che circola in redazione intorno alle 13,30. E' questo quanto l'agente della polizia postale afferma senza tentennare. Così facendo il giornale avrebbe rischiato di essere bloccato chissà per quanti giorni. Cerchiamo di dialogare con gli inquirenti facendogli capire che in questa maniera avrebbero messo i sigilli al giornale, compiendo un provvedimento che non si è mai verificato prima. Si cerca una mediazione, anche grazie al lavoro degli avvocati del giornale, Giuseppe Batini e Silvia Miccoli. Se ne trova una: quella dell'accertamento irripetibile su ognuno dei personal computer degli indagati. Operazioni che in ogni caso hanno di fatto impedito ai giornalisti di poter lavorare all'interno dei locali del Corriere di Livorno, praticamente per tutta la giornata. Così con l'ok telefonico del sostituto procuratore Antonio Giaconi, reperibile soltanto dopo alcune decine di minuti, gli uomini della Procura iniziano a scandagliare i personal computer. Operazioni lunghe e complesse.

Si cercano parole chiave all'intero della memoria del computer come "Maggiolo", "Morabito, e "Plastic". Ma dai pc dei redattori salta fuori poco o niente. Al massimo qualche file di word con delle bozze di articoli poi pubblicati sul giornale i giorni seguenti. Passano le ore. Si arriva al pomeriggio. Neanche il tempo di un panino. Di rifiatare. I carabinieri entrano e escono dalla redazione con a fianco i giornalisti accompagnati nelle proprie abitazioni per le perquisizioni che il pm Giaconi ha ordinato. Tornano con pc sotto il braccio provenienti dalle varie abitazioni, mentre i loro colleghi continuano a ispezionare i computer di redazione.

I controlli irripetibili vanno avanti. Si passa anche all'ufficio del direttore Emiliano Liuzzi, assente e fuori città. Il tutto alla presenza dei due difensori Giuseppe Batini e Silvia Miccoli che si sono alternati in redazione nella lunghissima giornata di controlli, perquisizioni e sequestri. Le ispezioni informatiche terminano intorno alle 20 con la notifica dei verbali di sequestro e di perquisizione. Triplice copia, triplice firma e via. L'attività redazionale è stata completamente paralizzata. L'ultimo atto di questa giornata surreale è il back up del server. Per l'occasione il pm Giaconi permette l'acquisto di due "super hard disk" esterni sui quali viene completamente copiata la memoria storica del giornale. E per fare questo altre due ore e mezzo vanno via. Alle 21,40 gli ultimi due poliziotti della "postale" dichiarano chiuse le operazioni. "Abbiamo finito, possiamo andare".

Più di dieci ore di controlli. La redazione torna finalmente in mano ai giornalisti. Ma le pagine del giornale sul computer sono bianche. Senza parole. Come i redattori del Corriere di Livorno, impossibilitati a svolgere il proprio lavoro. La decisione è quella di mandare in tipografia solo una locandina che annunci ai lettori il motivo per cui ieri non hanno trovato il giornale in edicola.

In palese contrasto con l'art.21

di Lelio Grassucci

Ieri, martedì 15 luglio, il Corriere di Livorno non è stato in edicola. Le perquisizioni e le modalità in cui si sono svolte, il giorno precedente, presso la redazione e presso il domicilio del direttore, dei redattori e praticanti hanno impedito, di fatto, ogni possibilità di lavoro.

Si tratta di un fatto gravissimo, mai accaduto prima, anche in casi più delicati e controversi, che contrasta con la libertà di stampa tutelata dall’art. 21 della Costituzione e che stravolge la protezione del segreto professionale dei giornalisti prevista dall’art. 10 della Carta dei diritti fondamentali dell’uomo e confermata anche da pronunce giudiziarie.

L’editore del quotidiano livornese è una cooperativa e come tale gestisce la testata in relazione alla piena affermazione professionale dei soci, non opera per il mero profitto ma per la correttezza dell’informazione, avverte come un dovere il rapporto con il territorio in cui opera e riserva la massima attenzione ai propri lettori. Si tratta di caratteristiche che garantiscono strutturalmente una informazione libera e indipendente, in un sistema nel quale – ad eccezione delle cooperative di giornalisti - non esistono più editori puri. E’ interesse generale, pertanto, che tali esperienze editoriali vengano sostenute e valorizzate nel quadro di una più generale tutela della liberta e dell’autonomia del sistema della comunicazione.

E’ da tempo, ormai, che giornalisti e testate sono sottoposti, in vario modo, a tentativi di censura. Mediacoop, alla quale la cooperativa è associata, ha manifestato la più viva preoccupazione e protesta e, in attesa di conoscere tutti gli elementi del caso, ha espresso la solidarietà dei colleghi agli operatori del Corriere di Livorno e si è augurata che il Ministro di Grazia e Giustizia faccia al più presto chiarezza sulla vicenda.

La mia solidarietà al Corriere di Livorno

di Giuseppe Giulietti

Articolo 21 esprime solidarietà ai giornalisti e al direttore del Corriere di Livorno. Quello che è successo è un atto di inaudita gravità. Non è possibile impedire l'uscita di un giornale ed è una palese violazione dell'Articolo 21 della Costituzione Italiana. Sulla vicenda è necessario che sia fatta piena luce e che tutti gli organismi sindacali e lo stesso Ordine dei giornalisti chiedano i motivi e l'urgenza che ha portato la Procura della Repubblica a imbavagliare per un giorno un'intera redazione, a perquisire abitazioni e redazione, a togliere la possibilità di esercizio del proprio lavoro ai colleghi del Corriere. Chiederò attraverso le mie prerogative di Parlamentari e nel rispetto del regolamento al Ministro della Giustizia di comprendere che cosa è successo. E' tanto più grave quel che accaduto se le ragioni esposte sono quelle secondo cui i colleghi avrebbero pubblicato parti di intercettazioni per trarne un 'profitto', e cioe' la vendita di piu' copie in edicola. Ogni giornale esce in edicola con la speranza di riscuotere interesse ogni mattina fra i lettori. Una motivazione del genere rappresenta un precedente pericolosissimo per la libertà di stampa nel nostro Paese. La mia solidarietà a direttore e redazione è anche disponibilità a farmi portavoce in Parlamento delle perplessità e delle reazioni che Mediacoop, Unci e Fnsi hanno avuto sulla vicenda.

 

 

la nostra risposta all' aggressione fascista al circolo Guevara di Follonica

 

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Certo potevamo essere di più, avremmo dovuto essere di più, ma per chi c'era è stato bello.
Abbiamo ricevuto solidarietà da Montieri, Caldana, Seggiano ( Gunter è quello che si è fatto più chilometri ), Grosseto, Piombino ( i più numerosi ), Cecina, Monterotondo marittimo, Riotorto e forse dimentico qualcuno.
VINCE CHI NON SI ARRENDE MAI e I COMPAGNI NON SI ARRENDONO. 

Follonica: Domenica 15 risposta di piazza all'aggressione fascista a rif.Comunista

 

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Stiamo organizzando velocemente una risposta di piazza alla vigliaccata violenta contro il circolo Guevara di Follonica ad opera di fascisti o fascistelli o comunque di "individui" che hanno in odio chi ancora si organizza per un'alternativa sociale, culturale ed umana al Capitalismo ( mettiamola così ... ).
Si svolgerà domenica prossima 15/6 a Follonica ed al momento il programma di massima è questo:
* ci ritroviamo alle 16 al circolo Guevara ( Centro Commerciale della zona 167 ovest ), ci contiamo e - se in numero sufficiente - facciamo un corteo fino a Piazza al mare ( Gel. Pagni/ H. Piccolo Mondo ) dove in ogni caso si svolgerà un presidio informativo e di protesta dalle 17 fino all'ora che ci pare.
Cercheremo di animare il tutto con musica.
Al momento il programma è ancora da definire per cui tutti i contributi musicali e di spettacolo oppure interventi politici di solidarietà sono bene accetti.
                                         
                                             aggress_2_119                             
Vi chiediamo di partecipare e di diffondere questo appello.
La Maremma ha una tradizione antifascista da difendere !!!!!!!!
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Organizzano:
Rifondazione Comunista*Collettivo Studentesco*Ass. Librando * Ass. Sinistra Critica
EMERGENCY*Partito Comunista dei Lavoratori*Antifasciste/i Maremmani/e

ennesimo attacco fascista al Circolo di Rifondazione di Follonica (GR)

 

COMUNICATO STAMPA

 

Venerdi notte ignoti ( per ora ) fascisti hanno fracassato tutte le vetrate del Circolo di Rifondazione Comunista di Follonica, una delle poche strutture maremmane che ospita chi si ribella alla normalizzazione del pensiero unico Veltrusconiano, alla normalità razzista e fascistoide, alla resa delle burocrazie sindacali e politiche ex sinistrorse dinanzi alla montante marea di Destra.

 

Il Circolo Guevara, infatti, è la Casa dei Comunisti e dei Libertari di Follonica ed ospita - oltre alla locale sede del PRC - anche il Collettivo studentesco, il Centro di Solidarietà Internazionalista, Emergency, l'Associazione Librando, l' Ass. Sinistra Critica ed il Partito Comunista dei Lavoratori.

 

Un luogo/fucina funzionante e culla di iniziative politiche e culturali dal quale partono anche iniziative antirazziste ed umanitarie: un luogo quindi molto appetito da parte di vandali razzisti e fascisti che negli ultimi anni più volte lo hanno attaccato, sfregiato con simboli nazifascisti, deturpato e tentato di incendiarlo.

 

L' aggressione ha prodotto un danno economico enorme per le  finanze di chi frequenta il circolo ed è avvenuta con pesanti lastre di porfido usate come mazze per frantumare le pesanti vetrate che hanno resistito solo in parte ma che andranno tutte sostituite..

 

Noi  non crediamo che questo episodio  e gli altri numerosi fatti - simili ed ancor più gravi - che si succedono in tutta Italia  siano da catalogare come semplici atti di teppismo.

 

Di fronte al dilagare di aggressioni di ambienti neofascisti contro comunita' immigrate, centri sociali, sedi di movimento, e' necessario che ogni realta' minacciata si ponga il problema di approntare strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate per non lasciarsi intimidire, per eliminare culturalmente e socialmente i germi dell'ignoranza, del razzismo, dell'odio e dell'infamia che stanno alla base del fascismo di ieri e di oggi.

 

Chiamiamo quindi tutte  e tutti gli/le antifascisti/e alla vigilanza ed alla mutua solidarietà.

Non ci fermeranno.

 

Partito Comunista dei Lavoratori

Follonica

NOTA AGGIUNTIVA DEL BLOG :

E’ SEMPRE LA STESSA STORIA  E’ CHIARO E LAMPANTE CHE
“L’UNICO FASCISTA BUONO E’ IL FASCISTA M…. “

 

 

 

I fascisti servono...

I fascisti servono...

 

L’editoriale di Radio Città Aperta di mercoledì 28 maggio

Non si erano ancora placate le polemiche per il doppio raid del fine settimana - uno contro un attivista del movimento omosessuale, l’altro contro alcuni commercianti del Pigneto - che la violenza fascista è diventata di nuovo protagonista nella città di Roma.

Quella che anche per le agenzie di stampa e i maggiori media era inizialmente un’aggressione squadristica in piena regola ai danni di una decina di inermi studenti, è diventata con il trascorrere delle ore una “rissa”, uno “scontro tra bande giovanili” o tra “opposte fazioni”… Un copione, quello della giustificazione mediatica delle aggressioni fasciste, già visto alcune settimane fa nella copertura dell’assassinio di Nicola Tommasoli a Verona, o ancora prima di Renato Biagetti. E poi ancora per l’aggressione di Casalbertone, o quella al termine del concerto della Banda Bassotti a Villa Ada la scorsa estate. Una strategia, quella dei principali media, che tende a sminuire o addirittura a negare il carattere politico di una strategia di violenza e sopraffazione di cui le organizzazioni neofasciste si stanno rendendo protagoniste in maniera esplicita. I picchiatori fascisti sono irrimediabilmente derubricati a bulli, a violenti. O a “imbecilli”, come ha ribadito ancora una volta il neosindaco di Roma Gianni Alemanno, che certamente non parlava per sentito dire.

Media, politica e per ultima la magistratura - che processa due degli aggrediti messi così anche dal punto di vista giuridico sullo stesso piano dei picchiatori - marciano parallelamente. La negazione della matrice politica dei raid si ripete incredibilmente anche quando gli stessi aggressori si impegnano affinché la loro identità politica e organizzativa emerga il più chiaramente possibile: cos’è se non una vera e propria “rivendicazione” l’organizzazione di un agguato in pieno giorno in una via contigua all’Università gremita da studenti e passanti? Per l’estrema destra i contenuti delle proprie iniziative sono spesso secondari rispetto all’effetto provocatorio che queste hanno all’interno dei quartieri, delle città, delle scuole. D’altronde, a sdoganare la versione fantascientifica e revisionista delle foibe “come olocausto etnico italiano” e a proporla come versione storica incontestabile ci hanno già pensato, a livello di massa, la giornata del Ricordo sul fronte istituzionale e la fiction fantascientifica di Rai Uno “La luna nel pozzo”.

Ciò che interessa a chi scatena i picchiatori è intorbidire il clima, sospendere l’agibilità per i movimenti sociali, gli studenti, gli immigrati. Obbligare gli attivisti a guardarsi le spalle e a preoccuparsi della propria incolumità piuttosto che cercare di costruire coscienza, mobilitazione e organizzazione nei territori. D’altronde a questo sono sempre serviti i fascisti, nel nostro paese, dopo la fine del secondo conflitto mondiale. I picchiatori e gli squadristi di turno non sono poi tanto diversi dalle mazze e dai coltelli che usano contro il nemico, il diverso, l’oppositore. Sono strumenti, meri utensili al servizio di una strategia più grande e complessa di loro.

L’opposizione parlamentare ha preso la palla al balzo per attaccare le coperture e le contiguità di cui i neofascisti possono godere all’interno del Popolo delle Libertà. Sacrosante verità. Ma i maestri dell’equidistanza tra le organizzazioni neofasciste e le loro vittime - che in realtà è sempre più

complicità con gli aggressori e garanzia di impunità - sono stati e continuano ad essere gli esponenti del centrosinistra e del Partito Democratico. Antifascisti la domenica ma assai distratti il resto della settimana. Pronti alla polemica mediatica quando Gianni Alemanno propone di dedicare una strada della capitale a Giorgio Almirante, ma ben lieti di partecipare alle celebrazioni dello stesso personaggio nelle aule del Parlamento. Un Almirante ideologo del razzismo e della pulizia etnica, fucilatore di partigiani e poi dirigente della destra eversiva e stragista che improvvisamente diventa una sorta di padre della patria, di fondatore della Repubblica e degno quindi di essere celebrato in maniera bipartizan dai deputati di tutti i gruppi.

Sia il clima di xenofobia sia i recenti provvedimenti sulla sicurezza varati dal governo con un vasto consenso da parte dell'opposizione, rischiano di fare dell'Italia "un paese pericoloso" non solo per i rom e per alcune comunità immigrate, ma "potenzialmente per ognuno di noi". A dirlo è Amnesty International che critica sia il centrodestra che il centrosinistra e accusa i politici italiani - in testa il leader del Pd Veltroni e il presidente della Camera Fini - di avere "una gravissima responsabilità" nel clima razzista che si respira in Italia. Per non parlare di un controllo e di una repressione sistematica che disarmano e imbavagliano i movimenti sociali e impediscono alla parte più sana della società di far fronte ad un imbarbarimento di cui le continue aggressioni fasciste e razziste sono un segnale evidente.

Chi ha fatto della sicurezza, della tranquillità e della governance un dogma al quale sacrificare ogni altro valore e la democrazia stessa, dovrebbe essere cosciente del fatto che il dilagare della violenza fascista nelle metropoli e l’impunità di cui essa gode non possono non provocare conseguenze

noi dell'associazione "Villetta x Cuba" Piombino 

Siamo d’accordo con lo slogan di una canzone dei "99   posse"

L’unico fascista buono è il fascista morto

 

PROVATE A IMMAGINARE ( contro ogni fascismo sempre)

 

 

 

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare
.


Bertolt Brecht

Provate ad immaginare.
Una persona del vostro quartiere è sorpresa dentro un appartamento: forse voleva rubare, forse voleva portar via una neonata. Viene arrestata.
 
Provate ad immaginare.
Il giorno dopo e poi quelli successivi, ragazzi in motorino lanciano una molotov contro la casa di un vostro vicino. L'incendio brucia in parte l'appartamento ma, per fortuna, l'uomo, la donna e i due bambini che ci vivono se la cavano. Spaventati, ma incolumi. Poi è la volta di un intero quartiere: arrivano a centinaia con i bastoni e le bottiglie incendiarie. La gente scappa si rifugia da parenti.
 
Provate ad immaginare.
Un bambino che vive ad un paio di isolati da casa vostra viene circondato da gente ostile che, sapendo che è del vostro paese, lo insulta, lo schiaffeggia, lo spinge a forza dentro una fontana. Il bambino è piccolo, forse piange, forse stringe i denti perché la violenza degli altri è un pane duro che ha imparato a masticare sin da quando è nato.
 
Provate ad immaginare.
La furia non si placa: anche i quartieri vicini sono sotto assedio. Raccolte in fretta poche povere cose intere famiglie si allontanano. La polizia non ferma nessuno degli incendiari ma "scorta" voi e i vostri compaesani. Andate via. Non sapete dove. Lontano dalle molotov, lontano dalla rabbia, lontano dalla ferocia di quelli che sino al giorno prima vivevano a poche centinaia di metri da voi. Andate in cerca di un buco nascosto dove, forse, potrete resistere per un po'. Fino alla prossima molotov.

Provate ad immaginare.
Vostri compaesani e parenti che vivono lontano, in altre città, vengono assaliti, le loro case bruciate. Anche loro sono in strada.
 
Provate ad immaginare.
Il governo del vostro paese vara misure straordinarie per far fronte all'emergenza. Leggi per fermare la violenza e l'illegalità. Leggi contro di voi ed i vostri parenti, contro i vostri vicini di casa, contro quelli del vostro quartiere e contro tutti quelli del vostro stesso paese.
 
provate a immaginare di essere in Italia, in questo maggio del 2008.
Non vi pare possibile?
Eppure è cronaca di tutti i giorni. La cronaca di un pogrom.
 
Un pogrom che sta incendiando l'Italia. Brucia le baracche dei rom e corrode la coscienza civile di tanti di noi. Qualcuno agisce, i più plaudono silenti e rancorosi, convinti che da oggi saranno più sicuri. Al riparo dalla povertà degli ultimi, di quelli che non si lavano perché non hanno acqua neppure per bere, di quelli che di rado lavorano, perché nessuno li vuole, di quelli che vanno a scuola pochi mesi, tra uno sgombero di polizia ed un rogo razzista.
 
Forse pensate che questo non vi riguarda. Forse pensate che questo a voi non capiterà mai. Siete cittadini d'Europa, voi. Siete gente che lavora, che paga il mutuo, che manda i figli a scuola. Forse avete ragione. Forse no. Nella roulette russa della guerra sociale c'è chi affonda e chi resta a galla. Il lavoro non c'è, e se c'è è precario, pericoloso, malpagato. Il mutuo vi strangola, non ce la fate ad arrivare alla fine del mese, a pagare tutte le spese, ma forse, tirando a campare, con la paura che vi stringe la gola, ce la farete. Gli altri, quelli che restano fuori, che crepino pure. Nemici, anche i bambini. O li caccia il governo o ci penserete voi stessi, di notte con i bastoni e le molotov. A fare pulizia. Etnica.
Intanto, giorno dopo giorno, i nemici, quelli veri, vi portano via la vita, rendono nero il vostro futuro. Il nemico marcia sempre alla nostra testa: è il padrone che sfrutta, è il politico che pretende di decidere per noi, che vuole che i penultimi combattano gli ultimi, perché la guerra tra poveri cancella la guerra sociale.
 
Provate ad immaginare che un giorno il padrone vi licenzi, che la banca si prenda la casa, che la strada inghiotta voi e i vostri figli.
Sarà il vostro turno. Ma allora non ci sarà più nessuno capace di indignazione, capace di rivolta.
 
Provate ad immaginare un futuro come questo presente, da incubo.
Un'offensiva razzista senza precedenti che trova pericolosi consensi anche in quegli strati popolari che avrebbero mille motivi per rivoltarsi contro ben altri soggetti e, cioè, contro i poteri forti e i suoi costanti soprusi sulle classi subalterne.
Morti sul lavoro, salari da fame, precarietà diffusa e disoccupazione, problema casa, distruzione dei servizi sociali, problematiche sociali diffuse il cui responsabile ha un nome e cognome ben chiaro: il sistema capitalista, che continua a produrre super-profitti da una parte, guerre, sfruttamento e miseria dall'altra.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: strada libera per la crescita di un nuovo fascismo, istituzionale, squadrista e addirittura popolare.

Provate ad immaginare.
Un giorno qualcuno potrebbe chiedervi "dove eravate mentre bruciavano le case, deportavano la gente, ammazzavano i bambini?"
Non dite che non sapevate, non dite che non avevate capito, non dite che voi non c'entrate.


Chi non ferma la barbarie ne è complice.
 Fermiamo i nuovi pogrom prima che sia troppo tardi.
Respingiamo il nuovo pacchetto sicurezza del governo fascista
,

 

antifascismo:Iniziativa a Sant'Anna di Stazzema

 

Contro il fascismo e l’imperialismo !

Ora e sempre Resistenza!

 

Il Comitato promotore del Convegno: “Foibe: la verità. Contro il revisionismo storico”, svoltosi sabato 9 febbraio a Sesto San Giovanni (Mi), promuove per domenica 20 aprile a Sant’Anna di Stazzema (Lu) una giornata antifascista sulla memoria e le radici del nostro futuro.

 

                                     

                                  resistenza_sempre_272                          

 

      Programma della giornata:

-     ore 10.30: Assemblea-dibattito 

-         ore 13-14: pausa pranzo

-         ore 14.30: Visita-guidata al Museo e all’Ossario

                       e incontro con testimoni della strage

 

 

Durante il ventennio, il regime fascista si macchiò di orrendi crimini (torture, deportazioni, fucilazioni, distruzione di interi villaggi, assassinii di civili e gente lasciata morire di stenti) attraverso una politica di occupazione nelle colonie africane, in Grecia, in Jugoslavia …  Crimini di guerra, dell’esercito fascista, rimasti impuniti e rimossi all’insegna degli “italiani brava gente”.

Nella Resistenza al nazi-fascismo (1943-45), i fascisti furono zelanti collaboratori e complici dell’occupante tedesco. Furono responsabili di eccidi e stragi come quella di Sant’Anna di Stazzema dove scortarono le divisioni delle S.S. tedesche nei paesi più sperduti, accerchiandoli, per annientare le popolazioni.

 

Questa infame operazione fu preordinata e si tradusse nella quasi totale eliminazione di una comunità in una zona che doveva essere desertificata per motivi strategici e nella quale, secondo i tedeschi, si muovevano le formazioni partigiane. L’azione stragista aveva come finalità: la repressione antipartigiana, la politica di far “terra bruciata”, il depauperamento del territorio, la preparazione di operazioni militari. Una campagna, tra l’autunno del 1943 e la primavera del 1945, condotta contro i partigiani e vigliaccamente ai danni delle popolazioni civili.

 

Dalla testimonianza scritta di Enio Navari, allora tredicenne,: “… Si arrivò in località della Vaccareccia. Lì ci selezionarono: noi bimbi e le donne ci misero in una stalla. Nella stalla dove eravamo ci tolsero delle mucche, e fu lì che uno di quegli sciacalli gridò. “Dai, mora!” trascinando verso la Fontana una mucca che poi uccisero, insieme ad un’altra, con delle revolverate. Rimasi perplesso perché era una frase italiana, e a ripensarci su, quello doveva essere un rinnegato italiano …”.

 

Nel 1950 fu condotta un’ulteriore indagine sulla strage di Sant’Anna, per appurare le responsabilità di italiani nel massacro: il commissario di polizia di Viareggio identificò una serie di sospetti legati a organizzazioni fasciste, presenti sul luogo il giorno della strage. Tutti si difesero dichiarando di essere stati rastrellati la sera precedente e costretti a seguire i soldati tedeschi come porta-munizioni o come guide, in alcuni casi obbligati a sparare per avere salva la vita(!). Gli inquirenti evitarono di scavare in profondità. Non si giunse mai ad un’istruttoria sulle colpe italiane nella strage di Sant’Anna, benché tutte le testimonianze dei sopravvissuti

(segue dietro)

avevano confermato una partecipazione attiva di fascisti italiani dall’accento locale nell’attuazione del massacro.

 

In Toscana, dal settembre ’43 all’aprile ’45, sono stati censiti 229 episodi di violenza dei nazi-fascisti, nel corso dei quali hanno perso la vita 3.824 persone. 204 sono stati commessi dai tedeschi (coadiuvati dai fascisti del posto) con 3.702 vittime, e 25 direttamente dai fascisti. Tra le vittime sono stati accertati 365 bambini.

Sono dati che stimano per difetto il totale dei morti, in quanto non sono inclusi né i partigiani, né le uccisioni compiute nel corso di operazioni belliche.

La strage di Sant’Anna di Stazzema del 12 agosto ’44, con 560 vittime di donne, bambini e anziani, fu una vera e propria operazione di stampo eliminazionista. 

 

Oggi, con sempre più accanimento e da più parti, viene denigrata la Resistenza e attaccato il movimento partigiano e, con ogni sorta di appello alla pacificazione, è in atto il subdolo tentativo di cacciare dalla memoria collettiva quella straordinaria esperienza, allo stesso tempo di lotta d’avanguardia e di mobilitazione di massa.

Denigrano la Resistenza: - per eliminare quel patrimonio teorico e pratico che favorì le lotte e le conquiste del dopoguerra; - per indebolire la classe operaia e le masse popolari per renderle incapaci di resistere alla politica dei sacrifici, alle rapine dello stato sociale e al peggioramento delle loro condizioni di vita e di lavoro.

La memoria storica è continuamente insozzata da quel revisionismo che vorrebbe equiparare i partigiani ai “ragazzi di Salò”, riabilitare i repubblichini (con pensioni e prebende), stravolgere a proprio uso e consumo la questione delle Foibe, costruendo, giorno dopo giorno, quel terreno fertile che, come un cancro, nutre i fascisti, portatori di un’ideologia razzista, xenofoba e omofoba e artefici, oggi, di vere e proprie scorribande con accoltellamenti, pestaggi e stupri contro compagni, compagne, antifascisti.

Tenere alta la bandiera della Resistenza significa non solo ricordare quanti lottarono e combatterono contro il nazi-fascismo e, per questo motivo, persero la vita, ma anche raccoglierne l’esperienza e gli insegnamenti utili a sviluppare la lotta di oggi e di domani.

 

 

Invitiamo i compagni e le compagne, gli antifascisti, i giovani,

gli operai, i lavoratori e le lavoratrici, a partecipare

alla giornata antifascista di domenica 20 aprile

 

Contro la rivalutazione del fascismo !

Contro la denigrazione della Resistenza !

W i partigiani, promotori e protagonisti della lotta al nazi-fascismo !

W la Resistenza 1943 - 45 che sconfisse il nazi-fascismo !

 

 

fotoc. in propr.                                il Comitato promotore del Convegno sulle “Foibe”

08 aprile 2008                                                e-mail: convegnofoibe2008@libero.it  

 

 

 

 

 

 

 

 

Respinta la provocazione fascista a Massa

 

Respinta la provocazione fascista a Massa
Oggi i giovani antifascisti di Massa Carrara hanno scritto una bella pagina di storia cittadina, impedendo la provocazione fascista (marcata AN, MSI Fiamma Tricolore e Azione giovani) che avrebbe voluto "illustrare" l'innocenza dell'ex NAR Luigi Ciavardini, nientepopodimeno che a Palazzo Bourdillon, dove ha sede l'ANPI di Massa. A questa chiara provocazione, di chi addirittura chiede la messa al bando e soppressione dell'ANPI (incredibilmente ignorata non solo dalla giunta comunale immemore della nostra storia e delle motivazioni che hanno valso alla nostra Provincia la medaglia d'oro, ma anche dalle forze della cosiddetta "sinistra radicale"), si sono opposti i giovani antifascisti dei CARC, del PCL, dei movimenti anarchici massesi, e dell' ANPI di Massa e Carrara. Resistendo ad una prima carica di Polizia e Carabinieri, gli antifascisti di massa Carrara hanno impedito l'accesso al Palazzo alla ventina scarsa di neofascisti, che ben protetti dalle forze dell'ordine, hanno dovuto illustrare il loro capolavoro sotto la pioggia: questi ultimi si sono però sfogati con slogans che andavano dal consueto "Boia chi molla" all' inconsueto "xenofobi" rivolto agli antifascisti, tra l'ilarità di questi ultimi e delle stesse forze dell'ordine. Auspicabile per i neofascisti massesi una preventiva frequentazione di scuole serali per l'ottenimento della licenza elementare.
Per il Partito Comunista dei Lavoratori
Paolo Vannucci
 
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