Internazionalismo militante

Non siamo solo sostenitori di Cuba e la sua rivoluzione , nello spirito del"CHE" sosteniamo e diffondiamo l'altra informazione sui movimenti di liberazione che lottano contro l'oppressione imperialista nel mondo, dalla Palestina , al Chiapas, al Farc in Colombia,al PKK,............. su Cuba vedi: http://associazionecubarriva.leonardo.it/blog........“lasciatemi dire, a rischio di sembrare ridicolo, che il vero rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti dÂ’amore. è impossibile pensare a un rivoluzionario autentico privo di questa  qualità Â… Bisogna lottare tutti i giorni perché questo amore per lÂ’umanità si trasformi in atti concreti, in atti che servono di esempio, di mobilitazione” “Ernesto CHE Guevara”

MAURICIO FUNES FSLN : LA SPERANZA DI EL SALVADOR

     mauricio_funes_520

                                                     Gennaro Carotenuto
                                                         (02 giugno 2009)
   

         Mauricio Funes ha giurato ed è entrato in carica come nuovo presidente di El Salvador: “il popolo vuole il cambio e il cambio comincia adesso e vuol dire sconfiggere la povertà, il conservatorismo, la marginalità, la disperazione e la mancanza di prospettive per la gioventù”. È un momento storico nel piccolo paese centramericano che cerca, per la prima volta in pace e democrazia, la propria via alla giustizia sociale. E attaccando i governi neoliberali del passato Funes ha dato inizio nel nome di Oscar Romero al suo mandato che avrà come primo obbiettivo l’inclusione della cittadinanza, la crescita dello stato sociale e la modernizzazione della nazione.

El Salvador è uno dei più piccoli e densamente popolati paesi del mondo e del continente. Grande come la Toscana, è abitato da 8 milioni di persone. L’eredità della guerra civile, degli squadroni della morte e di ulteriori vent’anni di disastro neoliberale è ancora pesantissima, segnata dall’ingiustizia sociale, disoccupazione, violenza urbana a livelli altissimi, emigrazione.

A cambiare il paese ci prova adesso Mauricio Funes, un giornalista che è il primo non guerrigliero alla testa del Frente Farabundo Martí (FMLN). Prima della cerimonia di giuramento, dove tutto il popolo dell’FMLN ha intonato i canti tradizionali della forte sinistra rivoluzionaria salvadoregna, tra i quali “El pueblo unido jamás será vencido” dei cileni Quilapayún, si è recato nella cripta della cattedrale di San Salvador, a rendere omaggio alla tomba di Oscar Romero, il vescovo assassinato dagli squadroni della morte del partito di destra ARENA nel 1980 al quale in maniera simbolica Funes dedica il suo mandato.

Classe 1959, volto televisivo del paese, non aveva militanza politica durante la guerra civile ma durante e dopo si distinse per denunciare corruzione e violenza come giornalista fino ad essere licenziato dal canale privato per il quale lavorava e vedersi fare terra bruciata intorno da tutti i media del paese allineati col potere politico ed economico tradizionale.

Nel suo discorso d’insediamento Funes ha chiarito una volta di più quelli che considera i suoi due principali alleati per un nuovo inizio in Salvador: il presidente brasiliano Lula da Silva e quello statunitense Barack Obama. In particolare il primo è il punto di riferimento privilegiato: economia di mercato e rassicurazioni agli investitori stranieri che il Salvador non rischia una deriva alla boliviana, ecuadoriana e venezuelana. Lo farà, ha dichiarato, con un piano di emergenza che, partendo dalla banca pubblica, dovrebbe fomentare soprattutto la microimpresa e creare 100.000 posti di lavoro in 18 mesi.

Nonostante la moderazione della figura e del programma di Funes e l’eterodossia del personaggio, il suo insediamento è un momento storico per la sinistra, per El Salvador e per l’intera regione centroamericana. Gli oligarchi che hanno malgovernato il paese durante tutto il corso della sua storia, che giustiziarono Agustín Farabundo Martí nel 1932 e mezzo secolo dopo assassinarono sull’altare Oscar Romero e hanno imposto anche dopo la pace di Chapultepec del 1992 e fino a ieri la lunga notte neoliberale, sempre appoggiati e manovrati dagli Stati Uniti per quanto orrendi fossero i crimini da questi commessi e intollerabile la corruzione e il malgoverno, per la prima volta non sono più al potere. Quella che porta al governo Mauricio Funes è pertanto una straordinaria vittoria dei settori popolari coscienti di El Salvador e del Frente Farabundo Martí la perseveranza e la dignità del quale nel sapersi trasformare da guerriglia in forza politica è da considerare un esempio. Adesso per il Pollicino d’America viene la prova del governo.

fonte www.gennarocarotenuto.it

FMLN iIl fronte di liberrazione Nazionale Farabundo Martì governerà il Salvador con Mauricio Funes

 

El Salvador - Mauricio Funes vince le elezioni

Articolo di Riccado Bottazzo, giornalista di Carta

 

Sensuntepeque, dipartimento di Cabaña.
El Salvador.
Domenica 15 marzo ore 22.40.

               00e0797acb4201dd707633ea2bafdd5eo_360_01


Bisogna dargli atto che le hanno provate tutte pur di non far vincere Mauricio Funes, il candidato dell’Fmln, il frente Farabundo Martin di Liberazione Nazionale, il primo partito di ex guerriglieri che si propone come forza di governo.
Questo paese che ha fatto del neoliberalismo più feroce la sua religione, dove la terra, le ricchezze e il governo, sin dai tempi della conquista spagnola, sono nelle mani di 14 famiglie e dove i pueblos indigeni sono stati praticamente estinti, è stato governato negli ultimi vent’anni da un partito che rappresenta la destra più reazionaria di tutto il centroamerica: l’Arena, l’Alleanza Repubblicana Nazionalista.

Gli anni che hanno seguito il trattato di pace tra la guerriglia dell’Fmln e il governo, nel ’92, sono stati anni di desaparecidos e omicidi politici, di svendita di tutte le ricchezze minerarie alle corporation Stelleestriscie che in cambio hanno inquinato e avvelenato intere regioni. Anni in cui il narcotraffico è entrato con i suoi capitali nelle aule di governo e con la violenza nelle strade delle città (si marcia su una media di un migliaio di morti all’anno).
Anni di povertà, di violazioni quotidiane dei diritti umani, di privatizzazioni delle terre dove oramai si coltiva solo per le esportazioni e non per la sussitenza, di avvelenamento delle acque rese imbevibili in tutto il territorio, di espulsione di contadini e di rappresaglie feroci per chi resisteva.

Eppure, quest’oggi, domenica 15 marzo del 2009, il Salvador è riuscito a voltare pagina.
Ho visto, qui a Sensuntepeque, donne uscire dalle case e piangere per la gioia, gente che ballava per le strade e caroselli di auto con giovani che sventolavano le bandiere rosse del Frente. Ho visto un ex guerrigliero cui le squadre della morte hanno tagliato entrambe le due mani, reggere la sua bandiera tra i denti e non ho avuto il coraggio di fotografarlo.

Oggi la storia la scrivono loro.
Con i seggi scrutinati per il 95%, Mauricio Funes ha battuto il rivale “arenero”, Rodrigo Avila, ottenendo una percentuale del 51,3%. Oramai non ci sono più dubbi: lo steso tribunale elettorale – in teoria indipendente ma nei fatti saldamente in mano all’Arena – lo ha appena proclamato presidente del Salvador.
Ma è stata dura, dura sino alla fine.
L’Arena le ha provate tutte pur di non consegnare il Paese a Funes e recuperare quei sei o sette punti percentuali di svantaggio che i sondaggi le assegnavano.
Telegiornali a senso unico, pressioni dalla stampa che qui come in tutta l’america centrale è il passa veline della destra, che accusava in ogni pagina Funes di essere un amico di terroristi come le Farc o, addirittura Al Quaida, sino ad insinuare che, in caso di sua vittoria, gli Usa chiuderebbero il rubinetto dei fondi che gli immigrati spediscono a casa. Un quarto delle famiglie, qui in Salvador, riesce a sopravvivere solo grazie al denaro che dei figli o dei genitori che lavorano negli Stati Uniti.

Ma un partito come l’Arena non si limita alle calunnie politiche. Sono passati anche ai fatti: 5 morti e 2 desaparecidos, (e parliamo solo di fatti accertati) sono costate all’Fmln la vittoria di Funes.
Vittime che si aggiungono al centinaio di omicidi politici perpetuati dalla polizia o dalle squadre della morte negli anni in cui Avila, il candidato presidente arenero, era il capo della polizia.

Nel dipartimento di Cabaña, dove ho seguito le elezioni al seguito di una delegazione di osservatori internazionali, l’Arena ha messo in scena una vera e propria commedia teatrale dal titolo “Come ti tarocco l’elezione”. Il sipario si apre con le pressioni e le intimidazioni agli osservatori. “Purtroppo in questo paese gli animi sono molto accesi. La polizia è poca e i comunisti senzadio tanti. Non possiamo garantire la vostra sicurezza. Vi consigliamo di andarvene e comunque state molto, ma molto attenti a quello che fate”.
Parole e musica del responsabile di Sensuntepeque del Tribunale Elettorale Nazionale.
Che ha subito aggiunto che, per fortuna e come ultima istanza, c’è sempre la Humo pronta.
La Humo è uno speciale distaccamento composto da poliziotti e volontari addestrati del dipartimento. Senza tante perifrasi: una squadra della morte.

L’ultimo atto il giorno delle elezioni con gli areneri che girano per le strade vicine ai seggi con rotoli di dollari (il colon è fallito negli anni ’90. Ora vale solo il dollaro Usa) in mano.
Un voto a Sensuntepeque costa 20 dollari. A San Salvador, dove evidentemente sono più ricchi, 50. L’Arena, lo avrete capito, problemi di denaro, così come di coscienza, non ne ha.
E poi c’erano i carri bestiame provenienti dalla vicina frontiera con l’Honduras. Camion stracarichi di contadini honduregni ammassati come neanche gli animali, che i loro padroni portavano in “regalo” agli amici dell’Arena.
La forza lavoro sfruttata diventa forza elettorale sfruttabile. “Sono dei veri e propri schiavi della terra che i fazenderos pagano soprattutto con alcol. Poveri disgraziati cui hanno tolto anche il coraggio e la dignità di scrivere ‘mierda’ nella scheda elettorale” mi ha spiegato schifato un giornalista honduregno che li ha riconosciuti.
Ho contato perlomeno una ventina di camion nei dintorni del “parque”, la piazza centrale di Sensuntepeque dove si sono svolte le elezioni.

E questo è probabilmente il motivo per cui l’Fmln, che ha vinto il tutto il resto del Paese, ha perso qui, nel dipartimento di Cabaña, in zona “frontieriza”.
“Ma chissenefrega – mi ha commentato alle 11 di notte un ragazzo con un enorme tamburo sottobraccio che ho trovato per le strade di una Sensuntepeque ancora in festa-. Oggi ha vinto il Frente. Oggi ha vinto il Salvador anche contro tutti i loro brogli. Oggi ha vinto el pueblo”.

Con un nutrito gruppo di amici musicisti, va a piazzare il suo tamburo sotto le finestre della camera da letto del suo sindaco arenero.
E cominciano a suonare quella vecchia canzone degli Inti Illimani che tutti noi ci ricordiamo.

lunedì 16 marzo 2009, di Associazione Ya Basta Nordest

http://www.yabasta.it/